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| Riforma Amato |
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| Immigrazione | |||
| Scritto da Vanessa Nadalutti | |||
| Martedì 17 Ottobre 2006 10:31 | |||
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Immigrazione Una politica di continuità
Gestione dei flussi con liste di collocamento presso i consolati esteri, decreto flussi triennale, rimpatri volontari, Cpt “essenziali”: queste le principali indicazioni in materia di immigrazione, riferite dal Ministro dell’Interno Amato nel corso di un’audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato, che saranno contenute nel nuovo testo di legge che verrà presentato ad ottobre. Il decreto flussi da annuale diventerà triennale: la programmazione delle quote massime di stranieri da ammettere sul territorio nazionale verrà effettuata su un periodo pluriennale, garantendo comunque al sistema la dovuta flessibilità ovvero la possibilità riconosciuta al Presidente del Consiglio di emanare singoli provvedimenti per la revisione annuale dei flussi, adeguando le quote alle “mutevoli realtà economiche e sociali”. A dispetto di quanto contenuto nel programma elettorale dell’Unione in cui si proponeva “l’abrogazione” della legge Bossi-Fini, la proposta di riforma mira solamente a riformarne alcuni aspetti burocratici. Evidente è l’indisponibilità a mettere in discussione la politica dei flussi, misura istituita con la legge Turco Napolitano, che subordina la concessione dei permessi di soggiorno alle esigenze di Confindustria. Rimane dunque uno dei pilastri della politica della borghesia sull’immigrazione, ovvero la regolamentazione dei flussi, strumento che obbliga chi scappa da guerre e miseria ed entrare clandestinamente in Italia, costretto ad accettare ogni sorta di sfruttamento (ne è triste esempio il recente scandalo riguardante gli extracomunitari impiegati in Puglia per la raccolta di pomodori), quando non vengono direttamente spinti nelle mani delle organizzazioni criminali. Solo la libera circolazione delle persone e la relativa concessione dei permessi di soggiorno a chiunque ne faccia richiesta porrebbe fine agli affari legati al traffico degli immigrati!
I “lavoratori generici” e i “talenti”
Amato ha detto che “va mantenuto il rapporto tra ingresso (degli immigrati) e lavoro”: permane dunque l’attuale sistema vigente previsto dalla Bossi-Fini, la chiamata per conoscenza diretta (per cui un datore di lavoro chiede di far entrare un lavoratore straniero in Italia) e “andrà messo a punto un sistema di liste presso le nostre rappresentanze diplomatiche”, introducendo così una sorta di collocamento all’estero di lavoratori stranieri. Visto il malfunzionamento di consolati e ambasciate e visto il lungo, pericoloso e costoso viaggio che la maggior parte degli immigrati africani deve fare per raggiungere le coste della Libia, del Marocco o dell’Egitto, sicuramente risulterà più facile per loro salire su un gommone di uno scafista che attendere le lungaggini burocratiche richieste da un consolato! Ma la discriminazione nei confronti degli immigrati non finisce qui! Mentre la fantasiosa istituzione delle liste di collocamento all’estero sarà valida per il “personale non qualificato”(ovvero stranieri di serie B), diversa sarà la procedura per gli stranieri di serie A, cioè i “talenti”. I lavoratori altamente qualificati, “talenti nei campi della ricerca e della scienza, della cultura e dell’arte, dell’imprenditoria, dello spettacolo e dello sport” godranno di un canale privilegiato per l’ingresso e il soggiorno nel nostro Paese, al di fuori delle quote fissate per i flussi. Per costoro verrà introdotta la concessione “veloce” di un permesso di soggiorno aperto della durata massima di cinque anni! Il messaggio è chiaro: non bisogna confondere i sacrosanti diritti di un calciatore miliardario con quelli di un comune manovale che cerca di conquistarsi una vita decente. “La chiave per limitare gli sbarchi”, secondo Amato, “rimane comunque la collaborazione internazionale”: i recenti accordi con la Libia e la partecipazione dell’Italia alle operazioni Frontex e Jason 1 (per il pattugliamento aereonavale delle coste e del mar Mediterraneo) ai fini del respingimento e dell’allontanamento dei battelli di fortuna sono “un chiaro esempio dell’impegno nazionale all’accoglienza e alla solidarietà verso gli immigrati!”. Questi accordi si basano tra l’altro sull’idea di “esternalizzare” le operazioni repressive ai paesi della sponda sud del Mediterraneo con le conseguenze facilmente prevedibili: valgano come esempio le (rare) notizie pervenute sulla gestione ancora più inumana dei campi gestiti dal governo libico, oppure il massacro avvenuto alla frontiera di Ceuta.
Lo sponsor
Ritorna la figura dello sponsor,
introdotta dalla Turco-Napolitano, che “consentirà
allo straniero di entrare regolarmente in Italia per cercare lavoro o al datore
di lavoro di assumere uno straniero dopo averlo impiegato in prova”. Sponsor potranno essere, non più una
persona (familiare o parente, come prevedeva la legge Turco), bensì solo enti,
organismi istituzionali, associazioni imprenditoriali e
Il permesso “amico” e il rimpatrio volontario
Nel permesso “amico” si sostanziano gran parte delle modifiche apportate alla legge Bossi-Fini: semplificazione delle procedure fortemente penalizzanti per l’imprenditore e per l’amministrazione pubblica. Si prevede infatti un allungamento del tempo di validità del permesso di soggiorno: per i lavori a tempo determinato potrebbe essere rilasciato per uno o due anni (non come avviene oggi per una durata pari a quella del relativo contratto di lavoro); quello rilasciato per contratti a tempo indeterminato potrebbe invece durare tre anni (oggi sono due). Viene esteso da 6 mesi (attuale normativa) ad un anno il periodo di tempo a disposizione dell’immigrato che perde il posto di lavoro per trovarne un altro, con possibilità di un suo rinnovo per un ulteriore anno qualora lo straniero dimostri di disporre un reddito annuo non inferiore all’assegno sociale. Infine la fantasia di Amato si spinge fino all’introduzione dei programmi di “rimpatrio volontario e assistito”: per ricercare il più possibile la collaborazione dell’immigrato affinché aiuti la polizia alla propria identificazione e alla propria espulsione, verrà introdotto un sistema premiale riducendo i tempi di divieto di reingresso in Italia dopo aver subito un primo decreto di espulsione!
I centri di permanenza
I Cpt restano “essenziali”, perché “non si può lasciare questa gente per strada”; essi servono anche “a difesa dei nostri cittadini, perché queste persone che sbarcano potrebbero, tra l’altro, portare malattie, come scabbia, malaria o tubercolosi e dunque vanno controllati prima”. Dalle dichiarazioni ciniche del ministro Amato si percepisce la visione borghese del fenomeno immigratorio: gli immigrati rappresentano schiavi da sfruttare nell’industria e nell’agricoltura, da usare come leva di ricatto contro l’insieme dei lavoratori e come capro espiatorio colpevole dei mali della società! Già ad inizio legislatura la linea politica del governo in merito ai Cpt era comunque stata chiara: ad inizio giugno si sono stanziati 12,5 milioni di euro per i lavori di ampliamento del Cpt di corso Brunelleschi a Torino. Il ministro svela così “il superamento dei Cpt” tanto decantato nel programma dell’Unione: da una parte ci saranno i “centri per l’esecuzione dell’espulsione” destinati ai soggetti di “accertata pericolosità sociale” e dall’altra rimarranno i consueti “centri di permanenza temporanea e assistita” riservati ad “accogliere” i clandestini sbarcati o individuati in condizione di irregolarità. Critiche alla riforma sono venute da parte della Cgil e delle associazioni che da anni sono in prima fila nella lotta per i diritti degli immigrati. Le linee del governo in materia di immigrazione dimostrano ancora una volta la politica borghese dell’Unione, sempre pronta a soddisfare le esigenze della classe dominante alla ricerca di manodopera da sfruttare.
Che cosa farà il nostro partito di
fronte a tale provvedimento? Svenderà le nostre rivendicazioni politiche
fondamentali, quali la chiusura dei Cpt, l’abrogazione della Bossi Fini e Turco
Napoletano, la rottura del legame Tocca a noi, militanti di questo partito, lavoratori e studenti cambiare l’attuale rotta, organizzandoci e tornando a farci sentire nelle piazze, perché di fronte alle stragi sulle nostre coste, alle leggi repressive, allo sfruttamento, agli abusi e alle violenze di cui gli immigrati sono vittime non possiamo continuare a stare zitti!
17/10/2006
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