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| Immigrazione e sbarchi. Un'altra estate di stragi |
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| Immigrazione | |||
| Scritto da Mario Iavazzi | |||
| Giovedì 21 Settembre 2006 10:52 | |||
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Pescatori che avvistano corpi galleggianti a poche miglia dalle coste di Lampedusa o in reti piene di pesci, braccia e pezzi di arti avvistati da bagnanti delle spiagge siciliane. Anche quest’estate la “lotta all’immigrazione clandestina” ha avuto le sue vittime: migliaia di poveri che con i mezzi che hanno provano ad abbandonare il presente di fame e disoccupazione sperando in un futuro migliore. Annegano o muoiono di fame, di sete o per le condizioni della traversata, quando le imbarcazioni su cui viaggiano perdono la rotta o si capovolgono. Se qualcuno pensa che esageriamo può confrontarsi con i dati che emergono dall’osservatorio europeo che monitorizza i flussi migratori (Fortress Europe). Nel solo mese di agosto tra Lampedusa e la costa Mauritana sono morte 269 persone di cui 77 dispersi e 13 bambini. Sempre secondo lo stesso Istituto negli ultimi 18 anni lungo le frontiere europee sono morte almeno 5236 persone di cui 1697 dispersi. Di questi, 4057 sono annegati nel Mediterraneo, 1697 di questi corpi non sono mai stati recuperati. Nel canale di Sicilia le vittime sono state 1815 tra cui 1088 dispersi. Quella che si consuma nelle acque del Mediterraneo è una vera guerra contro poveri che sfuggono a miseria e spesso guerre. Alla speranza di migliaia di persone di entrare in un mondo che gli permetta più facilmente, rispetto a quello dei paesi d’origine soggetti a decenni e secoli di dominio e sfruttamento imperialista, di trovare un lavoro, si contrappone la chiusura delle frontiere e il tentativo, quantomai vano, di fermare il fenomeno dell’emigrazione. Né la diplomazia tra governi borghesi, con il “subappalto” della repressione ai governi della sponda sud del Mediterraneo, né il pattugliamento delle coste possono impedire questo fenomeno. Le imbarcazioni giunte dall’Africa persino sulle coste della Sardegna a fine agosto lo dimostrano. Per tali ragioni, non possono non essere considerate fortemente ipocrite le lacrime di coccodrillo dei ministri attuali e di quelli dei precedenti governi. Come il ministro Amato che subito dopo una strage di immigrati sulle coste di Lampedusa, dopo aver espresso il routinario e scontato dispiacere per l’accaduto, ha alzato il tiro chiedendo maggiori pene ai danni degli scafisti. Il ministro fa finta di non sapere che gli scafisti, spesso legati a grandi organizzazioni criminali, anche italiane, rispondono ad una domanda. La pena più amara non potrà cancellare gli interessi economici che si sviluppano attorno ad un mercato che dà una risposta ai bisogni di migliaia di persone di voler partire per migliorare le loro disastrose e umilianti condizioni di vita. Gli esecutori di queste stragi saranno pure impietosi scafisti, saranno molto spesso imbarcazioni della Marina Italiana che hanno il mandato di impedire ad ogni costo, anche con mezzi poco diplomatici e rischiosi per gli immigrati come l’accerchiamento con i conseguenti rischi di speronamento, ma sono in ultima istanza i governi con la loro politica di chiudere le frontiere, attraverso i flussi migratori previsti dalla Turco-Napolitano prima e con molte più restrizioni dalla Bossi-Fini poi. L’attuale governo Prodi, anche su questo terreno, non ha alcuna intenzione di rimettere in discussione i precedenti provvedimenti come il programma dell’Unione è lì a testimoniare. Meschine strumentalizzazioni Dal punto di vista dei governi e di chi, come la classe dominante, ha tutto l’interesse a tenere divisi i lavoratori italiani da quelli immigrati sarebbe troppo rischiosa una corretta informazione su questi temi. Bisogna controbilanciare, pensano, con delle campagne ad hoc anti immigrati. Ed ecco che si punta sul tema degli stupri. I casi di violenza sessuale compiuti da immigrati vanno su tutte le prime pagine. Non si va per il sottile, fino a colpevolizzare degli immigrati per la strage di una famiglia bresciana, salvo poi successivamente smentire; oppure per un tentato, e per fortuna non riuscito, stupro ai danni di una donna che usciva dalla festa dell’Unità di Bologna. Solo giorni dopo, alcuni testimoni e la parziale ammissione di un italiano che confermava di essere stato lui quella sera in quel posto, hanno cancellato l’ipotesi immigrato. La realtà è ben altra. Tutte le statistiche confermano che almeno l’80% della violenza sulle donne avviene nelle mure domestiche. L’associazione “Differenza donna” di Roma parla addirittura del 3% dei casi di aggressione sulle donne fuori dalle mure domestiche. Dunque lo stupro infame di un uomo che, per caso, non è italiano viene usato per rilanciare il “problema immigrazione” ma nessuno si sogna mai, nonostante l’evidenza (in realtà tanto nascosta) di questi dati, di mettere in discussione l’istituzione famiglia. Papa Ratzinger, tutta la chiesa e la propaganda ufficiale avrebbe molto da dire. I lavoratori immigrati sono visti dal padronato come carne da macello. Non si può nemmeno immaginare, ad esempio, quanti siano i lavoratori in nero morti nelle campagne raccogliendo pomodori o nei cantieri e buttati come fossero oggetti vecchi nei bidoni dell’immondizia o direttamente in inceneritori. Allo stesso modo, coloro che tentano di sbarcare, o hanno già trovato lavoro prima di partire e quindi sono in regola oppure non servono, sono “clandestini” e se proprio provano a venire nel nostro paese possono pure annegare. Questa è la legge del capitalismo e contro tale principio la classe lavoratrice deve unirsi a prescindere da quale sarà il governo che sosterrà questa legge. Solo la comprensione dei lavoratori italiani e immigrati della necessità di unirsi nella lotta di classe può impedire il protrarsi di questa strage senza fine.
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