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Immigrazione, la nuova legge Amato-Ferrero PDF Stampa E-mail
Immigrazione
Scritto da Vanessa Nadalutti   
Venerdì 13 Aprile 2007 11:12

È stato presentato al Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega di riforma della Bossi-Fini. Revisione del meccanismo dei flussi, liste di collocamento all’estero e ingressi con lo sponsor, rimpatri volontari e "superamento dell’attuale sistema dei Cpt": queste le novità contenute nel nuovo testo di legge.

Al di là delle semplificazioni burocratiche apportate, esso appare del tutto in linea con quello delle precedenti: espressione di una politica migratoria repressiva, che attraverso il sistema delle quote, dei permessi di soggiorno e dei Cpt assicura lo sfruttamento e la produzione continua di una popolazione di schiavi.

La riforma del Testo Unico sull’immigrazione prevede la programmazione triennale del decreto flussi. Tale sistema consentirà un migliore adeguamento alle richieste imprenditoriali di medio periodo: la programmazione, infatti, da annuale diventerà triennale, ma sarà accompagnata dalla possibilità di una revisione annuale delle quote per rispondere “ad ulteriori e nuove esigenze del mercato del lavoro”.

Via libera a colf e badanti: la loro quota già fissata potrà infatti “essere superata in una misura prefissata”; corsie agevolate per l’ingresso fuori quota di “professori universitari, ricercatori, dirigenti o personale altamente specializzato di società italiane, artisti e coloro che sono destinati a svolgere qualsiasi attività sportiva professionistica presso società italiane”: si avranno così stranieri di serie A (calciatori, manager,…) e stranieri di serie B (poveri disperati che fuggono da guerre e miseria).

Onde evitare ulteriori discriminazioni è comunque previsto che “una quota stabilita nel decreto di programmazione sarà riservata ai cittadini stranieri che siano in possesso di risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza sul territorio nazionale o in possesso di un reddito adeguato a prestare idonea garanzia patrimoniale”. Il significato è esplicito: se non sei un calciatore miliardario o non hai una carta di credito, non azzardarti a venire in Italia a vivere di assistenza e carità!

Liste di collocamento all’estero

Ben si possono immaginare quali saranno gli effetti della creazione di liste di collocamento presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero: visto il malfunzionamento di ambasciate e consolati, in base a quali criteri verrà effettuata la selezione in loco? È facile immaginare come questa sarà condizionata dalla valutazione, non ufficiale, di “altre caratteristiche” del lavoratore, che vanno ben al di là dall’aver “frequentato corsi di formazione al lavoro organizzati nei Paesi di provenienza o dal grado di conoscenza della lingua italiana”!

Oltre a favorire fenomeni di estorsione, l’idea delle liste di collocamento all’estero appare davvero geniale: logico immaginare che in posti come Mogadiscio o nel Darfur, per non parlare di Baghdad e Mosul, i futuri clandestini si dicano, schivando le esplosioni e le pallottole “ma sì, andiamo al consolato italiano per vedere se a Foggia hanno bisogno di raccoglitori di pomodori o a Brescia di muratori!”

Permesso di soggiorno e sponsor

Si “semplificano” le procedure e si allungano i termini di validità del permesso di soggiorno, attraverso un raddoppio della durata in sede di rinnovo: il rilascio del permesso per una durata di un anno per un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata inferiore o pari a sei mesi, per due anni per un rapporto di lavoro superiore a sei mesi e per tre anni per un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o autonomo.

L’immigrato che viene licenziato e a cui poi scada il permesso non viene immediatamente espulso: la validità dei permessi di soggiorno viene estesa ad un anno, ma “solo in presenza di adeguati mezzi di sussistenza”; lo straniero irregolare può ottenere un permesso di soggiorno “per motivi umanitari” ma solo qualora “dimostri spirito di appartenenza alla comunità civile e non costituisca una minaccia per l’ordine pubblico”!

Viene riconosciuto il diritto di voto alle elezioni amministrative, ma solo allo straniero che risulti titolare da almeno 5 anni di un permesso di soggiorno in corso di validità.

Una volta che il lavoratore avrà conseguito “il permesso di soggiorno per inserimento nel mercato di lavoro” (di durata annuale), lo sponsor provvederà ad affidare il lavoratore in prova all’imprenditore: se la prova avrà esito positivo il permesso verrà convertito in permesso di soggiorno per lavoro subordinato; se la prova avrà esito negativo il lavoratore tornerà nella disponibilità dello sponsor che potrà proporlo ad un altro datore di lavoro. Decorso un anno, il lavoratore che non sia riuscito a convertire il permesso di soggiorno sarà tenuto a lasciare il territorio nazionale. In tal modo lo sponsor assume il ruolo di vero e proprio soggetto di intermediazione nella gestione della manodopera migrante, con tutti i rischi che ne derivano a carico del lavoratore.

La figura dello sponsor, istituita dalla Turco-Napoletano, viene però ampliata: non solo “sponsor privati” (ovvero un singolo cittadino “in possesso di un reddito adeguato a prestare idonea garanzia patrimoniale” per l’extracomunitario), ma anche lo “sponsor istituzionale” (enti locali, sindacati e associazioni di imprenditori, che garantiscono economicamente per lo straniero chiamato in Italia) e “l’autosponsor”: lo stesso immigrato che garantisce se stesso, purchè “in possesso di risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza sul territorio nazionale”.

“Superamento del sistema dei Cpt”?

Vengono mantenute le sanzioni penali per la mancata ottemperanza all’ordine di allontanamento dal territorio nazionale: al fine di favorire l’effettiva esecuzione dell’espulsione, viene previsto una sorta di “sistema premiale” in base al quale l’immigrato che collaborerà fattivamente alla propria espulsione potrà essere compensato con una riduzione dei tempi di divieto di reingresso nel territorio italiano (attualmente 10 anni). Per rendere “attraenti” tali programmi di rimpatrio volontario viene istituito un “Fondo nazionale rimpatri” per assistere l’immigrato anche al rientro in patria. Ovvero, ti pago il biglietto aereo e magari ci aggiungo cinquanta o cento euro di “buoniscita”

Lungi dal prospettare la chiusura dei Cpt, la legge ne prescrive il “superamento”: si tratta di una nuova articolazione e “moltiplicazione” delle strutture detentive che punta sulla differenziazione delle diverse categorie di trattenuti, con formule diverse di regolarizzazione individuale per le categorie più deboli (vittime della tratta o del racket del lavoro nero) e riproponendo la detenzione amministrativa per gli “irriducibili” che non collaborano alla loro identificazione.

Viene infatti introdotta la distinzione tra “centri per l’esecuzione dell’espulsione” a carattere detentivo, per i cittadini stranieri che “si sono sottratti all’identificazione”, e “strutture di accoglienza” riservate agli irregolari in condizioni di bisogno: in ogni caso entrambe le tipologie potrebbero essere collocate nel medesimo sito, che verrebbe ripartito così in zone più “dure” e “meno dure”.

All’immigrato fermato in posizione irregolare, qualora a suo carico non risultino procedimenti penali, viene dapprima proposta una sorta di “espulsione partecipata”; qualora non collabori viene considerato “incline all’illegalità” e pertanto suscettibile di essere rinchiuso nei “centri per l’espulsione”. L’irregolare invece fermato in stato di bisogno o che presenta caratteristiche di “minore allarme sociale” (la pericolosità o la tendenza all’illegalità sono valutate a discrezione dell’autorità di polizia!) viene assistito in una “struttura di accoglienza”, a seconda delle necessità, per poi essere smistato secondo il caso precedente: o collabora al rimpatrio o verrà nuovamente rinchiuso (questa volta in un “centro per l’espulsione”)!

I cpt continueranno dunque ad esistere come luogo detentivo che sanziona una semplice violazione amministrativa; il loro mantenimento, oltre che servire ad impaurire e a mantenere in una posizione subordinata gli immigrati al fine di creare le condizioni per un loro ulteriore sfruttamento, è funzionale ad ingrassare i profitti delle imprese appaltatrici dei servizi (ciò grazie anche all’allungamento del periodo di trattenimento dai 30 ai 60 giorni introdotto dalla Bossi Fini, e che la Amato-Ferrero non ha per ora modificato!).

Vero cambiamento?

La riforma appare dunque ben lontana da una vera e propria abrogazione della Bossi-Fini. Di fatto, attraverso l’avvallo che il ministro Ferrero ha dato a questo disegno di legge, il Prc si è reso garante di una continuità con le politiche migratorie degli ultimi anni. Dalla Turco-Napolitano fino alla Amato-Ferrero, passando per la Bossi-Fini, la logica è sempre la stessa: misure repressive e segregazione che hanno quale scopo fondamentale non di fermare i clandestini, ma di filtrarli nella paura e nel timore, affinché vadano a lavorare a condizioni subordinate e servili. Così non si fa una piega se centinaia di polacchi spariscono nel nulla in Puglia, se si dà spazio alla propaganda che vede ogni immigrato come un criminale, se si edificano Cpt o si costruiscono muri per tenere i nuovi schiavi al loro posto. Lo sfruttamento e le discriminazioni razziali potranno essere eliminati solo da un forte movimento antirazzista, composto da lavoratori italiani e immigrati, senza attendere che dall’alto venga calata una riforma che corrisponda alle attese di quanti si battono per i diritti di coloro che, scappando da guerre e miseria, vengono in Italia per conquistarsi una vita dignitosa!

13 aprile 2007 


 
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