Cofferati attua una politica reazionaria

Uscire dalla giunta di Bologna ora!

di Mario Iavazzi

“La Bologna moderata guarda con favore all'azione del sindaco - dice un libraio bolognese - imprenditori, borghesia professionale, ceti commerciali sono tutti favorevoli. Se si votasse adesso Cofferati pescherebbe anche nell'area del centro casiniano.” (La Repubblica - 25 ottobre). Oppure lo stesso Casini “ (…) invito la giunta Cofferati ad andare avanti sulla strada intrapresa ed essere, anzi, ancora più decisa nella sua battaglia a difesa della legalità. In questo caso, non si possono fare sconti a nessuno”. (Il Resto del Carlino - 25 Ottobre). Queste dichiarazioni si aggiungono al sostegno al Sindaco Cofferati dichiarato da molti consiglieri comunali di Bologna di Forza Italia e al plauso dello stesso Fini, che, come ben si sa, è particolarmente interessato a ciò che pensa la “rispettabile” borghesia bolognese.

In realtà il caso Bologna ha una rilevanza tutta nazionale e difatti in questi giorni non c’è quotidiano che non lo affronti. Il quesito che sostanzialmente si pongono è: com’è possibile che l’ex segretario della CGIL che aizzava le masse portando 3 milioni di persone a Roma, tr acui tantissimi lavoratori, oggi nella “rossa Bologna” abbatte le baracche degli stessi lavoratori immigrati e vuole multare i lavavetri?

Una politica reazionaria

Abbiamo già avuto modo in un precedente articolo (vedi FalceMartello n. 184) di presentare le scelte che la Giunta Cofferati aveva portato avanti da quando è in carica. La lista degli attacchi a settori della classe lavoratrice è purtroppo lunga e sostanziosa.

Erano state ribadite convenzioni con scuole private che prevedevano finanziamenti pubblici. Era montata la rabbia e la lotta di lavoratori dipendenti del Comune per i quali la giunta aveva deciso di non rispettare un accordo che prevedeva il pagamento di un premio di risultato. Sul fronte della cultura, aveva sottratto, con finanziamenti pubblici, grossi spazi alla grande biblioteca Sala Borsa in favore di esercizi commerciali. Aveva, inoltre, disposto che non si potesse bere alcolici dopo le 21 se non nei locali.

L’elenco non si conclude qui perché da qualche mese a questa parte è emerso un tema particolarmente caro a Cofferati, quello della legalità. In nome della legalità ha fatto sgomberare una dietro l’altra alcune case occupate tra cui quelle di via Roveretolo. Sono seguite le ruspe che, lungo il fiume Reno, in più soluzioni, hanno abbattuto baracche abitate da rumeni, lavoratori dell’edilizia, in nero e senza permesso di soggiorno. Baracche, tra l’altro, che erano abitate da alcune delle persone che in precedenza soggiornavano in uno stabile occupato, il Ferrhotel, che la stessa giunta ha precedentemente sgomberato trovando una soluzione alternativa in Villa Salus, per tutti tranne ovviamente i… clandestini “illegali”. Infine il recente annuncio delle multe ai lavavetri che operano ai semafori, particolarmente stupido peraltro, almeno fino a che il cinese non ci spieghi come possano essere esigibili delle contravvenzioni da persone senza una residenza.

Nella campagna elettorale Cofferati ha puntato molto, dandosi delle verniciate di rosso, di “superamento” dei CPT (Centri di Permanenza Temporanea) sapendo, da buon demagogo, che da Sindaco non poteva superare un bel nulla se non facendo una scelta “illegale”, usando cioè ogni mezzo non legale che avrebbe per chiuderli e magari abbatterli. E così parlava di partecipazione e di superamento dei CPT ma oggi gli unici che partecipano sono le forze dell’ordine che applicano le disposizioni della giunta che sbattono i clandestini nei CPT!

Polizia e legalità

In questo contesto, in una città in cui vi è una scarsità di case disponibili, con 12000 case sfitte censite, di cui buona parte realmente vuote, per una città piena di studenti universitari e lavoratori che pagano 400 euro un posto letto, lunedì 24 ottobre, in seguito all’ennesimo sgombero del lungo Reno, è partito un corteo dalla facoltà di lettere occupata. Il corteo protestava per lo sgombero e il problema della casa a Bologna ma giunto a Palazzo D’Accursio, sede del consiglio comunale, ha visto la porta del palazzo, come mai accaduto negli ultimi decenni, murata dalla polizia. Sono seguite almeno due cariche che hanno mandato all’ospedale diversi studenti oltre al segretario provinciale del PRC Tiziano Loreti, a cui va tutta la nostra solidarietà.

Gli avvenimenti sono qui a dimostrare quello che spiegavamo quando un paio di anni fa il PRC decise di entrare in maggioranza, scelta contro la quale ci schierammo. Bologna è una dimostrazione del fatto che il partito, inserito nell’Unione e in qualsiasi altra formazione o alleanza di centrosinistra, diviene ostaggio di politiche antipopolari che non si distinguono per nulla da quelle del centrodestra. Quando, invece, il Prc si oppone, come nel caso di Bologna, sul tema della legalità viene sottoposto ad una campagna di massa che tende ad utilizzare al massimo la forza che i DS hanno in città per marginalizzarlo. Per tali ragioni condividiamo pienamente la scelta del consigliere indipendente del PRC, Valerio Monteventi, di autosospendersi dalla maggioranza.

Fare come a Sassuolo!

Dal partito, e dalla sua maggioranza, invece, i segnali sono altri. Il compagno Giordano della segreteria nazionale ha dichiarato che “continuiamo ad essere parte integrante della maggioranza” dicendo esplicitamente che “se vogliono ci caccino loro!”. Successivamente la segreteria di Bologna è uscita con un comunicato in cui di fatto si ribadiva il concetto che il partito è e resta in maggioranza, rilanciando il programma con cui si è vinto le elezioni sostenendo che il tema della legalità è “astratto”.

Cos'altro è necessario per dimostrare che molti degli slogan della campagna elettorale sono stati messi nel cassetto? C’è altro che possa chiarire che il centrosinistra, come ha ben delineato il già menzionato libraio, ha scelto la strada della difesa degli interessi dell’imprenditoria e della borghesia bolognese? A nostro parere, questo di Bologna è solo esemplificativo di ciò che purtroppo avverrà anche a livello nazionale dal momento in cui quest’alleanza è una collaborazione tra classi con interessi opposti, partiti dei lavoratori coinvolti dai partiti di centro per sostenere interessi borghesi.

In realtà il tema della legalità è tutt’altro che astratto e tende a dividere come un fossato invalicabile chi difende la legalità borghese, fatta di CPT lager, lavoro precario e in nero, morti sul lavoro, case sfitte e affitti alti, da chi difende invece gli interessi dei lavoratori e delle classi subalterne. Su queste posizioni deve partire una campagna di massa, di tutto il partito, a Bologna, che metta sullo stesso percorso, da subito, l’uscita dalla giunta e la chiarezza della difesa degli interessi di classe del partito. I lavoratori, gli immigrati, gli studenti della scuola pubblica, devono sapere che il partito esce da una giunta che sta colpendo i loro diritti per rilanciare la mobilitazione. Questo in una fase in cui, già oggi, in città si alza sempre più lo scontro.

Uscire dalla giunta subito è una scelta necessaria. Rifondazione in questa scelta oggi non sarebbe sola, come invece raccontano i quotidiani locali e nazionali, dipingendo un Cofferati adorato dai bolognesi ed odiato da quattro facinorosi estremisti. La Camera del Lavoro si è espressa contro gli sgomberi sul Lungoreno mentre molte fabbriche di Bologna e dintorni sono in lotta contro la crisi ed i licenziamenti. Gli studenti occupano scuole e università e a migliaia scendono in piazza. Su queste mobilitazioni bisogna far leva per isolare chi vuole asservire agli interessi del padronato il Prc e la sinistra tutta.

Bisogna fare esattamente come a Sassuolo dove, dopo uno sgombero da parte della giunta locale di un palazzo abitato a maggioranza da immigrati e proprietari di appartamento, scelta supportata da una campagna razzista e falsa con l’ausilio dell’argomento della legalità in altre salse, il partito, inizialmente tentennante, è uscito dalla giunta. Oggi a Sassuolo la sede del PRC si sta riempiendo di lavoratori immigrati, entrati nel partito con l’obiettivo esplicito di condizionare a sinistra le scelte del partito. Questa è la prospettiva per cui anche in una città come Bologna, da tutti definita come il laboratorio di politiche nazionali, lottiamo.

27 ottobre 2005.

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