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Il concentramento davanti al palazzo verde murato |
In tanti chiudono orecchie o occhi: certo un migliaio di persone che sfilano a Sassuolo sono difficili da nascondere ma c’è chi vorrà credere che sono di fuori (un po’ meno della metà sarebbe una stima seria) o estremisti per passione o professione visto che “tutti spacciatori” è difficile da credere persino sotto il sole cocente e la disinformazione battente.
Brevissimo riassunto delle puntate precedenti. Un parziale sgombero il 24 giugno, poi la chiusura totale del palazzo il 27 con tanto di elicottero a far da “Apocalipse Now”.
Partiti e stampa locale “motivano” il tutto
con accenni tanto apocalittici quanto confusi al degrado tecnico del palazzo
(vecchio di 30 anni) e al “disagio sociale” (intorno girano spacciatori): un
corto circuito logico e giuridico ma ad alto tasso emotivo. Accade in viale san
Pietro 6 - il palazzo verde - nel quartiere Braida a Sassuolo, provincia
modenese. La giunta è di centro-sinistra, sindaco Graziano Pattuzzi, della
Margherita. L’assessore alla casa è il giovane Rocco Abbiuso di Rifondazione
e non ci sta: con una lunga lettera - presto anche sul sito www.carta.org
- motiva le sue dimissioni e l’uscita del partito dalla giunta, “un
esecutivo cittadino povero di obiettivi sociali”. Fra la settantina di
famiglie sgomberate molti rifiutano i luoghi assegnati - “indecenti”
garantisce chiunque li abbia visti - e preferiscono dormire davanti al
Duomo. Il comitato di via San Pietro invita a manifestare il 2 luglio.
Josef è del Togo anzi è “togo”
Alle 15 quando il corteo dovrebbe partire ci sono circa 300 persone (lungo la strada il numero triplicherà) e un numero esagerato di “forze dell’ordine”.
E’ con questa esibizione che se la prende Josef, custode del palazzo e sua “memoria
storica” come viene chiamato da tutti. “Quando arrivavano gli spacciatori io
chiamavo polizia e carabinieri e loro mi rispondevano: non abbiamo macchine. Poi
per lo sgombero però avevano tante auto e persino l’elicottero; e oggi
guardate quanti sono… Il sindaco ha detto che i poliziotti avevano paura degli
spacciatori; ci devo credere? Invece a sgomberare donne e bambini non c’è
timore. E hanno pure preso a calci un ragazzo”. Ad ascoltarlo c’è anche un
tipo elegante (è il vice questore) che a questo punto si intromette: “Non
dire bugie”. Senza scomporsi Josef chiama a raccolta testimoni. Un fiume in
piena. Numeri, nomi, storie. Si incanta solo, con una certa solennità, su una
frase che ripete ben 4 volte (anche in latino): “Si accaniscono con le colombe
e hanno paura dei corvi”. Josef è del Togo sussurra un ragazzino, strizzando
l’occhio, perché qui nel modenese l’aggettivo “togo” è usatissimo per
indicare un tipo davvero fico.
Non è solo Josef a testimoniare. Fra i tanti c’è Benel, che abita nel palazzo accanto: “Ero in cucina, ho visto l’elicottero così vicino che avrei potuto offrirgli il caffè. Quella degli spacciatori è una gran balla perché loro sono ancora qui”. E ancora: “Volevano mandare questa gente al san Michele ma 10 mesi fa era stato sgomberato perché inagibile e non c’è stato fatto alcun lavoro, vi rendete conto?”. Ed è su questa frase che interviene un uomo di mezza età dallo smaccato accento modenese che si presenta così: “sono sassuolese e oggi me ne vergogno”.
Quando il corteo parte si nota un vessillo de “il manifesto”, quello ormai classico con la “rivoluzione non russa”. Inevitabile chiedere al ragazzo chi è e perché lo sventola. “Sono Davide Marras, mi piace questa bandiera e il manifesto è un bellissimo giornale, anche se finora non ha raccontato le schifezze che stanno succedendo a Sassuolo”.
Tante bambine e bambini in testa. Donne e carrozzine. Gli immigrati sono
quasi una metà dei manifestanti: “Siamo lavoratori, non spacciatori”
ritmano. A seguire italiani sparsi o dietro striscioni politici. Una buona
percentuale di sassuolesi, un po’ più forse di modenesi; fra i piccoli gruppi
venuti da fuori persino ragazzi di Udine e Pavia che “di questo schifo”
hanno appreso in rete.
Spicca lo striscione della Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) della Terim: “Siamo qui al completo come la Smalti Modena ma ci sono altri delegati sparsi. Invece Cgil, Cisl e Uil dopo tante promesse non hanno avuto il coraggio di un comunicato solidale, come invece ha fatto l’Arci” chiarisce un delegato. “Palazzo verde, condanna per l’uso della forza” strilla un volantino dei Comunisti italiani; “ma allora perché non uscite anche voi dalla giunta?” chiede una signora senza ottenere risposta. C’è anche un volantino bi-lingue su carta verdina: è delle comunità islamiche di Sassuolo. “Bene ma potevano svegliarsi un po’ prima” commenta un ragazzo arabo.
Lungo la strada un immigrato sviene: “E’ uno degli sgomberati”
spiegano: “da una settimana non chiude occhio”. Una dottoressa modenese che
era in corteo lo soccorre. “Un brutto stress psico-fisico ma può superarlo…
se ritrova un po’ di serenità”.
Non fa rima però è proprio un bello slogan
Dalla periferia ci si avvicina al centro. Aumenta il protagonismo degli immigrati. “Vogliamo le case, contro il razzismo” urla al megafono una bimbetta. Ma ai più piccoli piace ancor più: “Lotta dura senza paura”. Rimbomba lo slogan: “Italiani, immigrati, operai, uniti nella lotta”. Quasi ossessivo accompagnerà il corteo sino al termine e una signora riflette: “questo non proprio fa rima ma è proprio bello, mi ricorda gli anni ’60 e ’70, quel credere in un mondo migliore per tutti”.
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L'arrivo in Piazza Garibaldi |
Per oggi è finita ma c’è ancora tempo per un auspicio racchiuso in una frase dal buon sapore antico: “Resisteremo un minuto più del sindaco”.
Basta girare un angolo per incontrare il Duomo con le tende e i materassi degli sgomberati. Una coppia ben vestita di passaggio aggrotta tutte le sopracciglia possibili. Ma lo sapranno che questi “accampati” una casa l’avevano e pure di proprietà? Alla gente per bene verrà il dubbio che non sia un gioco o una Casbah ma una stupida, cattiva, evitabilissima tragedia? E in sassuolese come si traduce “Si accaniscono con le colombe e hanno paura dei corvi”?
4 luglio 2005.
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