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Donne in Pakistan: vittime dell’oppressione sociale ed economica PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sadaf Zahra   
Mercoledì 22 Febbraio 2006 13:22

Il subcontinente indiano è la zona del mondo meno sensibile alla questione di genere. E’ l’unica regione dove gli uomini superano in numero le donne: la divisione per sesso è di 105,7 uomini ogni 100 donne. In Pakistan le donne non sono soggette solo alla discriminazione economica, ma sono vittime anche di costumi inumani e leggi come il Karo Kari, la clausola Hadood, il Qasas, il matrimonio secondo la legge coranica e la legge di stato della mezza testimonianza (per cui in una corte la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo).

Nelle zone rurali le donne sono considerate come schiave, sottoposte a fatiche improbe. Esse esistono solo per obbedire ai loro padri, fratelli e mariti. Non hanno il diritto di compiere scelte riguardo a se stesse perché, secondo le norme sociali e culturali dominanti, esse vengono ritenute creature incapaci d’intendere e di volere. Inoltre, il matrimonio è una sorta di commercio tra famiglie differenti, questo sia nelle aree rurali sia in quelle metropolitane.

Le donne sono particolarmente indifese rispetto alle violazioni del loro diritto alla vita. Il loro diritto alla libertà, per esempio, vale meno perché vengono privilegiati valori quali la modestia, la protezione e la prevenzione di atti immorali. Nelle aree agricole il 90% delle donne lavora nei campi; lavorano per tutto il giorno con i componenti maschili della loro famiglia, ma sono comunque costrette a subire la loro collera. I maschi della famiglia controllano con attenzione le donne in nome dell’"onore", ma bisogna comprendere meglio il significato della parola "onore", perché nella nostra società non ha il suo corretto significato. Qui, in realtà, significa possesso delle donne, è una vera e propria forma di proprietà. Non solo esistono restrizioni alla libertà femminile in nome di questo onore (ghairat), ma le donne possono anche essere uccise se perdono il loro "onore".

Karo Kari è il nome dell’omicidio d’onore. Lo scorso anno, 286 donne sono state uccise da uomini della famiglia in nome dell’onore (questi sono solo i casi registrati).

L’11 Giugno del 2000, quattro donne e un uomo sono stati uccisi nel villaggio di Dera Jamali nel Sindh. Lo scorso anno, negli stessi giorni, una ragazza di 13 anni di nome Sara è stata vittima di questo tipo di omicidio nel Goth Khosa. Due giovani ragazzi, Imtiaz e Arshad, sono stati uccisi nel medesimo episodio, ed entrambi non avevano mai incontrato la giovane ragazza nella loro vita; tuttavia, il fratello di Sara ha dichiarato il suo come un omicidio d’onore, per ricevere una pena inferiore. La legge, infatti, è più mite con gli assassini in questi casi. Egli voleva impossessarsi della terra dei due ragazzi e utilizzò quel tipo di accusa per ucciderli con la sorella. Nel villaggio di Morata c’è stato un altro caso di Karo Kari. Il motivo dell’uccisione è stato che l’assassino voleva sposare una donna già sposata; egli ha ucciso il marito della donna e sua sorella, ed è stato rilasciato di prigione dopo pochi mesi.

Molti casi di Karo Kari sono legati al matrimonio d’amore. Recentemente una donna con il figlio di cinque mesi, il marito e quattro parenti acquisiti, sono stati uccisi perché lei aveva commesso il crimine di essersi sposata per amore. Alla maggior parte delle donne in Pakistan non è consentito sposare un uomo liberamente. Ci sono centinaia di casi simili non registrati, ma se andiamo alla radice di questi omicidi d’onore vediamo che sono legati a questioni di terra, acqua, soldi e proprietà. Inoltre solo le donne delle classi povere sono vittime del costume inumano del Karo Kari, mentre è raramente applicato alle donne ricche.

Nel Punjab fratelli, padri e mariti sottopongono a violenza domestica l’82% delle donne. L’incidenza delle percosse sulle mogli è così frequente che non è neanche considerata una forma perniciosa di violenza contro le donne. Anche nei casi in cui le donne riportano ferite gravi e vorrebbero sporgere denuncia, la polizia consiglia loro di riconciliarsi con i mariti, altrimenti una causa matrimoniale le disonorerebbe.

La violenza sulle donne inizia fin dall’infanzia. Non è consentito loro di giocare con gli stessi giochi dei bambini, giochi che aiuterebbero il loro rapido sviluppo mentale e fisico. Un’altra pratica diffusa in Pakistan è il taglio del naso ad una donna sospettata di avere una relazione extraconiugale. L’aggressione sessuale verso le donne, compreso lo stupro, resta uno dei crimini più diffusi; la commissione per i diritti umani stima che venga commesso uno stupro ogni tre ore. Tuttavia, non può essere fatta alcuna stima dei numerosi casi non segnalati.

La legge penale islamica "ordinanza Hadood", del 1979, ha sostituito le clausole del Codice Penale del Pakistan che riguardano i casi di stupro. La legge islamica, per i casi di stupro, richiede la testimonianza di quattro uomini musulmani affinché si possa condannare alla pena Hadood l’accusato. Data la legge della mezza testimonianza, la donna stuprata non può neanche testimoniare contro il crimine che ha subito. In base a queste leggi, la testimonianza della vittima deve essere corroborata da altre per convincere la corte.

Dall’altra parte, quando la relazione sessuale è provata, non può essere provata l’assenza di consenso, e la presunzione che tale relazione sia avvenuta col consenso della donna può esporla al rischio di essere sottoposta a procedura penale. Sia nel caso di stupro che di adulterio la donna è tenuta in prigione in attesa del verdetto della corte. Il 52% delle donne che languiscono nelle prigioni pakistane attendono la loro sorte per queste accuse. Nel caso di matrimonio di una donna senza il consenso della famiglia, il matrimonio può essere invalidato e la coppia può essere accusata dell’offesa di zina (adulterio).

Quando le donne che hanno subito violenze contattano i tutori della legge (la polizia) e le altre agenzie investigative, le donne delle classi oppresse sono soggette alla brutalità poliziesca e a crimini come lo stupro anche durante la custodia. L’incidenza di aggressioni sessuali sulle donne da parte della polizia durante la custodia è aumentata dopo l’applicazione delle leggi islamiche.

Un’altra legge, la Qasas, è utilizzata per colpire le donne. Secondo tale legge, infatti, se una persona uccide qualcuno e la famiglia della vittima trova un accordo con l’assassino, la famiglia di quest’ultimo pagherà una cifra pattuita, offrendo terra e, ovviamente, anche donne.

Il matrimonio secondo il Sacro Corano (il libro sacro dell’Islam) è diffuso anche nel Sindh. In questo caso la donna deve vivere tutta la vita senza marito. Questa legge è applicata solo alle classi latifondiste e viene usata per conservare ed appropriarsi della terra di sorelle e figlie.

Se osserviamo la storia del Pakistan, però, si incontrano vari movimenti di donne contro queste leggi e costumi criminali, ma questi movimenti sono per lo più guidati dalle Ong (organizzazioni non governative) e il grave problema delle Ong è che credono nella giustezza di questo sistema, dello Stato e delle sue leggi. Esse rispettano la magistratura come lo Stato. Non propongono soluzioni, se non quella di convincere la classe dominante ed il suo Stato a far passare leggi che aboliscano la discriminazione femminile nella società. Ma l’oppressione femminile ha le sue radici nella società stessa. In tempi remoti le donne producevano cibo per la famiglia; in quei tempi le donne avevano imparato come coltivare la terra, mentre gli uomini cacciavano solamente. Questo è il motivo per cui le donne avevano un particolare riconoscimento nella società e dopo un dato periodo di tempo esse divennero capifamiglia. Anche in campo religioso le divinità femminili superavano nel numero quelle maschili.

Dopo un certo periodo di tempo, gli uomini impararono le tecniche di coltivazione e divennero dominanti nel processo di produzione. Questo portò alla fine della società matriarcale, una società in cui dominavano le donne, e la nuova forma di proprietà conferì il diritto all’eredità solo all’uomo, stabilendo così il suo dominio. Dopo l’introduzione di questo sistema di proprietà privata, la donna divenne gradualmente un oggetto e un bene di proprietà; queste idee si svilupparono nel tempo e lo sfruttamento femminile continuò con diverse modalità.

E’ solo con il rapido sviluppo della tecnologia che il bisogno può essere abolito e la logica del bisogno e dell’accumulo può lasciare il passo ad un’espressione della coscienza libera dal possesso. In ultima analisi, questo libererà le donne dallo sfruttamento del lavoro domestico e dalla punizione per essere esseri umani inferiori.

Nella fase attuale il capitalismo ha creato una società basata sul bisogno e l’accumulo, in cui gli esseri umani vivono la vita come una competizione all’ultimo sangue per sopravvivere. In paesi come il Pakistan questo sistema ha fallito nel colmare la differenza tra aree urbane e aree rurali, nello sviluppo di differenti regioni e nel far penetrare la modernità tra gli strati contadini della popolazione.

Bisogni primari come istruzione, sanità, infrastrutture, acqua e trasporti non vengono soddisfatti. Contemporaneamente, vi è la penetrazione di tutte le forme dell’ultima tecnologia, come la televisione satellitare, che ha distorto i modi dello sviluppo sociale e culturale di queste aree. Nei villaggi possiamo vedere chiaramente forme di sviluppo diseguale e combinato: Tv e antenna satellitare sono disponibili, ma strumenti e tecniche mediche sono vecchi di millenni. Questi modi di sviluppo deformati hanno ulteriormente aggravato le condizioni di vita delle donne nelle aree rurali. La vita sociale in campagna e nei centri urbani non è quindi migliorata, anzi, è solo peggiorata.

Questa intensa crisi sociale si manifesta nel brusco aumento delle molestie, degli stupri di gruppo e dei crimini violenti nei confronti delle donne, sia nelle zone rurali, sia in quelle urbane.

Troviamo situazioni analoghe nei paesi del terzo mondo, dove il capitalismo ha fallito nel raggiungere tutti i suoi obbiettivi storici. Costumi arretrati sono ancora in voga e non si è riusciti a sradicarli. Nelle città queste usanze superate hanno una minore influenza, perché le donne detengono un ruolo maggiore nella produzione e contribuiscono maggiormente alle entrate familiari. Esse non praticano un "lavoro non pagato", come le donne contadine, ma comunque devono affrontare sfide non invidiabili e vari problemi anche nelle città.

Anche nei paesi sviluppati lo sfruttamento delle donne e le molestie sessuali sono in aumento.

Sorge spontanea la domanda: quanto durerà tutto questo? Il movimento delle donne dovrà confinarsi come mero gruppo di testimonianza e propaganda o dovrà proporsi di cambiare l’ordine esistente?

In questo sistema di proprietà privata dei mezzi di produzione (capitalismo) la donna è ridotta ad oggetto. Il marciume del sistema si vede dal fatto che il sesso è diventato la terza industria più redditizia del mondo. Il doppio sfruttamento della donna non può essere compreso senza analizzare le sue basi storiche, sociali ed economiche; solo allora sarà possibile escogitare una strategia per il suo sradicamento.

Il lavoro domestico delle donne, badare ai bambini, lavare la casa, cucinare, tenere tutto pulito e tante altre forme di lavoro che coinvolgono le donne, sono lavori a tempo pieno, ma questo sistema non prevede alcuna ricompensa per questo. Le radici culturali, sociali, morali ed etiche della società sono dunque organizzate in modo tale che questo sistema prenda gratuitamente il lavoro delle donne, lavoro che contribuisce al suo sviluppo, e lo considera un sussidio. Queste condizioni, per cui le donne non godono del prodotto del loro lavoro, sviluppano una logica di alienazione. Tutto questo indebolisce e deprime ulteriormente le donne.

Utilizzando questa situazione la classe dominante di questo sistema crea leggi, costumi e marce tradizioni culturali per opprimere ulteriormente le donne. Il brutale dittatore militare Zia-Ul Haq impose l’ordinanza Hadood e altre leggi fasciste contro le donne per facilitare ulteriormente il loro sfruttamento da parte del capitalismo. Anche un governo democratico guidato da un primo ministro donna, Benazir Bhutto, non è riuscito ad abolire queste leggi draconiane, perché in linea con il sistema e la sua forma statale.

Queste pressioni sulle donne hanno ulteriormente diminuito la loro volontà, fiducia e determinazione. Questi periodi reazionari hanno sviluppato una logica perdente tra le donne. Per essere fedeli all’etica di questa società, esse vengono lusingate a comportarsi come se fossero un bene di consumo, stimolando un uso eccessivo di cosmetici e trucco, il desiderio di gioielli e la logica dell’imbellettamento.

Questi elementi, presentati come "debolezze" delle donne, sono ulteriormente sfruttati dagli uomini ricchi per soggiogarle ulteriormente. Utilizzando questa insicurezza sociale, questa alienazione e queste pressioni sulle donne, i capitalisti accrescono lo sfruttamento delle donne lavoratrici nelle fabbriche e nei campi. E’ stato generalmente osservato che le donne lavorano con più dedizione e meticolosità degli uomini. In Pakistan, per esempio, le donne sono il 28% della forza lavoro totale, ma generano il 40% della produzione. Allo stesso tempo è regola generale del capitalismo che le donne lavoratrici siano pagate meno della controparte maschile in tutto il mondo. Per esempio, secondo l’Ufficio di Statistiche Nazionali della Gran Bretagna, la media delle entrate annuali per i lavoratori uomini nel 1999 era di 23 mila sterline, mentre lo stipendio medio annuale femminile era di 16 mila sterline. Dunque c’era una differenza del 42% nello stipendio guadagnato. In Pakistan e nel terzo mondo la situazione è anche peggiore.

Allo stesso tempo l’ineguaglianza di genere è così profonda che dalla culla alla tomba le donne sono costrette a condurre una vita di discriminazioni. Ci sono più morti infantili tra le bambine che tra i bambini. Ogni anno, 135 mila donne muoiono di parto in Pakistan. Solo il 21% delle donne ha accesso alle strutture sanitarie per il parto.

Il grave difetto dei movimenti delle donne è che le donne delle classi dominanti, che per lo più li guidano, non devono subire le terribili prove delle donne delle classi oppresse. Le condizioni precarie di settori importanti, come l’igiene pubblica, la sanità e l’istruzione sono avvertite maggiormente dalle donne della classe operaia. La lotta per i diritti delle donne e la loro liberazione, quindi, hanno diverso significato per le diverse classi.

Senza il rovesciamento dello Stato borghese e dello sfruttamento capitalistico, l’emancipazione delle donne della classe operaia (che nella società costituiscono la stragrande maggioranza) è un’utopia. La definitiva liberazione della donna è legata alla lotta di classe dei lavoratori di tutte le religioni, nazionalità, razze, sesso e colore; la vittoria di questa lotta risiede esclusivamente nel successo della rivoluzione socialista.

 
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