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La Grecia esplode PDF Stampa E-mail
Internazionale
Scritto da FalceMartello   
Giovedì 06 Maggio 2010 07:06

La Grecia resiste ai diktat dell’Unione europea e del Fmi. Lo sciopero e la manifestazione di ieri ad Atene sono state le più grandi dalla fine della dittatura dei colonnelli, oltre 35 anni fa. A centinaia di migliaia i lavoratori e i giovani sono scesi in piazza ad Atene, a Patrasso  a Salonicco e in tante altre città della Grecia.

La mobilitazione ad Atene ha raggiunto a tratti delle caratteristiche insurrezionali, come nell’assalto al parlamento, condotto, come dimostrato dalle immagini, non da gruppi isolati ma da migliaia di persone.

La tragica morte di tre persone all’interno di una banca avvolta dalle fiamme, è usata come pretesto dai mass media per criminalizzare tutti i manifestanti e disorientare i settori più arretrati della classe operaia. I sindacati greci hanno giustamente dato la colpa dell’accaduto al direttore della banca, che ha costretto la filiale a rimanere aperta mentre tutte le altre banche della zona avevano scelto la chiusura nel giorno di sciopero. Inoltre la banca era priva delle più elementari misure di sicurezza antincendio. Non sembra comunque che i tragici avvenimenti di ieri avranno un effetto negativo sulle mobilitazioni ed è probabile che le mobilitazioni aumenteranno di intensità e radicalità. La classe lavoratrice greca non ha infatti altre alternative che lottare.

L’attacco nei confronti del proletariato greco è senza precedenti, ed è a senso unico: blocco degli stipendi nel settore pubblico fino al 2014, abolizione della tredicesima e della quattordicesima sempre nel settore pubblico, aumento dell’Iva ed innalzamento dell’età pensionabile (nel 2015 ci vorranno 40 anni di lavoro per andare in pensione). Si calcola che il salario nel settore pubblico diminuirà del 30%.

I capitalisti vogliono mettere la classe operaia con le spalle al muro: se riusciranno a piegarla, sarà un banco di prova importante per mettere in pratica politiche simili in tutto il resto dell’Europa.

L’ipocrisia e la sfacciataggine della borghesia è senza limiti. Non solo sta guadagnando in maniera incredibile dalle speculazioni sull’insolvenza della Grecia, che ora si sono estese anche alla Spagna ed al Portogallo, ma farà affari di tutto rispetto anche con i prestiti “generosamente” concessi al governo Papandreu. La riottosità della Merkel ad allargare i cordoni della borsa delle ultime settimane non era dettata da una preoccupazione sulla stabilità dell’Europa, ma volta ad alzare il prezzo nei confronti di Atene. Infatti dalla prima trance di aiuti, pari a trenta miliardi di Euro, la Germania guadagnerà 622 milioni, la Francia 465 e l’Italietta ne incasserà 223. Nei fatti la Grecia non vedrà neanche un euro dei 110 miliardi di prestiti concessi: l’accordo con Fmi ed Ue prevede che i bond greci attualmente sul mercato verranno sostituiti da nuove obbligazioni emesse dalla Bce. Conclusione: i soldi finiranno tutti agli investitori, istituzionali e non, gli stessi che hanno fatto precipitare Atene nell’abisso.

Insomma più che generosi aiuti, i prestiti concessi sembrano più il sapone che si usa per la corda dell’impiccato. Per la prima volta da molti decenni in Europa una bancarotta simile a quella argentina del 2001 è totalmente possibile. Ciò rende più che mai attuale il bivio che i compagni greci delineano nel loro editoriale che pubblichiamo di seguito,quello tra socialismo e barbarie.

La crisi che sta trascinando nel baratro la Grecia,ma che colpirà con ogni probabilità anche Spagna e Portogallo, mette in luce anche la crisi delle socialdemocrazie, al governo in tutt’e tre i paesi, e che finora hanno ubbidito ciecamente agli ordini del Fondo monetario e della Bce.

La subalternità totale dei leaders socialdemocratici pone con urgenza la costruzione di un’alternattiva a sinistra. In Grecia abbiamo due formazioni a sinistra del Pasok, Kke e Synaspismos (con il suo fronte elettorale, Syriza) che provengono ambedue dalla tradizione comunista e che dispongono di una forza significativa. Il Kke ha costruito una frazione all’interno delle confederazioni sindacali, il Pame, che raggruppa gran parte dell’avanguardia del movimento operaio.

I lavoratori aderenti al Pame sono stati in prima linea in tutte le proteste di questi ultimi anni, prima contro il governo di destra ed ora contro il governo Papandreu, ma allo stesso tempo non sono stati in grado di trascinare dietro di se il grosso della classe operaia Greca, a causa della settarismo dei propri dirigenti. In maniera sistematica in tutti questi anni i vertici del Pame hanno convocato cortei separati rispetto a quelli ufficiali di Gsee (confederazione del settore privato) e di Adedy (settore pubblico), fino ad oggi controllate dal Pasok. È vero che i vertici del Gsee hanno avuto un atteggiamento ambiguo e per tre lunghi mesi, da ottobre a gennaio, hanno preferito il tavolo di confronto col governo invece che la lotta, ma tale atteggiamento è entrato sempre più in contraddizione con le volontà della base, che esige risposte sempre più combattive. Ciò che è successo ieri ad Atene, con i due cortei del Pame e di Gsee/Adedy che si sono fusi date anche le dimensioni enormi delle manifestazioni, mostra il desiderio di unità della classe operaia greca e la strada da seguire per le avanguardie comuniste. Quella di penetrare ed egemonizzare la massa del proletariato greco.

La ricerca di soluzioni, anche le più radicali, sarà sempre più impellente fra i giovani e i lavoratori. L’unica alternativa al governo Papandreu, non asservita al dominio del capitale, è quella basata sull’unità tra Kke e Syriza con un programma anticapitalista.

Ieri il cancelliere tedesco Merkel ha detto che è in gioco il futuro dell’Europa. Noi vogliamo essere più precisi, e siccome crediamo che i padroni troveranno sempre, in questo sistema, un posto al sole, crediamo che oggi si giochi il futuro della classe operaia del continente. Noi comunisti, prendendo esempio dalle lotte dei lavoratori greci, dobbiamo essere all’altezza della posta in palio.

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Grecia: resistere al terrorismo del capitale! C’è un altra strada

(editoriale del numero in corso di Marxistiki Foni)

Tutti i giorni cercano di convincerci che la crisi è stata causata dallo “stile di vita opulento dei greci” e che è nostro dovere “diminuire il nostro tenore di vita per il bene del nostro paese”. Mai negli ultimi trent’anni è stata scatenata una campagna con delle menzogne così grosse ed un’ipocrisia così sfacciata

La crisi è stata causata invece dallo stile di vita opulento dei capitalisti in Grecia ed a livello mondiale. È la natura del capitalismo, avara e senza scrupoli, che ha gettato in questi ultimi decenni i lavoratori in miseria su scala mondiale ed ha condotto l’economia in un vicolo cieco.

Il capitalismo greco è stato colpito più duramente dalla crisi perchè è l’anello debole nella zona dell’euro. Nonostante diversi anni di crescita ininterrotta del Pil che ha portato i capitalisti greci ad ottenere livelli di profitto fra i primi del mondo il capitalismo ha mostrato la sua natura totalmente parassitaria, peggiorando la competitività dell’economia greca invece di migliorarla. I lavoratori greci hanno visto il loro tenore di vita crollare, altro che stile di vita opulento! Le statistiche fornite dal Gsee (sindacato del settore privato) prima della crisi parlavano di un tenore di vita uguale al 1984 per i lavoratori del settore privato, mentre quelli del settore pubblico hanno visto i loro salari crollare del 30% negli ultimi 20 anni. Chi può dimenticare che la diminuzione del nostro tenore di vita, attraverso un programma di austerità dopo l’altro dall’85 in poi, è stata giustificata con la promessa di un futuro migliore?

E ora tutti i giorni osserviamo un manipolo di apologeti del capitalismo, sia dal punto di vista politico che economico che ideologico, che nel passato hanno acquistato ville, piscine e auto di lusso grazie ai servizi resi ai padroni che cercano di convincere la massa di lavoratori e disoccupati strozzati dai debiti che la colpa della crisi è loro e che l’unica via d’uscita è non solo di diventare ancora più poveri, ma di morire letteralmente di stenti. Perché le misure che sono  state decise da Papandreu, con la benedizione dell’Ue e del Fmi, i rappresentanti internazionali degli speculatori, da una parte faranno diventare le pensioni e gli stipendi delle vere e proprie “foglie di fico” che copriranno la miseria di massa, e dall’altra cancelleranno quei pochi diritti ancora rimasti della classe operaia, portando il tenore di vita delle masse lavoratrici ai livelli dell’immediato dopoguerra.

L’altra strada è il socialismo

Tutta l’enfasi dei pennivendoli del capitale cerca di persuadere i lavoratori che non c’è altra soluzione, che la sottomissione alla volontà dei capitalisti locali e stranieri sia l’unica via praticabile, che dovrebbero prontamente accettare di ripagare il debito col proprio sangue perché altrimenti “il prestigio della nazione crollerebbe”, che i provvedimenti che diminuiranno il tenore di vita della classe operaia e accompagnano il piano dell’Ue e del Fmi devono essere rispettati e che “dovremmo essere felici che ci sia qualcuno che viene a salvarci e rimette le cose in ordine”.

Davanti a questa coltre di menzogne, la sinistra deve spiegare la verità. Il governo ed i suoi consiglieri internazionali stanno portando avanti una misura antioperaia dopo l’altra , non per salvare il paese, ma per salvare il capitalismo greco ed europeo dalla propria crisi profonda.

La sinistra deve sottolineare che non solo esiste un'altra via d’uscita, ma che quest’ultima non è mai stata così necessaria ed attuale. Questa via d’uscita è quella del socialismo. La direzione dei partiti di sinistra e del movimento operaio in modo particolare, deve capire che la conclusione più importante della nostra epoca è la conferma di uno dei pilastri fondamentali del marxismo: all’interno del capitalismo, nessuna soluzione della crisi sarà a vantaggio dei lavoratori.

Solo con l’adozione di un programma rivoluzionario si può salvaguardare ed incrementare il tenore di vita della stragrande maggioranza della società. Questo concetto basilare del marxismo è confermato dall’attuale momento storico. Senza la nazionalizzazione delle banche non potremo trovare le risorse necessarie al progresso della società. Senza la pianificazione centralizzata dell’economia non si potranno evitare le crisi e la disoccupazione. Senza il controllo e la gestione democratica dello stato e dell’economia da parte dei lavoratori, non potremo raggiungere la trasparenza e sconfiggere il cancro della corruzione e degli scandali.  Senza l’estensione di questo programma rivoluzionario in un paese dopo l’altro, non si potrà arrivare a un futuro socialista ed a misura d’uomo per la classe operaia e le proprie famiglie.

Mentre le proteste continuano, la sinistra deve dimostrare che c’è una via d’uscita. Il dilemma storico che abbiamo di fronte oggi è: o avanziamo verso il socialismo in Grecia, in Europa e in tutto il mondo o scivoleremo verso la barbarie. Chiunque invochi oggi soluzioni a “metà strada” che dovrebbero addolcire la barbarie capitalista, si pone oggettivamente come un ostacolo al progresso della società. Quando il capitalismo si riprende tutto quello che avevamo conquistato, l’unica soluzione è individuare come bersaglio il capitalismo stesso.

Il primo compito: unità e ancora unità!

Se ideologicamente e programmaticamente la sinistra deve ricavare le risposte dalle idee con cui è nata: le idee del marxismo, il compito più basilare del periodo può essere invece ricavato dalle aspirazioni dei militanti di base. La domanda è unica: unità nella lotta!

Tutte le principali forze del movimento operaio devono formare un fronte di lotta con l'obiettivo di rovesciare le forze anti-operaie. La leva necessaria al raggiungimento di tale unità è a sua volta un'unità delle organizzazioni di sinistra nel movimento operaio stesso. Senza un fronte unico di tutte le organizzazioni di massa del movimento operaio, politiche e sindacali, e senza un patto d'azione tra Syriza e il Kke, il movimento operaio non può raggiungere niente. Una direzione che in queste condizioni non lavorasse pazientemente per l'unità, indipendentemente dalle proprie intenzioni, saboterebbe la lotta del lavoratori e di fatto giocherebbe il ruolo di crumiraggio della lotta.

In secondo luogo: una lotta estesa e pianificata!

L'esperienza degli ultimi anni sta mostrando che scioperi generali sporadici senza un piano d'azione non possono portare a delle vittorie. I capitalisti e il Governo dei loro servi, insieme ai vari organismi internazionali, non faranno un passo indietro nemmeno di fronte allo sciopero di 24 ore più massiccio e combattivo, se questo non fa parte di una lotta pianificata ed estesa nel tempo. Visto che comprendono che se fanno concessioni alla classe, questo darà più impeto al movimento, l'instabilità economica del loro regime sarà accompagnata da periodiche sollevazioni che metteranno in pericolo il loro stesso dominio.

Ecco perchè abbiamo bisogno di un piano d'azione sul lungo periodo. Le lotte operaie si devono intensificare e devono raggiungere i propri obiettivi. In tutti i luoghi di lavoro dovrebbe essere discusso un piano d'azione di almeno due mesi, che porti a uno sciopero generale di lunga durata fino a che le misure di austerità non sono ritirate. Abbiamo un bisogno vitale di unirci ai sindacati e fare pressione affinché sia sconfitta la vergognosa sudditanza e passività della direzione del GSEE, per l'unità dei lavoratori del settore pubblico e privato all'interno di un invincibile fronte di lotta.

Terzo compito: una chiara proposta per il potere

I sondaggi mostrano come i lavoratori stiano traendo una serie di conclusioni politiche sotto i colpi della crisi. Il clima di pazienza verso le misure del Governo si è trasformato in uno spettacolare rifiuto e una rabbia che si sta allargando a vista d'occhio contro il Governo stesso, l'Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Ma nonostante questo, l'ostacolo che si trovano davanti i lavoratori per recuperare completamente la fiducia nel proprio stesso movimento ed entrare nell'arena politica è l'assenza di una chiara proposta per il potere.

La direzione del Kke parla del bisogno di cambiare i “rapporti di forza”, per arrivare al potere “popolare” in un futuro indefinito. La riposta a tale questione da parte della leadership di SYRIZA è tanto indefinita quanto quella della direzione del Kke. Ma i bisogni dei lavoratori non possono essere rinviati in attesa delle considerazioni e dei limiti delle direzioni. La sola tangibile soluzione a tale problema può essere data da questi due partiti di massa del movimento operaio. Questo periodo sta mettendo una responsabilità storica sulle loro spalle. Devono unirsi ADESSO e dare ai lavoratori una prospettiva di potere contro l'incubo del capitalismo.

L'alleanza politica tra Kke e SYRIZA deve cominciare con comitati d'unità d'azione in ogni luogo di lavoro e quartiere. Una tappa necessaria a tale unità è la creazione di coalizioni per le prossime elezioni amministrative. E allo stesso tempo, mentre viene ricostruita una rete di relazioni solidali nella lotta, questi due partiti della sinistra devono essere pronti in qualsiasi momento a dare una soluzione socialista al problema del potere, visto che la lotta stessa mette all'ordine del giorno il problema della sostituzione dell'attuale governo di servi del capitale.

Quindi da subito le direzioni di SYRIZA e Kke devono spiegare cosa sostituirà tale Governo, lanciando la parola d'ordine di un governo di sinistra basato su questi due partiti. La direzione di SYRIZA, particolarmente in vista del congresso straordinario del Synapsismos, il quale ha fatto una dichiarazione favorevole all'unità della sinistra, ha adesso il compito di prendere misure SPECIFICHE in questa direzione.

 

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