Il Prc verso il sesto congresso
Presentazione
della mozione congressuale:
“ROMPERE CON PRODI - PREPARARE L’ALTERNATIVA OPERAIA”
Il VI
congresso del partito assume un carattere di straordinarietà. Siamo tutti
chiamati a scelte che avranno profonde conseguenze sul futuro del nostro
partito e del movimento operaio.
L’abbraccio
con Prodi e con la Gad (grande alleanza democratica) coincide con un rapido
scivolamento su posizioni moderate delle nostre parole d’ordine e della linea
complessiva del partito, accompagnato da un processo di revisione politica e
ideologica (religione, nonviolenza, resistenza, «spirale guerra-terrorismo»,
ruolo del partito e via di seguito) che ha portato il Prc ad allontanarsi
drammaticamente dalla concezione di classe del marxismo.
Nel movimento noglobal il
connubio con i disobbedienti di Casarini è finito in cocci senza procurarci
alcun vantaggio politico, mentre l’influenza organizzata del Prc nel movimento
sindacale è ridotta ai minimi termini, al punto che il tema sindacale è pressoché
scomparso dal dibattito del partito, creando la prassi di una pura delega nei
confronti dei settori più a sinistra nei gruppi dirigenti della Cgil, proprio
nel momento in cui una vera sinistra sindacale sarebbe più necessaria.
È quindi
necessaria una svolta radicale verso una strategia credibile per la costruzione
di una reale alternativa di sinistra a Berlusconi e alle politiche borghesi e
di uno sbocco politico alle grandi mobilitazioni di questi anni.
Scopo del
dibattito congressuale è tracciare una strada credibile per una vera lotta del
nostro partito per l’egemonia nel movimento operaio, per rovesciare i rapporti
di forza a sinistra.
Con questa mozione
congressuale poniamo all’attenzione dei compagni una proposta complessiva
fondata sull’elaborazione di elementi di un programma d’alternativa che, a
partire dalla difesa intransigente degli interessi di classe e dalla
riconquista del terreno perduto in questi anni, prefiguri lo sbocco socialista
di fronte alla crisi organica del capitalismo. La parola d’ordine della rottura
con il centro borghese (quindi con Prodi) e dell’unità a sinistra in difesa
degli interessi dei lavoratori, ha perciò un significato strategico al quale
andrà anche subordinata la tattica elettorale, al fine di resistere alla pressione
del «voto utile» e dell’unità ad ogni costo, tenendo conto dell’aspirazione
della maggioranza dei lavoratori di farla finita con il governo delle destre.
L’illusione che si possa
aggirare il problema della posizione tuttora maggioritaria dei Ds nel movimento
operaio con la sola denuncia delle loro politiche borghesi o con la costruzione
di fantomatici «poli autonomi di classe» è fallimentare; il rifiuto
dell’alleanza di governo con Prodi e la Gad (e di qualsiasi governo di
collaborazione con i partiti della borghesia) non può quindi essere inteso come
un’opposizione pregiudiziale dei comunisti ad entrare in qualsiasi governo.
Il periodo in cui stiamo
entrando sarà segnato dallo sviluppo della lotta di classe. L’ascesa del
conflitto sociale è destinato a mettere alla prova e a trasformare radicalmente
il quadro politico nel nostro paese e a livello internazionale. In questo
contesto il nostro obiettivo strategico deve essere quello di rompere la
collaborazione di classe e concertativa che in questo decennio ha ingabbiato le
forze della sinistra e aprire la strada a un governo delle forze legate al
movimento operaio che basandosi sulla capacità di autorganizzazione della
classe lavoratrice getti le basi della trasformazione della società in senso
socialista.
Presenta il documento congressuale:
Alessandro Giardiello (Comitato
Politico Nazionale – PRC)
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