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| Scritto da Alessandro Savoldi e Irina Bezzi | |||
| Lunedì 24 Settembre 2007 06:35 | |||
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Il centrosinistra sgombera i rom per far posto agli speculatori
L’arrivo dei primi rom a Pavia ed il loro conseguente insediamento nell’area Snia risale più o meno al 2001; di ben più lunga data sono gli interessi di speculazione edilizia legati al riciclo dell’area. Inizialmente la comunità rom era piuttosto esigua, poi, nel corso degli anni è aumentata fino a comprendere 222 persone, di cui 84 bambini; l’atteggiamento delle giunte comunali che si sono succedute (fra l’altro, tutte di centrosinistra) è sempre stato refrattario a una effettiva opera volta all’integrazione della comunità. Se è vero che il Comune di Pavia non ha mai portato avanti politiche sociali per i ceti meno abbienti, come ad esempio una politica di edilizia veramente popolare (sono oltre 1000 i pavesi in lista d’attesa di una sistemazione negli alloggi popolari), tanto meno si è impegnato nei confronti della comunità rom, da una parte rifiutandosi di costruire dei campi nomadi, dall’altra lasciando che queste 222 persone seguitassero a vivere nell’area Snia, in condizioni disumane in una vera e propria favela a cielo aperto, in mezzo ai topi, all’amianto e diverse altre sostanze tossiche presenti nel terreno. È fuori dubbio che a nessuno, all’interno della comunità, piacesse vivere alla Snia, ma va anche ricordato che, considerati gli aumenti vertiginosi degli affitti, per loro è di fatto impossibile potersi permettere una situazione alternativa. Anche per quanto riguarda il diritto all’istruzione scolastica, la vecchia giunta ha perseguito la politica dello struzzo, ignorando completamente il problema, mentre addirittura il sindaco Capitelli ha volutamente ostacolato l’iscrizione dei bambini rom alle scuole, nel timore che le famiglie s’insediassero: di fatto, dei 48 bambini in età scolare su un totale di 84, solo dieci per un breve periodo hanno avuto la possibilità di frequentare le scuole pavesi. La mancanza di una piattaforma di politiche ed interventi sociali (per esempio l’attuale assessore ai servizi sociali è arrivato ad impedire che i volontari e gli assistenti sociali entrassero nella Snia), ha aggravato la situazione di povertà e di degrado, esasperando la situazione creando così le basi per un diffuso malcontento popolare fra gli abitanti del quartiere. Questo malcontento è stato sfruttato, da una parte dal principale giornale locale che si è impegnato in una massiccia e consapevole campagna di disinformazione, trattando la “questione rom” con toni che lasciavano presagire un’imminente apocalisse, dall’altra da Forza Nuova, che ha aperto una sede in città lo scorso giugno, e che si è premurata di convocare una fiaccolata con parole d’ordine da Ku Klux Klan proprio nel quartiere della Snia, invocando la cacciata dei rom da Pavia e dando luogo ad uno spettacolo che richiamava alla memoria il film “Mississippi burning”. Ci sembra comunque significativo fornire alcuni dati della Questura a proposito dei furti commessi in città; nell’arco di tempo compreso tra il 2000 ed il 2004 si è registrato un aumento vertiginoso dei reati contro il patrimonio per una crescita complessiva che si attesta intorno al 64%. Nel 2004, anno di punta, i rom a Pavia erano 4. Tra il 2004 ed il 2007 il numero dei furti si è mantenuto stabile, ma nel frattempo i rom erano diventati oltre 200: evidentemente il problema non sono loro. Dalla condizione iniziale di sottoproletariato, la comunità rom si sta progressivamente emancipando: la maggior parte degli uomini è impegnata come manovalanza operaia nei cantieri, oppure compie lavori stagionali come la vendemmia e la raccolta dei pomodori, mentre alcune donne svolgono mansioni da domestiche o lavapiatti.
Lo sgombero, anche grazie alla mediazione fatta dal Circolo Pasolini, si è svolto in maniera assolutamente pacifica: i rom, dando mostra di una profonda dignità, hanno dato vita ad una silenziosa processione, spostandosi con le proprie masserizie in Piazzetta Maggi, adiacente alla Snia. Alle ore 9.30 un corteo di un centinaio di rom insieme ad alcuni compagni, si è diretto verso il palazzo comunale mostrando cartelli e lanciando slogan attraverso i quali rivendicavano il proprio diritto all’esistenza, a un lavoro e all’istruzione per i bambini. Arrivati sotto il palazzo Mezzabarba cui tutti gli accessi erano blindati dalla polizia, il corteo ha continuato la propria protesta sotto una pioggia torrenziale, cercando di dialogare con i cittadini pavesi. Peccato che la “prima” di essi, ovvero il sindaco, si sia rifiutata di accoglierne una delegazione! L’atteggiamento della giunta Capitelli che si è ormai conquistata sulla stampa nazionale il soprannome di sinistra-leghista è stato scandaloso: infatti ha solamente pianificato lo sgombero, senza aver predisposto alcun piano d’accoglienza alternativo, tant’è il sindaco Capitelli affermava sulla Provincia Pavese: “Il problema della messa in sicurezza dell’ex-Snia è risolto. Resta aperta la questione di ordine pubblico che compete al prefetto”. Per alcuni giorni Piazzetta Maggi si è trasformata in un vero e proprio centro d’accoglienza: con l’aiuto dei volontari della protezione civile è stata allestita una tendopoli d’emergenza, mentre la Croce Rossa si occupava di distribuire i pasti giornalieri. Gli uomini della comunità hanno immediatamente dato il via ad uno sciopero della fame con le seguenti rivendicazioni: 1 - una locazione più umana 2 - un poco di privacy familiare (nel tendone tutte le famiglie erano insieme) 3 - l’applicazione anche a Pavia della indicazione dell’Unione europea sui diritti umani. Il 4 settembre è arrivata la notizia che la Prefettura era riuscita a trovare una sistemazione per la comunità intera in una cascina a Marcignago, in provincia di Pavia. L’imprenditore Zunino nel frattempo, attraverso la mediazione degli assistenti sociali, aveva messo a disposizione una ridicola somma di denaro (250 euro a famiglia più 50 euro a bambino) affinché i rom accettassero di tornarsene in romania, proposta accettata da una percentuale bassissima fra loro. La colonna di rom, ammassata su un autobus con tutte le loro cose trasportate sui camion della spazzatura, diretta alla volta di Marcignago, ha dovuto subito fare marcia indietro: la cascina che doveva essere messa a disposizione della comunità era di fatto già abitata. Le nuove disposizioni della Prefettura sono state dunque che la comunità si spostasse al poligono di Torre d’Isola, paesino guidato da una giunta di centrodestra e vera e propria oasi residenziale per cittadini altolocati (pensiamo alla famiglia Ravizza, proprietari delle pelliccerie Annabella, al parlamentare Bosone e a Max Pezzali...). Coi camion impossibilitati a procedere per la strettezza della stradina di campagna, col sindaco, vicesindaco e uno sparuto manipolo di residenti a sbarrare la strada al grido di “forni crematori, forni crematori”, i rom si sono dovuti rendere presto conto che la loro odissea non era finita. I nuovi ordini sono che la comunità si sposti nuovamente verso Pavia, nel posteggio dello stadio; dopo diverse ore di attesa saranno dirottati al palazzetto dello sport di Pavia in cui resteranno due giorni, con condizioni igieniche migliori (potevano dormire nella palestra e usufruire dell’acqua del complesso sportivo), ma sempre affidati alla buona volontà dei volontari che hanno provveduto al cibo e ai vestiti (i sostenitori di FalceMartello ha partecipato con una cena ed una colazione).
L’estenuante rincorsa della sinistra italiana verso temi propri della destra quali la sicurezza, ha lasciato ampi spazi alla demagogia populista e razzista della Lega Nord e Forza Nuova. A Pieve Porto Morone, Lega e Forza Nuova si sono messe alla guida di un movimento cittadino, strumentalizzando le paure irrazionali ed isteriche del contadinotto provinciale e del bullo di paese. Tredici dei rom di Pieve, terrorizzati, sono scappati col favore della notte, dandosi alla macchia nei campi di mais e si sono diretti verso Pavia: fra loro c’erano tre giovani donne incinte e diversi bambini. La gravità della faccenda è stata tale da ottenere ampio spazio in diversi giornali nazionali: in effetti la situazione è ad oggi allarmante. La struttura d’accoglienza è presidiata 24 ore su 24 da una folla inferocita: ad accogliere i rom uno striscione che recita “noi non vi vogliamo, vi odiamo” e slogan del calibro di “meglio un anno da italiano che cento da zingaro”, “zingaro uguale animale”, “vi ammazziamo i bambini”, “vi bruciamo vivi”. La sera del 14 settembre il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, tiene un comizio al quale tuttavia partecipano solo poche decine di residenti.
Come ci sembra emerga pienamente da quest’articolo, è evidente che la giunta di centrosinistra pavese porti avanti tutta una serie di politiche in accordo con gli speculatori edilizi, politiche repressive verso ogni sorta di movimento giovanile (dagli attacchi al Centro sociale Barattolo a quelli verso i ritrovi tradizionali dei giovani della sinistra pavese), politiche razziste verso la comunità rom presente sul territorio e via dicendo. Come spesso capita anche a livello nazionale, Rifondazione si è trovata a fare la copertura a sinistra di tutta questa serie di scelleratezze, senza in realtà riuscire ad incidere in alcun modo e senza essere nemmeno presa troppo in considerazione o consultata sulle decisioni “ che contano”. Sulla “questione Snia” è particolarmente evidente come il partito fosse in balia degli eventi. All’improvvisa notizia dello sgombero i dirigenti locali, messi di fronte ad un gesto razzista di tale portata, hanno scritto una lettera ai giornali annunciando l’uscita del Prc dalla giunta Capitelli, in nome del mancato rispetto del programma elettorale (sic!) e chiedendo l’applicazione dell’“accoglienza” predicata nello stesso. Questa presa di decisione, positiva anche se tardiva, ha scatenato le proteste di tutti quei compagni che non sono disposti a rompere col centrosinistra neppure di fronte alle nefandezze più estreme, lamentando il pericolo della riconsegna della città alla destra. D’altro canto, ci viene difficile immaginare una politica ancor più razzista e peggiore di quella portata avanti dalla giunta pavese nei confronti della comunità rom e ci sorge spontaneo chiederci di fronte a quali generi di cose questi compagni, si possano convincere che non esistono margini di confronto né paletti che tengano con chi assiduamente perpetra attacchi verso i più deboli, sfrutta i lavoratori e costringe a vivere milioni di questi in condizioni di precarietà, smantellando quel poco che ormai resta dello Stato sociale.
Parallelamente anche i Giovani comunisti si sono attivati attraverso la distribuzione di migliaia di volantini in diversi luoghi della città. Un consistente blocco di forze politiche della sinistra pavese (Prc, Gc, Fgci, Pdci, Circolo Pasolini, CS Barattolo, Comitato in difesa della scuola pubblica, Pagine marxiste, Udu) ha indetto una manifestazione regionale per sabato 29 settembre il cui concentramento inizia alle ore 14.00 nel piazzale della stazione dei treni. Gli studenti del Csp inoltre organizzeranno il blocco della didattica nelle scuole pavesi per sabato mattina, allo sciopero seguirà un presidio-assemblea in preparazione dello spezzone studentesco per il corteo del pomeriggio.
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