Jugoslavia: nuove frontiere insanguinate Centinaia di morti e cinquantamila profughi; sono queste le orrende cifre che rappresentano finora il costo della guerra civile in Jugoslavia. Le milizie serbe, insieme all’esercito federale, hanno preso il controllo di zone della Croazia che sono popolate da serbi. Hanno tentato di stabilire nuovi confini serbi come fatto compiuto nell’eventualità che si debba accettare la secessione delle due repubbliche. di Michele Fabbri I miliziani croati hanno avuto poca possibilità di resistere agli insorti serbi, ben armati e spalleggiati dall’esercito federale. Un croato in fuga da Kostajnica ha detto: "Ci hanno lasciato pistole per combattere i carri armati". In luglio l’esercito jugoslavo, incoraggiato dall’esitazione dell’Occidente nel riconoscere le dichiarazioni d’indipendenza della Slovenia e della Croazia, tentò di imporre un regime militare nella Slovenia ma, di fronte ai reparti sloveni ben addestrati e con una certa opposizione a Belgrado, si sono ritirati. Ora gli elementi antiserbi nel vertice dell’esercito sono stati sostituiti e i riservisti serbi sono stati mobilitati per rafforzare l’influenza serba nella base dell’esercito. Milosevic spera di raggiungere un accordo con i dirigenti serbi e musulmani della repubblica di Bosnia per creare un corridoio militare che leghi Krajina alla Serbia, creando così una Grande Serbia e rafforzando la sua posizione personale. Da quando è andato al potere nel 1987 Milosevic ha suscitato più volte il sentimento nazionalista a favore di una Grande Serbia. Sotto il vecchio dirigente "comunista" Tito, il nazionalismo latente veniva frenato da due fattori: lo sviluppo delle forze produttive, che migliorò in una certa misura il livello di vita, e i metodi repressivi della dittatura. Disastro economico Ma l’economia pianificata è stata sconvolta per la malgestione e la corruzione della burocrazia, che ha portato a licenziamenti, inflazione e alla sospensione del salario per mesi. Negli ultimi 18 mesi l’economia si è contratta del 40 per cento. A marzo 700mila persone hanno scioperato per un salario minimo di 300mila lire. Se Milosevic voleva mantenersi al potere era necessario che ogni movimento di protesta fosse controllato e deviato su linee nazionaliste. Milosevic aveva guadagnato le sue credenziali nazionaliste nel 1989, annettendo il Kossovo e la Vojvodina alla Serbia. La popolazione del Kossovo è composta all’80 per cento da musulmani albanesi, ma gli albanesi sono esclusi dal governo, subiscono arresti arbitrari e alcuni sono stati licenziati dai posti di lavoro più qualificati. Il movimento dei popoli dell’Europa dell’Est per scrollarsi di dosso la repressione stalinista ha dato coraggio alle minoranze jugoslave. Sia gli ex stalinisti che i filocapitalisti hanno afferrato il nazionalismo come mezzo per distogliere l’attenzione delle masse dalla lotta contro il calo del tenore di vita e l’oppressione politica. Il voto per l’indipendenza in Croazia e Slovenia ha precipitato l’azione dell’esercito federale, i cui capi erano spaventati dall’idea di perdere territorio jugoslavo e le tasse di queste due repubbliche più ricche, che servono per finanziare le forze armate. Ci sono indicazioni che certi settori delle forze armate hanno agito indipendentemente. Un funzionario del governo federale ha detto: "Non c’è controllo politico sull’esercito; i militari si compartano come un cane ferito, cioè quando è più pericoloso". Per il momento i lavoratori della Croazia e della Slovenia sono convinti che l’indipendenza significherà la ricchezza di un’economia svedese, tedesca o austriaca. Con debiti che aumentano, un quarto delle imprese jugoslave ritenute insolventi, il collasso del turismo ed il crollo della capacità industriale, i lavoratori si troveranno più probabilmente a fare i conti con la povertà del Sud Italia, l’Irlanda o l’America Latina. La Morgan Stanley Bank ha calcolato che il tenore di vita potrebbe calare del 30 per cento. Una forza "di pace"? I governi occidentali sono spaccati sulla questione del riconoscimento della Croazia e della Slovenia. Il capitalismo tedesco punta i suoi occhi su una nuova riserva di manodopera a basso costo e di mercati da sfruttare in base alla sua posizione dominante in Europa. La Germania è il terzo più grande partner commerciale dopo l’Urss e l’Italia. Gli investimenti negli altri paesi dell’Est, tuttavia, sono stati rallentati da una stretta creditizia internazionale e dal peso dell’unificazione tedesca sull’economia della ex Germania ovest. La guerra civile non conduce a mercati stabili. Le merci dalla Grecia non passano per la Jugoslavia e i porti jugoslavi sono fermi. Se i combattimenti diventassero una vera guerra potrà essere creata una forza occidentale "di pace". Questa sarebbe violentemente avversata dalla Serbia e diventerebbe presto una forza d’occupazione. L’Occidente si troverebbe con un’altra Irlanda del Nord tra le mani. Una forza "di pace" sarebbe usata come guardia pretoriana dei capitalisti occidentali per opprimere tutte le nazionalità. Se la prospettiva per la Jugoslavia, come sembra, è la ridefinizione dei suoi confini, questo non risolverà le questioni nazionali ma creerà nuovi problemi. In Macedonia è stato indetto un referendum per l’autodeterminazione e gli Albanesi del Kossovo chiedono l’indipendenza sotto la protezione dell’Albania. Il riconoscimento da parte occidentale di stati indipendenti pone molti problemi dal punto di vista de capitalisti. Chi seguirà tale esempio? I Baschi, i Catalani, i Corsi, gli Slovacchi e perché non la Sardegna o il Tirolo? Inoltre una ridefinizione dei confini apre questioni secolari: la Grecia reclamerebbe parti della Macedonia e dell’ Albania, l’Ungheria la Voivodina, la Bulgaria la Macedonia, l’Albania il Kossovo, solo per dirne qualcuna. Uno scenario di guerre civili e scontri alle frontiere destabilizzerebbe del tutto i Balcani, interrompendo i commerci e causando un’emigrazione gigantesca. Diritto all’autodecisione Noi sosteniamo il diritto delle nazioni all’autodeterminazione compresa l’indipendenza. Noi difendiamo questo diritto ma non siamo fautori del separatismo. Noi favoriamo la più grande unità tra i lavoratori di tutte le nazionalità, gli interessi dei quali possono essere sostenuti solo con l’abbattimento del capitalismo nell’Ovest e dei regimi burocratici nell’Est. La domanda che bisogna fare è: in base a quale programma politico ed economico l’unità può essere raggiunta? Il capitalismo opera su scala planetaria. I suoi monopoli dominano la produzione mondiale. La piccola Slovenia, con la stessa popolazione di Milano, ha poca o nessuna speranza di competere sui mercati mondiali. L’idea di creare stati-nazione prosperi è un’illusione. Le economie della Croazia e della Slovenia verrebbero dominate dal capitale tedesco e italiano e dalle sue leggi economiche e diventerebbero serbatoi di manodopera a basso prezzo. In queste circostanze capitalismo significa disoccupazione o salari da miseria. I tentativi di resistere al calo del tenore di vita saranno spietatamente schiacciati. Il governo filocapitalista Cristiano Democratico (HDZ) della Croazia ha il controllo totale dei mass media. Il presidente Tudjiman, che ha fatto recentemente concessioni minori dei due governi serbi, è stato minacciato di essere cacciato e perfino ucciso! Il suo futuro sembra incerto dopo la sconfitta dei militari a opera dei Serbi. Il razzismo di Tudjiman e la sua ostilità alla minoranza serba di 700mila persone in Croazia sono invece sicuri: "Grazie a Dio mia moglie non è serba né ebrea", ha affermato. Le bandiere e i simboli della guardia nazionale croata sono delle reminiscenze dei giorni nei quali gli Ustascia controllavano uno stato indipendente croato alleato dei nazisti. Gli Ustascia massacrarono migliaia di ebrei, serbi e zingari. Allo stesso modo i Cetnici serbi monarchici, condussero massacri di massa dopo la seconda guerra mondiale. Gruppi di estrema destra hanno formato milizie sia in Serbia che in Croazia e spadroneggiano. Dei signori locali hanno formato gruppi come le Aquile bianche serbe e i soldati dell’imperatore Dushan. I Cetnici, ferventi anticomunisti, erano guidati da Seseli, comunemente conosciuto come il "Duca". La guardia nazionale croata è guidata da Glavas che si è nominato re della Slavonia (da non confondere con la Slovenia). Noi rivendichiamo la creazione di milizie operaie per proteggere la popolazione, basate sulle fabbriche e i quartieri. I funzionari devono essere eletti e revocabili; gli oltranzisti religiosi, i razzisti devono essere cacciati. Né il capitalismo né lo stalinismo offrono una speranza di pace. I bigotti reazionari di tutti i tipi possono solo offrire faide continue. La paura ed il sospetto sono ovunque ma un programma di classe può parlare ai lavoratori di tutte le nazionalità.