Fermiamo la guerra imperialista!

 

L’imperialismo sta aggredendo ancora una volta un popolo innocente. Questa volta è il turno del popolo iracheno. Secondo le stime più ottimiste la guerra all’Iraq causerà 800.000 morti durante l’attacco, 2 milioni per le successive epidemie e 2 milioni di profughi che si riverseranno ai confini. Per dare un’idea: l’Italia durante la prima guerra mondiale registrò 600.000 vittime, considerate allora una vera e propria ecatombe.  Per l’ennesima volta il mondo sta andando verso l’ennesimo massacro determinato dalla sete di profitto delle principali potenze capitaliste. In realtà parlare di “inizio della guerra” all’Iraq è una farsa. Dal 1991 i bombardamenti non sono mai finiti, sono semplicemente calati di intensità. Soltanto nel 2002 hanno fatto un centinaio di vittime. A questo bisognerebbe sommare il milione di morti provocati dall’embargo Onu che colpisce l’Iraq da 10 anni.

Questa guerra va fermata. Non sarà né l’Onu né la diplomazia internazionale a farlo. Gli unici che possono

assolvere questo compito siamo noi: soltanto un movimento contro la guerra di massa che arrivi a bloccare le aziende con scioperi, le scuole e le università con proteste e cortei, potrà porre fine a questa tragedia. Perché questo movimento scoppi e sia duraturo, è necessario prima di tutto rispondere colpo su colpo alle menzogne di guerra propagandate dai mass-media. Questo è lo scopo di questo testo.

 

1. La guerra all’Iraq è una guerra per portare la democrazia?

 

Le varie potenze imperialiste non hanno mai avuto nessun riguardo verso la cosiddetta “democrazia”. Tutta la storia del capitalismo è lì a dimostrarlo. Gli Usa stessi non hanno mai esitato ad appoggiare ogni tipo di dittatura. Appoggiavano Pinochet, Batista, Somoza. Lo stesso Saddam Hussein è arrivato al potere con la compiacenza della Cia. Se gli esempi storici non bastassero, è sufficiente dare un’occhiata al presente: per ottenere le basi con cui attaccare l’Iraq, gli Usa si appoggiano sui regimi dittatoriali e corrotti delle monarchie e dei califfati arabi. Le truppe anglo-americane, ad esempio, si stanno addestrando in Kuwait dove vige un califfato ereditario. La cosa è ironica: si preparano ad invadere l'lraq in nome della democrazia, partendo da un paese dove vige un regime dittatoriale.

La realtà è che ciò che infastidisce gli Usa non è il fatto che Saddam sia un dittatore ma che non sia un loro dittatore. Ogni potenza capitalista nella propria storia ha sostenuto democrazie fantoccio o dittature in base agli interessi economici del momento. Questo vale per gli Stati Uniti, ma anche per Gran Bretagna, Francia, Italia ecc. Riferendosi al dittatore nicaraguense Somoza, F. Roosevelt aveva detto: “E’ un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”. Oggi dovremmo dire: Saddam è un figlio di puttana, ma non è il loro figlio di puttana.

 Gli Usa non porteranno nessuna democrazia in Iraq. Vogliono istituire su quel paese un protettorato militare sostituendo un regime dittatoriale che non controllano con una dittatura che controllano.

 

2. Ma non vi preoccupano le armi di distruzione di massa in mano a Saddam? L’Iraq non è una minaccia per noi?

 

Anche la Cia ha dovuto ammettere con imbarazzo che il fatto che l’Iraq attacchi gli Usa non sembra attualmente “probabile”. Che eufemismo! L’idea che un paese come l’Iraq, dipendente dalle importazioni americane, russe ed europee di petrolio, con 20 milioni di abitanti e stremato da dieci anni di embargo, rappresenti la minaccia di un nuovo “Hitler” per Usa ed Europa, è un’idea comica se non fosse tragica. Per quanto riguarda le armi di distruzione di massa, gli Usa non sono contrari all’esistenza di tali armi, vogliono semplicemente detenerne il monopolio insieme ai loro più stretti alleati. Armi nucleari, ad esempio, sono in possesso di paesi come India, Israele e Pakistan (anche in Pakistan tra l’altro esiste una dittatura militare).  Gli stessi Stati Uniti coprono il 40% della produzione mondiale di armi.

 

3. Quali sono allora i veri scopi di questa guerra?

 

La natura di questa guerra è la stessa della guerra all'Iraq del 1991, di quella in Kossovo e in Afghanistan. Si tratta di una guerra imperialista, spinta da motivi politici ed economici. Di volta in volta cambia il pretesto con cui attaccano. Quando attaccarono l’Iraq nel 1991, il pretesto l’invasione del Kuwait  da parte di Saddam stesso. Per bombardare l’ex Jugoslavia nel 1999 avevano sfruttato il clima d’indignazione creato dal genocidio dei kossovari (tacendo su tutti gli altri genocidi perpetrati a livello internazionale da regimi alleati dell’imperialismo, come quello a danno dei curdi perpetrato dalla Turchia). Gli attentati dell’11 settembre avevano fornito un formidabile pretesto per l’invasione dell’Afghanistan.  Questi pretesti sono solo coperture delle cause reali.

Nel caso dell’attuale guerra all’Iraq, la causa che salta più all’occhio è il controllo dei flussi petroliferi. L'Iraq è secondo nel mondo per la presenza di giacimenti petroliferi.  La regione del Golfo detiene il 65% delle riserve mondiali di petrolio ed entro il 2010 arriverà a soddisfare la metà del fabbisogno petrolifero mondiale, coprendo il 70% della domanda petrolifera statunitense.

Esistono poi cause politiche. La crisi irachena non è l’unico focolaio d’instabilità nel mondo. A partire dal Sud America per finire in Medio Oriente, il gendarme Usa fa sempre più fatica ad imporre il proprio volere. Di fronte ad un contesto internazionale sempre più instabile, gli Usa hanno bisogno di ricordare chi comanda realmente. Vogliono dimostrare di poter piombare in qualsiasi paese ed invaderlo. E’ un avvertimento a tutti i paesi ex-coloniali: “o fate come vogliamo noi o farete la fine di Saddam”.

 

4. Parlate di guerra imperialista. Cos’è l’imperialismo?

 

L’imperialismo è la fase in cui è entrato il capitalismo almeno dall’inizio del ‘900. Lo sviluppo della produzione supera sempre di più le barriere nazionali. Se agli albori del capitalismo, i capitalisti potevano accontentarsi di dominare il proprio mercato nazionale, l’aumento della produttività li spinge sempre di più a conquistare nuovi mercati all’estero. Il controllo della produzione di materie prime, delle vie di trasporto, dei debiti dei paesi arretrati, della mano d’opera a basso costo, degli appalti dei singoli Stati sono chiave per vincere la concorrenza economica a livello internazionale. Chi controlla più colonie, controlla il mercato internazionale. Il mondo è già da tempo spartito in diverse sfere d’influenza. Ma gli equilibri di forza tra le diverse multinazionali e tra le diverse potenze capitaliste spesso cambiano, comportando nuove ripartizioni. A volte le spartizioni imperialiste avvengono attraverso accordi diplomatici o commerciali. Altre volte sono le armi e la potenza militare a determinare chi controllerà determinate sfere d’influenza ed in quale proporzione.

L’imperialismo continua ad esistere anche in periodi di pace apparente. In tali periodi la diplomazia e gli accordi commerciali prevalgono, senza che per questo cambi la sostanza dell’imperialismo. Da 10 anni, invece, le tensioni internazionali vanno aumentando. Un conflitto ne prepara un altro. Questo avviene perché le condizioni economiche non permettono più una spartizione pacifica del mercato internazionale. Il mercato è letteralmente saturo di merci, mentre paradossalmente continua ad aumentare la povertà mondiale. Restringendosi lo spazio economico da dividere, si acuisce anche la lotta per conquistarlo.

Controllo della produzione, dei mercati, delle materie prime, delle sfere d’influenza commerciali: questo è il motore della politica estera e del cosiddetto “diritto internazionale”. Il resto è fumo negli occhi: guerre di civiltà, umanitarie, per la democrazia sono solo falsità. Il nostro compito è evidenziare i fini reali della guerra per fermarla, perché, per quanto i conflitti possano essere condotti per gli interessi economici dei capitalisti, chi verrà mandato al macello ancora una volta saranno gli sfruttati delle diverse nazioni.

 

5. Diversi paesi e Governi si sono dichiarati contrari alla guerra in Iraq. Tra tutti spiccano Francia e Germania. Quindi non sono paesi imperialisti? Possiamo sperare che da questi paesi nasca un polo che fermi la guerra all’Iraq?

 

Rimane da vedere quanto Francia e Germania continueranno ad opporsi alla guerra. Tuttavia la loro posizione non ha nulla di umanitario. I paesi europei, sotto diverse forme, hanno partecipato alla guerra in Iraq nel 1991, al bombardamento dell’ex-Jugoslavia e alla guerra in Afghanistan. La Germania ha soffiato per anni sui diversi nazionalismi nella ex-Jugoslavia per ritagliarsi delle sfere d’influenza. La Francia tutt’oggi gioca un ruolo nel promuovere le varie guerre etniche in Africa.

Questi paesi non si oppongono alla guerra per motivi umanitari, né perché non sono paesi imperialisti. Al contrario: si oppongono proprio perché sono paesi con dei propri interessi imperialistici i quali non sempre coincidono con quelli degli Stati Uniti. I capitalisti tedeschi e francesi non possono essere contenti di un ulteriore rafforzamento dell'imperialismo Usa sullo scacchiere mondiale.

Dall'embargo del 1991 i colossi petroliferi Usa importano solo 1 milione di barili di petrolio al giorno dall’Iraq, mentre molti altri paesi hanno rotto l’embargo, mettendo le mani sulle risorse petrolifere del paese. La compagnia russa Lukoil ha concluso nel 1997 un accordo con l’Iraq per 4 miliardi di dollari. Un’altra compagnia russa nell’ottobre del 2001 si è assicurata un contratto da 52 milioni di dollari. Recentemente la Russia ha raggiunto un accordo con Saddam per sfruttare i campi petroliferi per un totale di 40 miliardi di dollari. Il regime iracheno ha contemporaneamente concluso accordi economici con compagnie petrolifere di un’altra dozzina di paesi, tra cui Cina e Francia. Come spiega il Washington Post: “Lo spodestamento diretto dagli Stati Uniti del presidente iracheno Saddam Hussein potrebbe aprire un filone d’oro per le compagnie petrolifere americane a lungo bandite dall’Iraq, facendo naufragare gli accordi petroliferi conclusi con Baghdad da Russia, Francia ed altri paesi”.

Tuttavia le tensioni tra Francia, Germania, Russia da una parte e Usa e Gran Bretagna dall'altra vanno ben oltre la questione del petrolio. Dovunque si accumulano tensioni tra i diversi imperialismi. Gli Usa, ad esempio, stanno per arrivare ad un accordo di commercio bilaterale con il Marocco, erodendo una sfera d'influenza tradizionalmente francese. L'allargamento ad est della Nato, d'altra parte, non fa di certo piacere alla Russia. La realtà è che in periodo di ripresa economica i diversi imperialismi potevano espandersi senza pestarsi i piedi. Oggi, invece, l'espansione di un imperialismo non può che avvenire ai danni di un altro. Questi sono i motivi della contrarietà di Francia, Russia o Germania. Non c’è nulla di etico nella loro posizione. Sarebbe come dire: preferite chi si trova benissimo a sfruttare gli iracheni attraverso Saddam o chi preferirebbe sfruttarli attraverso un nuovo governo fantoccio?

 

6. Com’è andato al potere Saddam Hussein?

 

Saddam sale al potere nel 1979. Immeditamente elimina ogni opposizione interna e strangola i sindacati del petrolio . C’è un netto spostamento a destra nell’asse del governo. Si incomincia a privatizzare una parte dell’economia statale. Gli Usa sono compiaciuti dei nuovi sviluppi in Iraq e  intravedono da subito la possibilità di utilizzare Saddam come l’uomo che può fermare la rivoluzione in Iran scoppiata proprio nel 1979. Saddam accetta di essere armato e finanziato dagli Usa e dichiara guerra all’Iran. Gli Usa forniscono al dittatore iracheno stivali , uniformi , elicotteri , munizioni , apparecchiature elettroniche e consulenza militare. Ma è l’Iran che dopo una serie di sconfitte iniziali passa al contrattacco e se non fosse per l’aiuto diretto degli Usa nella guerra (1987) l’Iraq sarebbe stato quasi certamente sconfitto. La pace viene firmata solo nel 1988 dopo la morte di 1 milione di persone. Gli Usa possono sapere benissimo quali sono le armi in possesso di Saddam così come di molti altri regimi arabi: l’hanno armato loro!

 

7. La sconfitta di Saddam non potrebbe essere l'inizio di un nuovo periodo di pace internazionale?

 

La propaganda di guerra sta cercando di usare Saddam Hussein come capro espiatorio di tutte le tensioni presenti a livello internazionale. Nel 1991 quando Bush senior attaccò l'Iraq lo fece promettendo che quella sarebhe stata l'ultima guerra di un nuovo periodo di pace ininterrotta. Da allora abbiamo assistito alla guerra nella ex-Jugoslavia, in Afghanistan, alla tragedia dell'11 settembre, all'aumento delle tensioni tra India e Pakistan, al genocidio dei palestinesi da parte d'Israele, all'approfondimento dei conflitti in Africa, alla guerra russa contro la Cecenia ecc.. I principali paesi capitalisti hanno iniziato un processo di riarmo. Il bilancio militare degli Usa è in continua crescita e supera di gran lunga lo stesso bilancio militare nei periodi di guerra fredda.

Saddam Hussein è un dittatore sanguinario e non è nostra intenzione difenderlo. Ma non è di certo la causa di tutto questo. Le cause sono da ricercare nella crisi sempre più marcata di questo sistema economico. Per questo la guerra all'Iraq non sarà l'inizio di un periodo di pace duratura, ma semplicemente l'ennesimo capitolo delle tensioni che si stanno accumulando a livello internazionale.

 

8. Possiamo invocare l’intervento dell’Onu per fermare la guerra? Non è giusto continuare a rivendicare le ispezioni da parte dell’Onu?

 

L’Onu riscuote spesso la simpatia dei vertici dei partiti di sinistra. Come studenti di sinistra siamo scandalizzati da tale simpatia. Nel 1991 l’Iraq è stato bombardato sotto la bandiera dell’Onu. Da allora l’embargo, approvato dall'Onu, ha fatto 1 milione di morti. Se le principali potenze riescono a mettersi d’accordo su come spartirsi il bottino, allora fanno la guerra tutte appassionatamente sotto la bandiera blu dell’Onu. Se invece non riescono ad accordarsi su come spartirsi la torta, allora ognuno va alla guerra per conto suo.

L'Onu non conta nulla e proprio per questo può permettersi di approvare tutte le risoluzioni che vuole. Se queste risoluzioni fanno comodo all'imperialismo (come quella sull'Iraq) diventano immediatamente attive. Se invece sono scomode per l'imperialismo (come quelle sulla Palestina) vengono gettate nel dimenticatoio.

Nemmeno i cosidetti ispettori Onu sono avulsi dalle pressioni e dagli interessi delle diverse nazioni imperialiste. E’ bene ricordare che l’ex-capo delle ispezioni Onu in Iraq tra il ‘91 ed il ‘97 ha recentemente ammesso che lo scopo degli ispettori era solo quella di raccogliere informazioni di carattere militare. Oggi il loro ruolo è ancora più marcatamente imperialista. Dietro alle settimane concesse agli ispettori Onu per portare avanti la farsa delle ispezioni, in realtà ci sono state solo le settimane necessarie agli Usa per i preparativi militari.

 

9. Perché molti dei regimi arabi si oppongono alla guerra?

 

Nel 1991 gli Usa riuscirono a creare una coalizione estremamente ampia per attaccare l’Iraq. In questa coalizione entrarono non solo paesi europei ma praticamente tutti i paesi arabi. Gli Usa riuscirono ad ottenere con estrema facilità l’utilizzo di porti e basi aeree per scopi militari. Oggi invece alcuni paesi arabi stanno negando l’utilizzo delle proprie basi. Addirittura l’Arabia Saudita si è detta indisponibile a prestare le proprie basi anche se l’intervento militare avvenisse con l’autorizzazione dell’Onu!

Tale atteggiamento non è dettato da motivi etici. I paesi arabi sono dominati da monarchie o regimi reazionari che non hanno mai avuto scrupoli a vendersi all’imperialismo. La realtà è che temono la reazione delle masse arabe di fronte ad un attacco all’Iraq. Come ha detto il presidente dell’Egitto Mubarak: “In caso di attacco all’Iraq, nessuno potrà controllare le masse arabe”. I regimi dei paesi arabi temono semplicemente di essere rovesciati da un’ondata di rivolte e manifestazioni di massa contro l’intervento Usa in Iraq ed in solidarietà alla lotta palestinese. Proprio l’insurrezione delle masse dei paesi arabi è l’unica via per porre fine alla guerra, allo sfruttamento imperialista ed al fondamentalismo islamico, finanziato ed appoggiato dai corrotti regimi arabi.

 

10. Come possiamo fermare la guerra ed assicurarci una pace duratura?

 

L’opposizione contro la guerra è in continua ascesa, come dimostrano i cortei contro la guerra. Gli stessi sondaggi d’opinione non possono fare a meno di riflettere questa realtà. Tuttavia è necessario andare oltre. La guerra può essere arrestata soltanto inceppando la macchina bellica con un’ondata di scioperi che arrestino la produzione. Solo i lavoratori possono avere questo ruolo decisivo. Questo non vuol dire che noi studenti non possiamo fare nulla. I nostri cortei e le nostre mobilitazioni dovranno essere un ingrediente fondamentale del movimento contro la guerra. Alcuni mesi fa due macchinisti inglesi si sono rifiutati di guidare un treno che trasportava materiale militare per una base. Hanno pagato il loro gesto con la sospensione dal lavoro. Quel gesto deve essere esteso a tutti i lavoratori attraverso la convocazione di uno sciopero generale contro la guerra.

Siamo sicuramente favorevoli alla caduta di Saddam. Ma non è indifferente chi lo rovescerà e con che cosa verrà sostituito. Il suo rovesciamento è un compito che spetta ai lavoratori iracheni, gli unici che possano istituire un regime realmente democratico: un regime di democrazia operaia basato sulla nazionalizzazione delle risorse del paese e sulla pianificazione dell’economia in base ai bisogni della popolazione. Questa è l’unica via, in Iraq come in qualsiasi altro paese, per garantire che le risorse del paese e la ricchezza generata dai lavoratori vengano utilizzate per le spese sociali necessarie e per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, invece che per il profitto di una cricca di imprenditori.

 

Nel capitalismo i rapporti internazionali non possono che essere basati sulla forza, l’oppressione e lo sfruttamento. Questa guerra non è un episodio derivato dalla pazzia di Bush, ma una delle espressioni più evidenti della crisi del capitalismo. Per questo la lotta alla guerra non può che essere la lotta per il cambiamento e l’abbattimento di questo sistema. L’umanità ha accumulato un tale capacità produttiva potenzialmente in grado di risolvere tutti i problemi del mondo o, al contrario, di portarlo verso la rovina.

Finchè l’intera produzione mondiale sarà indirizzata in base ai profitti di una cricca di multinazionali che

controllano il mercato mondiale, guerre e sfruttamento saranno all’ordine del giorno. E’ compito dei lavoratori e dei giovani di tutto il mondo espropriare questa cricca di sciacalli, per rimpiazzarla con una  democrazia

operaia dove l’economia sia pianificata in base ai bisogni  della popolazione. Questo è quello che definiamo socialismo.

Il nostro compito è rivolgere la rabbia creata dalla guerra in Iraq e dalle politiche di tagli all’istruzione pubblica e peggioramento delle condizioni dei lavoratori contro i nostri stessi Governi. Se i lavoratori iracheni hanno il compito di rovesciare Saddam, noi abbiamo quello di rovesciare il Governo Berlusconi. I lavoratori ed i giovani di tutto il mondo uniti  hanno il compito di porre fine alla barbarie del capitalismo.

 

Aderisci e costruisci nella tua scuola il Csp (Comitato in difesa della Scuola Pubblica):

• Neanche un soldato, una base ed un euro per la guerra imperialista!

• Fuori l’Italia dalla Nato, fuori le basi Nato dall’Italia!

• Tagliare le spese militari per finanziare lo stato sociale e l’istruzione pubblica!

• Sciopero generale contro la guerra!

• Avanti fino alla caduta del Governo Berlusconi!

• Lavoratori di tutto il mondo uniti contro la guerra imperialista, nella lotta per una società dove la produzione risponda ai bisogni della popolazione.

 

Per contattare il Csp nella tua città scrivi a mailto:cspubb@supereva.it

 


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