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Grecia: sciopero generale dell’ 11 marzo – analisi e compiti PDF Stampa E-mail
Internazionale
Scritto da Stamatis Karagiannopulos (da Atene)   
Martedì 23 Marzo 2010 10:00

L’11 marzo, per la seconda volta in due settimane, la Grecia si è fermata a causa di uno sciopero generale imponente dei lavoratori. Questo sciopero generale è convocato subito dopo l’annuncio, il 3 marzo, da parte del governo del suo terzo pacchetto consecutivo  di misure antioperaie.

Questo pacchetto preleva le risorse direttamente dalle tasche dei lavoratori, sia del settore pubblico che del settore privato: circa 1,3 miliardi di euro attraverso un aumento dell’ IVA, e taglia 1,7 miliardi di euro da stipendi e pensioni dei lavoratori statali, ulteriori 500 milioni di euro da investimenti pubblici e 100 milioni di euro dall’istruzione, con l’unico scopo di garantire 32,5 miliardi di euro per pagare gli interessi agli speculatori.

Queste misure sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso ed hanno prodotto una reazione esplosiva fra i lavoratori. I primi sondaggi d’opinione hanno messo in luce che l’80% dell’intera popolazione era in disaccordo con le politiche del governo, e che il 45% è favorevole ad uno sciopero generale (ciò significa che queste percentuali potrebbero essere ancora più elevate fra i lavoratori). In poche ore questo ha trasformato in un pallido ricordo gli elevati tassi di popolarità che aveva il governo nei primi tempi.

C’era già stata una grande manifestazione di 25.000 persone ad Atene, due giorni dopo il primo annuncio del pacchetto di tagli, durante la quale Manolis Glezos, l’ottantottenne eroe della resistenza nazionale greca contro i nazisti e leader del movimento comunista è stato colpito in faccia con gas lacrimogeni da un poliziotto e portato in ospedale con difficoltà respiratorie. Se questo avesse portato alla morte di Manolis Glezos oggi parleremmo di situazione insurrezionale nella società greca.

Possiamo affermare con sicurezza che la partecipazione allo sciopero dell’11 marzo è stata più grande che allo sciopero del 24 febbraio. Secondo il GSSE (la confederazione sindacale greca del settore privato, ndt) i livelli di partecipazione hanno toccato il 90%. La stampa borghese ha riportato che alla manifestazione di Atene hanno partecipato 30.000 persone. Di fatto, chi ha assistito sia alla manifestazione del GSSE-ADEDY al Pedion Areos sia a quella del PAME (frazione del Partito Comunista nei sindacati) a Piazza Omonia hanno detto che in totale c’erano 50.000 persone.

Ci sono tre fattori principali che rivelano le condizioni psicologiche della classe lavoratrice in questo punto critico della lotta.

In primo luogo, c’è rabbia contro le misure del governo e contro la classe capitalista. Sempre più lavoratori stanno cominciando a vedere il rapporto fra le classi per com’è realmente, ed il vero ruolo del governo, mentre le loro tasche vengono svuotate per garantire i super-profitti degli speculatori greci ed internazionali.

In secondo luogo c’è una sfiducia netta verso la burocrazia sindacale. È importante sottolineare che pochissimi lavoratori si trovavano vicino al palco degli oratori, mentre c’erano principalmente dirigenti sindacali sotto il controllo del PASKE (la frazione sindacale del PASOK). La parte più consistente dei partecipanti alla manifestazione al Pedion Areos ha dato le spalle al palco, radunandosi di fronte al museo dove SYRIZA ed altri movimenti di sinistra stavano organizzando una manifestazione. Questo sviluppo è una chiara indicazione di come i lavoratori respingano i leader sindacali burocratizzati. Parlando con i lavoratori riuniti nella piazza era evidente la mancanza di fiducia nei dirigenti sindacali. Questo è emerso durante le trattative fra i sindacati, il governo ed i capitalisti, dove i leader sindacali non hanno avanzato una posizione chiara e non hanno dato alternativa alle misure proposte.

In terzo luogo, c’è confusione attorno alle richieste che la classe operaia dovrebbe avanzare. Questo è il risultato della mancanza di rivendicazioni chiare da parte sia  dei sindacati che dei partiti d’opposizione di sinistra, che semplicemente limitano le proprie rivendicazioni alla richiesta di ritirare i provvedimenti antioperai del governo senza proporre soluzioni concrete a favore della classe lavoratrice.

Cosa bisogna fare?

La rabbia giustificata e lo spirito combattivo dei lavoratori di per sè non sono sufficienti a vincere questa battaglia. La borghesia sta dichiarando bancarotta e non tornerà facilmente indietro dato che siamo in una recessione profonda. Per vincere, la classe lavoratrice deve elaborare un chiaro programma per coordinare e far avanzare le lotte, con rivendicazioni concrete che siano una soluzione effettiva a problemi concreti.

Momenti come questi sono di importanza storica. Se le misure di austerità draconiane passeranno, tra i lavoratori inevitabilmente si svilupperà un sentimento di delusione per un certo periodo di tempo. Affinchè la lotta sia efficace deve essere unita. Per far sì che ciò si verifichi, il gruppo dirigente del PAME deve permettere alle migliaia di comunisti e ai compagni nei sindacati di manifestare insieme al resto dei lavoratori! Tutte le organizzazioni di massa politiche e sindacali della classe lavoratrice devono muoversi insieme. GSEE, ADEDY, SYRIZA e il KKE (il partito comunista greco) devono dar vita ad un fronte unico, lanciando un appello affinchè si uniscano alla lotta anche quelle forze del PASOK che non sostengono il governo.

La direzione della classe lavoratrice deve essere consapevole del fatto che i lavoratori hanno fatto sacrifici importanti per partecipare alla lotta contro le misure di austerità, ma senza vedere risultati. Hanno partecipato ad un numero elevatissimo di scioperi generali negli ultimi 4-5 anni, perdendo molto denaro senza ottenere vittorie. E, a parte questo, i lavoratori del settore pubblico come quelli del DEI, gli insegnanti, i lavoratori portuali, i lavoratori a tempo determinato e i lavoratori delle amministrazioni locali, oltre a partecipare a questi scioperi generali, hanno organizzato anche scioperi del proprio settore con battaglie ancora più lunghe ed aspre senza ottenere risultati concreti. Solo nelle ultime settimane i lavoratori pubblici hanno scioperato in più occasioni, perdendo molte giornate di stipendio. C’è un limite alla resistenza che i lavoratori possono esercitare, specialmente in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando.

Questo è il motivo per cui il gruppo dirigente ha il compito di basarsi sull’attuale spirito combattivo senza sprecarlo in mobilitazioni scollegate a un concreto programma d’azione. Se i lavoratori non vedono un programma di lotta concreto e la determinazione da parte dei dirigenti di portare la lotta fino in fondo, cominceranno ad essere delusi. Se, dall’altro lato, vedessero che c’è un gruppo dirigente unito preparato a combattere fino in fondo, si butterebbero a capofitto nella lotta mobilitandosi, perchè avrebbero fiducia nel fatto che i loro sacrifici porterebbero alla vittoria.

Quali sono quindi i piani del gruppo dirigente per far crescere la lotta? Nessuno lo sa! Tutto quello che abbiamo è una convocazione da parte del gruppo dirigente dell’ ADEDY e della Federazione dei Lavoratori per un corteo martedì 16 marzo. Ma un corteo in più non equivale a far avanzare la lotta. Al contrario, se non è accompagnata da un piano d’azione più risoluto e concreto, viene a rappresentare proprio l’opposto, cioè demoralizzazione. Se un tale messaggio arrivasse alle grandi masse della classe operaia, alle manifestazioni vedremmo dirigenti sindacali che si sentono molto soli.....

Sarebbe un errore criminale se adesso, con il ricordo ancora vivo di due scioperi generali riusciti, il gruppo dirigente adottasse le cosiddette “forme di azione alternative”, invece di radicalizzare gli scioperi. Il governo non ha intenzione di fermarsi alle ultime misure antipopolari annunciate. Il 7 marzo la stampa borghese ha annunciato 200.000 ulteriori esuberi nel settore pubblico oltre ad inevitabili tagli salariali nel settore privato.

Questo attacco alla classe lavoratrice non si fermerà; si articolerà per un lungo periodo e ed è parte di un piano ben preciso. È per questo che dobbiamo elaborare un nostro piano d’azione per i lavoratori, e adottare un programma concreto che deve essere presentato e discusso in assemblee aperte a tutti nei luoghi di lavoro e nei quartieri abitati dai lavoratori. Un primo passo verso lo sviluppo della lotta deve essere – entro 10 giorni- un nuovo sciopero generale, unitario e coordinato, che duri 48 ore, così come scioperi e picchetti di massa ben organizzati in tutte le principali città, insieme ad un appello ai lavoratori delle grandi imprese, che sono in cassa integrazione o che non ricevono lo stipendio da mesi, ad occupare le fabbriche e a rivendicare la nazionalizzazione sotto il controllo e la gestione dei lavoratori.

Allo stesso tempo occorre avanzare rivendicazioni chiare che facciano vedere ai lavoratori una via d’uscita dalla crisi, una strada che difenda i loro interessi di classe. Oltre a queste richieste ci devono essere: 1) il congelamento nel pagamento dei mutui speculativi, 2) la nazionalizzazione delle banche che permetta la cancellazione del 30% del debito detenuto dalle banche greche, 3) “35 ore, 5 giorni a settimana, 7 ore al giorno” senza nessuna perdita salariale per combattere la disoccupazione, 4) l’ espropriazione sotto il controllo e la gestione dei lavoratori di tutte le principali aziende che minacciano di chiudere o di avviare la cassa integrazione, e così via - potete anche vedere l’intera lista di rivendicazioni che abbiamo avanzato nel numero del 24 febbraio di Marxistiki Foni (il  periodico dei marxisti greci- NdT).

Prima di ogni altra cosa, la dirigenza dei partiti di sinistra devono dare una risposta alla ricerca da parte dei lavoratori di un’alternativa politica.  Devono abbandonare i discorsi vuoti e spiegare ai lavoratori che il governo, sostenendo che la caduta del tenore di vita dei lavoratori è una strada a senso unico, dice una bugia e devono spiegare che esiste un’altra politica. I dirigenti del  KKE e di SYRIZA devono fare appello ai lavoratori affinchè lottino per la nazionalizzazione, sotto il controllo e la gestione dei lavoratori, delle leve principali dell’economia e chiedere il sostegno della classe operaia a questa  linea politica quando saranno al governo.

Solo adottando una posizione simile possiamo aiutare le lotte dei lavoratori e dare una prospettiva positiva allo sciopero generale dell’11 marzo.

16 marzo 2010

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