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Riparte la lotta dei lavoratori immigrati PDF Stampa E-mail
Immigrazione
Scritto da Dario Salvetti   
Martedì 21 Marzo 2006 07:32
Il razzismo è il cavallo di battaglia con cui la destra si prepara a tornare al Governo. I mass-media borghesi le stanno preparando il terreno creando un ambiente isterico da "invasione di clandestini". Da oltre tre mesi i giornali raccontano dettagliatamente ogni sbarco di immigrati ed ogni reato compiuto da uno straniero. Si tratta di episodi ingigantiti dove la notizia ad effetto prende il posto della verità. Non esiste nessuna invasione di immigrati. In Italia gli stranieri sono il 2,1% della popolazione, contro la media europea del 5%. Se un paese cosiddetto benestante come l’Italia di 58 milioni di abitanti non riesce a sopportare un aumento della popolazione del 2% diluito in oltre 10 anni, questo dimostra solo la crisi del sistema capitalista.

Non ha nemmeno fondamento il nesso tra criminalità e immigrazione. Ogni 100 stranieri, 6 vengono denunciati. Ogni 100 italiani, invece, ne vengono denunciati 9. Questo non ha impedito al Corriere della Sera di titolare in prima pagina: "Criminalità e immigrazione: ecco i dati". Sulla base di questa propaganda, la destra si presenta come "il partito dell’ordine".

Il centro-sinistra non ha dato alcuna risposta a questa campagna reazionaria. Anzi ha rincorso la destra sul suo stesso terreno. Amato ha dichiarato: "Prima di dare lavoro agli stranieri, diamolo ai giovani meridionali".

GLI IMMIGRATI IN LOTTA

Per fortuna gli immigrati non aspettano i dirigenti del centro-sinistra per difendersi dalle leggi del centro-sinistra. Gli immigrati sono a tutti gli effetti un settore della classe operaia, visto che oltre 4 stranieri su 5 sono lavoratori dipendenti. Tra i restanti, molti sono in Italia per via di ricongiungimenti familiari. La schiacciante maggioranza degli immigrati sono quindi lavoratori con le proprie famiglie. Questo è un cambiamento qualitativo rispetto al passato in cui la vendita ambulante era per gli stranieri lo sbocco obbligato. Sulla base dell’attuale ripresa della produzione industriale molti immigrati si sono integrati all’interno dell’industria italiana assorbendo e ringiovanendo le tradizioni di lotta del proletariato italiano. Come dichiara un lavoratore senegalese al Corriere: "la fabbrica è un’interessante palestra di integrazione".

Questo ha permesso che i lavoratori extracomunitari siano emersi come un fattore di lotta. Non è casuale che l’epicentro della lotta sia stata una zona operaia come Brescia. La rabbia degli stranieri ha trovato più d’un canale per esprimersi. A Roma il giorno del giubileo dei migranti 3.000 immigrati sono scesi in piazza nella totale spontaneità per rivendicare il permesso di soggiorno. A Milano per una settimana gli extracomunitari hanno fatto file di ore per consegnare il modulo di richiesta di ricongiungimento dei familiari. I mass-media ne sono rimasti spiazzati: "Non sanno che questo modulo non serve a nulla, se lo sono inventati". Certo gli immigrati hanno già avuto modo di conoscere le "delizie" della burocrazia italiana. Quell’ammassarsi per ore di migliaia di persone per consegnare una richiesta nulla ai fini di legge è solo un’altra dimostrazione della volontà degli stranieri di fare pressione sulle istituzioni italiane. Come ha dichiarato un lavoratore del Marocco in coda: "Questo modulo non serve a nulla, ma se siamo in tanti ce lo accetteranno".

A Firenze i somali hanno creato un presidio nel centro per chiedere il permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare. A Origgio (Mi) una cooperativa di 30 extracomunitari, dopo aver siglato un regolare contratto, non ha ricevuto lo stipendio dal padrone per mesi. Hanno impugnato le vie legali ma senza molte illusioni, dichiarando: "Certo ricorreremo alle vie legali, ma lui conta sul fatto che porteranno via tempo. E noi ne abbiamo poco (...) abbiamo lavoratori che cominciano a far fatica a pagare l’affitto ed altri che possono veder compromesso il loro permesso di soggiorno". Quindi hanno iniziato a picchettare l’azienda facendo presidi per due giorni in tutti i luoghi possibili, dal comune di Milano fino alla Camera del Lavoro, per finire con una fiaccolata nel centro di Milano per sensibilizzare la cittadinanza.

La pressione degli stranieri è stata "premiata" con 41.000 nuovi permessi di soggiorno. Questo crea un precedente insegnando a tutti i lavoratori, immigrati e italiani, che "la lotta paga".

UN PROGRAMMA ANTIRAZZISTA

Gli immigrati hanno iniziato la lotta per i propri diritti. A Brescia l’hanno fatto attraverso le organizzazioni classiche del movimento operaio come la Fiom. Mentre i dirigenti di centro-sinistra chiacchierano sul conflitto di interessi di Berlusconi e la riforma elettorale, i lavoratori stranieri hanno preso sulle proprie spalle il gravoso compito di controbattere la politica di destra. I nostri compagni e colleghi immigrati non sono persone che necessitano pietà, ma anzi ci stanno mostrando la via della lotta. É nostro compito appoggiarli e creare attorno a loro tutta la simpatia possibile. Una manifestazione di lavoratori italiani e immigrati uniti colpisce Berlusconi più di tutte le leggi del centro-sinistra.

La lotta per i diritti dei lavoratori immigrati sta diventando una parte decisiva della lotta generale del movimento operaio in questo paese.

Abbiamo bisogno di un programma che convinca il lavoratore italiano che lottare a favore dei lavoratori stranieri vuol dire lottare per i diritti di tutta la classe operaia.

In futuro ci dedicheremo maggiormente ad articolare tale programma. Per ora ci limitiamo a dire che il punto di partenza deve essere la rivendicazione dell’apertura delle frontiere, della concessione indiscriminata del permesso di soggiorno, della residenza dopo solo un anno di permanenza e del diritto di voto. Bloccare le frontiere, infatti, non serve a nulla. L’immigrazione è il risultato delle pressione dei 4/5 del mondo sottosviluppato sull’unico quinto sviluppato. Nessuna frontiera potrà fermare questa pressione. Bloccare le frontiere equivale solo a costringere più immigrati nella clandestinità rendendoli mano d’opera per la criminalità e il lavoro nero. Da anni quote di lavoro regolare vengono sostituite da quello sommerso. Tra il ‘92 e il ‘97 l’occupazione regolare è calata del 5,9%, mentre i lavoratori irregolari sono aumentati del 9,3%. Per i lavoratori appoggiare la politica del blocco delle frontiere vuol dire autocondannarsi ad essere sostituiti da operai in nero, senza tutela e sindacalizzazione. Nemmeno la selezione dei permessi di soggiorno è una via percorribile visto che pone l’immigrato in un vicolo cieco: per essere assunto necessita del permesso di soggiorno, per il permesso di soggiorno necessita d’essere assunto. I permessi di soggiorno devono essere indiscriminati, così come la concessione della residenza dopo un anno.

Da millenni l’uomo tende a spostarsi dove il lavoro è più produttivo. Non c’è niente di male in questo. Anzi è un elemento progressista. I flussi di migrazione oggi corrispondono al 2,3% della popolazione mondiale, esattamente come 30 anni fa. Con la differenza che oggi disponiamo di maggiori risorse per permettere a differenti popolazioni di integrarsi in un unico mondo produttivo multietnico. L’unico ostacolo alla società multietnica, basata sulla collaborazione e la ricchezza culturale, è il capitalismo che utilizza i flussi migratori per trovare settori di mano d’opera a basso costo e mettere in concorrenza il lavoratore di una nazionalità contro l’altro. In assenza di una politica di classe, il risultato è lo svilupparsi del veleno razzista tra gli stessi lavoratori. L’unità dei lavoratori di tutto il mondo è l’unico antidoto a questo veleno.

 
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