Cap Anamur
Il mondo visto alla rovescia

di Roberto Sarti

 

La vicenda della nave Cap Anamur, con i suoi trentasette profughi salvati dal naufragio il 30 giugno scorso, svela tutta la natura reazionaria del governo Berlusconi e della sua legge Bossi-Fini.

I fatti, se non fossero tragici, avrebbero qualcosa di quantomeno surreale. Una nazione come l’Italia con i suoi 57 milioni di abitanti non riesce ad accogliere qualche decina di profughi!

Per il ministro dell’Interno Pisanu sono addirittura “irricevibili” e quindi si profila l’espulsione. Intanto sono sballottati, dopo due settimane di agonia al largo delle coste della Sicilia, da un Centro di Permanenza Temporanea all’altro, dove sono sottoposti a lunghi interrogatori per individuare la loro vera nazionalità vale a dire se siano “veri” profughi o meno.

Il comandante, l’armatore e il primo ufficiale della nave tedesca sono invece stati arrestati per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, come i peggiori scafisti! La Cap Anamur da 25 anni aiuta “boat people” in difficoltà in tutto il mondo: se avesse voluto fare entrare clandestinamente i trentasette, forse non avrebbe fatto salire a bordo giornalisti e troupe televisive.

Insomma, è un po’ come se il mondo in cui viviamo sia veramente capovolto.

Per il governo italiano questa vicenda è diventata una questione di principio: se permettiamo ai trentasette di rimanere in Italia, chissà quanti altri ne arriveranno, pensano gli esponenti della “Casa delle Libertà”. La realtà è che attualmente l’Italia è uno dei paesi occidentali dove richiedere asilo politico è più difficile, e quindi il numero di richieste è minimo. Nel 2000 le richieste sono state più di 18.000, nel 2002 sono state 17.600 mentre l’anno scorso solo 9608, a fronte degli oltre 900.000 che fanno la domanda in Germania. Di regola inoltre oltre il novanta per cento delle domande nel nostro paese vengono rifiutate e 24.400 persone sono state respinte alla frontiera nella prima metà di quest’anno. Emblematico è il caso di cui stiamo scrivendo, dove per identificare i richiedenti asilo dal Sudan si è scelto il console sudanese in Italia, vale a dire il rappresentante del governo da cui i rifugiati scappano!

Il panico creato dal governo quindi non solo è ingiustificato, ma del tutto strumentale.

Dopo la sanatoria di due anni fa è sempre più difficile entrare in Italia per chiunque provenga al di fuori dell’Ue. Il governo Berlusconi ogni anno prevede i flussi migratori, ponendo dei limiti all’entrata degli immigrati legali. Quando si raggiunge questo limite, nel 2004 fissato a 29.500 (oltre ai 50.000 stagionali), non è più possibile entrare in Italia.

Se i rifugiati sulla Cap Anamur erano impauriti per gli elicotteri che volteggiavano intorno, questa è ormai ordinaria amministrazione in Italia. Il decreto “anti-sbarchi” del giugno 2003 prevede l’uso della forza, se “attaccati”, per respingere imbarcazioni con a bordo dei clandestini in prossimità delle coste italiane.

È evidente come la legge Bossi-Fini sia stata formulata ad hoc per le esigenze di padroni e padroncini italiani. L’insieme della borghesia ha sempre visto con diffidenza la politica di “tolleranza zero” di marca leghista, avendo assolutamente bisogno di manodopera a basso costo da sfruttare nelle fabbrichette lombarde o venete e sui campi in Sicilia o in Campania. D’altro canto è utile creare una divisione, da dare in pasto ai giornali, tra immigrati “buoni” con regolare permesso di soggiorno e quelli “cattivi” senza permesso che inevitabilmente commetteranno ogni tipo di reati. Peccato che ai secondi non sia concessa nessuna possibilità di scelta!

Il problema fondamentale è che nessuna legge, nessun muro, nessun pattugliamento armato delle coste potrà fermare chi non ha nulla da perdere e scappa da una vita di fame ed ingiustizia, come quella che vivono miliardi di persone nel Sud del mondo. Niente potrà disincentivare chi fugge da torture o guerre e ogni genere di privazioni che rendono la propria vita molto simile a un inferno. Un inferno creato da questo sistema capitalista.

Il ruolo criminale dell’imperialismo

La storia del Sudan, ad esempio, è molto significativa per quanto riguarda i crimini dell’imperialismo in Africa. La maggior parte dei confini all’interno del continente sono stati tracciati con riga e compasso dalle grandi potenze nel diciottesimo secolo. In questo modo anche quando hanno concesso l’indipendenza formale hanno continuato ad imporre la propria volontà secondo la classica strategia del “divide et impera”.

Il Sudan è un paese abbastanza ricco di materie prime (soprattutto petrolio, ma anche oro e rame), sconvolto da una guerra civile da oltre quarant’anni. Il nord del paese da dove proviene l’élite dominante è a maggioranza musulmana, mentre il sud è abitato da popolazioni nere in maggioranza cristiane. L’imperialismo Usa ha appoggiato per tutto un periodo la guerriglia nel Sud ed ora ha premuto sull’accordo di pace fra quest’ultima e le forze governative. In questo contesto il governo ha compreso di avere le mani libere per reprimere l’insofferenza dei popoli del Darfur, la regione occidentale al centro della crisi umanitaria degli ultimi mesi. Il Darfur ha sempre guardato agli imperi dell’Africa centrale, attorno al lago Ciad.

Le popolazioni del Sudan, come quella della Costa d’Avorio, della Liberia, della Sierra Leone, dell’ex-Zaire, si trovano al centro di conflitti sanguinosi che i diversi imperialismi, principalmente americano, francese e inglese, hanno scatenato attraverso milizie e governi sotto le rispettive protezioni.

Circa duecentomila persone sono già scappate nel Ciad cercando di sfuggire alla pulizia etnica, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che diecimila persone nel solo mese di luglio potrebbero morire di stenti nei campi profughi del Ciad orientale. Prima della vicenda della Cap Anamur, il governo italiano si puliva la coscienza promettendo un po’ di beneficenza. Il solito sottosegretario a bordo di qualche C130 dell’Esercito avrebbe passato qualche ora distribuendo aiuti presso qualche campo profughi e dimostrando così “la grande solidarietà del popolo italiano”e poi via subito a casa.

Ma quando i profughi arrivano sotto casa un governo già in difficoltà non può rischiare di perdere ulteriori consensi a destra e mostra la sua faccia più razzista e intollerante.

La legge Bossi-Fini

È di ieri la notizia che la Corte Costituzionale ha dichiarato che la legge Bossi-Fini è parzialmente incostituzionale. Ma questo non ci può bastare e nemmeno far dormire sonni tranquilli, difatti subito Pisanu ha affermato che sta approntando un decreto che sconfessi la decisione della Corte. Solo la lotta dei lavoratori italiani e immigrati uniti ci consentirà di portare a casa delle reali vittorie. Finché sarà questa classe capitalista a governare, cercherà sempre di imporre leggi volte a trattare gli immigrati come merce da sfruttare. E in questo senso ci sarà sempre il pericolo che la propaganda dei mass media riesca a fare presa su un settore, più arretrato, di lavoratori.

Così per la classe lavoratrice l’unità di tutti gli oppressi deve essere un obiettivo prioritario. Oggi i lavoratori immigrati sono la parte più sfruttata sui posti di lavoro. Spiegavamo in un recente articolo su Falce Martello che:

“L’immigrato, ovviamente, nella quasi totalità dei casi è sottoposto ai lavori più umili, con bassa qualifica e rischiosi. Lo conferma un recente dossier costruito sui dati Istat e Inail del 2001. Nello stesso anno, infatti, tra i 677.304 immigrati occupati regolarmente vi sono stati 58.494 infortuni sul lavoro, con un’incidenza del 9,1%, molto più del doppio di ciò che avviene tra i lavoratori italiani, che si attesta attorno al 4,2%.” (da FalceMartello n°173).

Questo senza contare che tantissimi immigrati lavorano in nero e non sono inseriti in nessuna statistica. Il fatto che un settore dei lavoratori sia discriminato indebolisce l’intera classe operaia.

Sarà sempre valido il ricatto: "c’è sempre qualcuno fuori da quella porta disposto a lavorare in condizioni peggiori". Da questo ragionamento si comprende come la politica della direzione sindacale che ha contrattato flessibilità e peggioramento delle condizioni di lavoro in tutti questi anni, ha ulteriormente aggravato la situazione, contribuendo a dividere nei fatti la classe lavoratrice.

Inoltre non ci possiamo nemmeno dimenticare che i centri di permanenza temporanea e il concetto dei flussi li hanno introdotti proprio i governi di centro-sinistra di Prodi, D’Alema e Amato.

La lotta per difendere i diritti degli immigrati passa per un cambiamento radicale del programma delle organizzazioni del movimento operaio, che comprenda fra le rivendicazioni il permesso di soggiorno indiscriminato e immediato per tutti, la cittadinanza e diritto di voto dopo un anno di residenza, la riduzione d’orario a parità di salario, per creare nuovi posti di lavoro per tutti i disoccupati, italiani e immigrati, il ritiro definitivo del Ddl Bossi-Fini e della Turco Napoletano, l’immediata chiusura di tutti i centri di permanenza temporanea.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento significativo della presenza degli immigrati nei posti di lavoro. A Modena più della metà dei nuovi assunti sono immigrati, mentre nella provincia di Milano la percentuale è di uno a quattro. Sempre di più i lavoratori immigrati si iscrivono al sindacato e diverse Camere del Lavoro sono state trascinate alla testa delle lotte per l’ottenimento dei permessi di soggiorno, come a Brescia. La direzione sindacale deve indicare come l’unica strada sia quella dell’unità di classe senza discriminazioni di colore, religione o etnia.

Il compito dei comunisti nella società e nelle organizzazioni del movimento operaio è quello di sottolineare come l’unica via d’uscita consista nella trasformazione socialista della società, il solo modo con cui saranno eliminati ogni discriminazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

16 Luglio 2004

 

Su questo argomento vedi anche:

 

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