logo

Sostienici

Prossime iniziative

I nostri libri

 

Libreria Marxista

Mailing list

Iscriviti alla nostra mailing list

Grecia. La sinistra di fronte alla rivolta di massa PDF Stampa E-mail
Internazionale
Scritto da Dario Salvetti   
Giovedì 10 Giugno 2010 04:34

Il 5 maggio la Grecia è stata attraversata dallo sciopero generale più radicale dal 1974, data della caduta della dittatura dei colonnelli. Si tratta del terzo dall’inizio dell’anno, il quinto dal 2008. Solo nel 2008 2 milioni di lavoratori greci, circa metà della forza lavoro, hanno partecipato ad azioni di sciopero. La lotta di classe in Grecia cessa di essere un processo sotterraneo e diventa ormai un’evidenza agli occhi di milioni di lavoratori europei. Non ci sono dubbi sul carattere storico di tali avvenimenti.

 

Il governo di destra di Nuova Democrazia (Nd) è crollato sotto i colpi combinati della crisi finanziaria, della protesta di massa e degli scandali per corruzione. Alle elezioni anticipate dell’ottobre 2009 il Pasok, il partito socialista greco, ha raccolto 3 milioni di voti contro i 2,7 del 2007, passando dal 38 al 43%. Nonostante il voto popolare raccolto, è tutta la classe dominante greca a passare il testimone al Pasok: la sinistra moderata è chiamata a fare il lavoro sporco. Se durante la ripresa economica la socialdemocrazia salva il capitalismo concedendo le riforme, durante la crisi salva il sistema gestendo le controriforme.

Al momento del suo insediamento il governo guidato da G. Papandreu dichiara subito che la situazione finanziaria è totalmente fuori controllo. Il deficit è tre volte superiore a quello dichiarato dal governo uscente di destra, non del 3,9% ma ben oltre il 12%. Il debito complessivo sfiora i 300 miliardi di euro, quasi il 120% del Pil. Lo Stato è di fatto sull’orlo della bancarotta. Dopo una serie di tentennamenti, la Banca Centrale Europea (Bce) e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) mettono in campo un prestito di 110 miliardi di euro. In cambio di tale prestito, Papandreu si impegna ad un piano triennale di lacrime e sangue: la pensione oscillerà tra il 30 ed il 50% dello stipendio, l’età pensionabile viene innalzata, viene favorita la flessibilità lavorativa e facilitati i licenziamenti. Le tredicesime e le quattordicesime dei lavoratori pubblici sono di fatto congelate. Quest’ultimi subiranno una riduzione delle proprie entrate del 30% nei prossimi 3 anni. L’Iva viene portata dal 21 al 23%. Tale piano è stato votato, oltre che dal Pasok, anche dal partito di estrema destra Laos. Hanno votato contro Nd, il Kke (partito comunista greco) e il Synaspismos (coalizione della sinistra radicale).

 

Effetti sul Pasok e sui sindacati


Come spesso capita con i grandi partiti di origine socialdemocratica, il Pasok è contemporaneamente la scialuppa di salvataggio del capitale greco e il punto di riferimento delle due principali confederazioni sindacali Adedy (del pubblico impiego) e Gsee (del settore privato). Il partito si trova quindi dilaniato da pressioni opposte e da forze in piena divaricazione. Nel giro di pochi mesi i sondaggi lo danno in discesa dal 42% del 2009 all’attuale 31%. Adedy e Gsee, nonostante la natura altamente burocratica delle proprie direzioni, hanno già dimostrato di non poter resistere in maniera indefinita alle spinte dal basso. La base di Adedy in particolare sta dimostrando un’attitudine sempre più militante. Il Gsee ha provato a resistere alla convocazione di uno sciopero generale finchè il suo segretario generale non è stato oggetto di lancio di oggetti da parte dei propri stessi iscritti nel corso di una manifestazione il 4 marzo.

Queste pressioni si riflettono sul Pasok che mantiene un legame con la classe lavoratrice di natura storica. Allo stesso tempo dal 1974 ha passato ben 23 anni al governo: il corpo dirigente del partito è legato a doppio filo con la borghesia greca. Tale legame non si spezzerà: piuttosto il partito subirà una scissione. Ma quest’ultima è tutt’altro che scontata e soprattutto è attualmente impossibile dire di che entità sarebbe. I primi segnali di questa divisione sono arrivati in occasione del voto del pacchetto di austerità in parlamento. Tre deputati del Pasok si sono astenuti e sono stati subito espulsi dal partito. Tra questi vi sono Yiannis Dimaras e Sofia Sakorafa, due esponenti molto popolari della sinistra del partito.

Ci sono due fattori comunque da considerare nell’equazione: il Pasok è nel medio termine uno strumento insostituibile per la classe dominante greca. Sia che si vada verso un governo di unità nazionale, sia che si continui con il governo di Papandreou, sia che il governo venga allargato ulteriormente verso sinistra, il Pasok si verrebbe a trovare in una posizione di governo e quindi contrapposto al movimento di massa.

In secondo luogo, oggi la radicalizzazione delle masse greche può esprimersi più rapidamente e facilmente nei due partiti a sinistra del Pasok.


Una prova storica per il Kke


Da tempo il partito comunista greco (Kke) si è affermato come terza forza politica greca. Ha ottenuto il 5.89% nel 2004 l’8,15%, nel 2007 e il 7,54% nel 2009, consolidando un bacino di mezzo milione di voti. Raccoglie l’11% nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, tra i dipendenti del settore privato e tra i disoccupati. Possiede un’organizzazione capillare ed una serie di strutture di fronte, come il Pame (la frazione sindacale interna al Gsee) o il Mas (Fronte Militante degli Studenti). La Gioventù Comunista (Kne) è di gran lunga la struttura giovanile più grande in Grecia. Il 15 maggio la manifestazione nazionale del partito ad Atene ha registrato una partecipazione ben al di sopra della norma, probabilmente di circa 100mila persone. Il Kke sta raccogliendo i frutti della sua fraseologia di sinistra e pseudorivoluzionaria. Eppure non sembra riuscire a sfondare oltre le sue attuali dimensioni. Il partito sposa ancora oggi un’ideologia stalinista che si riflette su un regime organizzativo interno fortemente rigido e incline alla espulsione della critica. Recentemente dirigenti sindacali estremamente popolari nel sindacato degli insegnanti sono stati espulsi per aver espresso dubbi sulla tattica del partito. Inoltre è permeato da profondo settarismo. Il Pame ha come propria tradizione la convocazione di cortei e scioperi separati dal resto del Gsee. Il Kke stesso ha preso una posizione inaccettabile nel corso delle proteste studentesche del dicembre 2008, dopo l’assassinio di Alexis, condannando gli studenti come provocatori. Nell’occasione si è scagliato anche contro il Synaspismos, accusandolo di fiancheggiare i “provocatori sottoproletari”.


Le contraddizioni di Syriza e del Synaspismos


Il Synaspismos è naturalmente l’obiettivo preferito degli attacchi del Kke. I due partiti sono infatti il risultato di una scissione storica del movimento comunista greco.

Synaspismos (Syn) sta per “coalizione della sinistra, dei movimenti e dell’ecologia”. Dal 2004 decide di dare vita a Syriza, un fronte elettorale che raccoglie attualmente almeno 11 forze differenti ed estremamente variegate, da associazioni di natura moderata a sette maoiste o trotskiste. Basta considerare che raccoglie il 20% tra il voto giovanile. Ha appoggiato correttamente il movimento studentesco del 2008, pur intervenendo nelle mobilitazioni senza portarvi alcuna proposta e limitandosi ad accodarsi alla protesta senza un profilo indipendente. Eppure Syriza è arretrata leggermente alle ultime elezioni e il Syn è sconvolto da profonde divisioni interne che hanno determinato la convocazione di un congresso straordinario che si terrà a breve.

Una delle principali fonti di contraddizioni interne deriva dal rapporto con il Pasok. A causa della mancanza di un chiaro orientamento programmatico e ideologico e della partecipazione in numerose coalizioni locali con il Pasok, c’è chi propone apertamente una svolta moderata a livello nazionale. La destra interna al Syn, denominata “Ala del rinnovamento” propone direttamente, anche nel contesto delle mobilitazioni attuali, l’entrata nel governo del Pasok. Se il Pasok non avesse avuto voti sufficienti per governare da solo alle scorse elezioni, tale scontro sarebbe senza dubbio già precipitato. All’interno del Syn si registrano allo stesso tempo segnali di spostamento a sinistra della fraseologia di una parte della sua direzione, in particolare da parte di uno dei membri dell’esecutivo nazionale, Lafazanis, che ha dichiarato apertamente la necessità per il partito di tornare al “marxismo rivoluzionario”.

Se da un lato è necessario rivendicare la creazione di comitati di lotta che diano seguito e profondità ai diversi scioperi generali, dall’altro lato non ci sono dubbi sulla necessità di avanzare la proposta di una coalizione tra Syn e Kke, in opposizione al Pasok e basata su un programma anticapitalista.

Uno degli slogan dello sciopero del 5 maggio era: “Fmi e Ue stanno rubando un secolo di progresso sociale”. è vero: la Grecia viene di fatto sottoposta ad un vero e proprio risarcimento di guerra che la declassa in maniera strutturale. Per questo non si tratta di modificare questo o quel provvedimento governativo ma di mutare l’intera struttura sociale . All’interno del capitalismo l’equazione greca non ha soluzione.

 
Joomla SEO powered by JoomSEF

PRC

Internazionale

Economia

Storia e Memoria


FalceMartello
Licenza Creative Commons