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| Legge sull’immigrazione: molte parole, nessun fatto! |
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| Immigrazione | |||
| Scritto da Francesco Santoro | |||
| Lunedì 03 Aprile 2006 12:42 | |||
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- Emilia Romagna - “Ci muoviamo controcorrente alla Bossi-Fini”. Con questa affermazione l’assessore alle politiche sociali dell’Emilia-Romagna ha iniziato la sua relazione introduttiva al progetto di legge presentato dalla giunta (Ulivo e Prc) per “l’integrazione sociale” degli immigrati. Traendo un bilancio dalle proposte concrete, questa “legge salomonica”, che vuole piacere a tutti e non dispiacere a nessuno, non è affatto migliorativa. Il testo sarà licenziato entro l’anno, i passaggi presentati come decisivi sono: un programma triennale di pianificazione per gli interventi sociali; il diritto a percorsi partecipativi alla vita istituzionale; una “maggior attenzione” a nuove politiche abitative. Ad un comunista il verbo pianificare è affine, ma in questo caso perde ogni valenza per diventare un concetto astruso. Una buona proposta presuppone un’analisi attendibile e quando si crede che a Modena e provincia nel 2002 il 16% dei neo-assunti siano lavoratori stranieri, si è lontani dalla realtà, poiché i dati forniti (fonte: Stranieri in Italia)indicano il 54%. Comunque, per non ridurre la critica ad una questione di numeri, per quanto restino fondamentali, diventa difficile credere in questa programmazione quando soltanto oggi si iniziano a muovere i primi miopi passi nell’osservazione del fenomeno. Da questa contraddizione appare evidente che si è ancora lontani dal parlare di piani triennali di cui non ci è dato di conoscere il contenuto, ma magari qualcuno crede che ci sia ancora tempo. Il secondo punto, ovvero la partecipazione alle varie consulte (regionali, provinciali, comunali, zonali), è il solito specchietto per le allodole che ostenta democrazia ma cela burocrazia e propaganda. I delegati degli immigrati potranno partecipare al monitoraggio ed avanzare proposte, ma le decisioni saranno dettate da esigenze diverse, e non saranno certo quelle dei lavoratori ma quelle del mercato del lavoro. In Italia, infatti, l’ingresso di immigrati è legato ad un contratto di lavoro. Per non parlare dell’estensione del diritto di voto amministrativo: chi ha proposto la legge regionale forse non immaginava di essere scavalcato da Fini (che comunque lega il voto in maniera classista al reddito) in questo minuetto di “aperture progressiste”. Le politiche abitative prevedono maggiori investimenti per l’edificazione di alloggi sociali e l’istituzione di agenzie territoriali per l’affitto. In linea di principio sarebbe una buona iniziativa, se però fosse almeno vincolata alla formazione di cooperative edilizie municipalizzate per costruire case popolari con affitti ad equo canone. Lo stato dell’arte evidenzia, infatti, un caro-vita da massimi storici ed una finanziaria per il 2004 che taglia completamente i fondi destinati al sostegno per l’affitto. Il Comune, ad esempio, risarciva a fondo perduto il 30% dell’affitto annuo ad una buona fetta di famiglie. Cosa propone la giunta regionale per contrastare questa situazione di fatto? Risalta l’evidente inadeguatezza di questo progetto di legge che non si connette affatto con le reali condizioni e necessità dei lavoratori immigrati, mercificati prima dalla Bossi-Fini e dalla legge 30 e poi magari detenuti in quei vergognosi Cpt lanciati dal centrosinistra. Quando queste critiche vengono rivolte ai proponenti del testo, essi rispondono che la legge opera nell’ambito regionale e che l’Emilia-Romagna è una delle poche regioni a fare simili proposte. Questa legge-manifesto si riduce alla solita politica del meno peggio. Durante un dibattito pubblico Masella, capogruppo del Prc in regione, si è spinto ad auspicare che questi problemi escano dalle aule consiliari per entrare nelle piazze, scuotere tutta la società, “aspettando” la fine del capitalismo. Questa attesa sarà eterna fintanto che queste concezioni avranno seguito. Solo con la lotta di classe sin da ora si potrà rovesciare questo sistema, non nascondendosi dietro belle frasi vuote. Pertanto i comunisti devono lottare per: • No ai flussi migratori, libera circolazione delle persone. • Permesso di soggiorno per tutti! Chiusura dei Cpt. • Voto politico ed amministrativo per tutti i lavoratori immigrati presenti in Italia da almeno un anno. • Esproprio senza indennizzo delle immobiliari che tengono sfitti migliaia di appartamenti per tenere alti i prezzi.
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