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| Grecia: La piazza chiede lo sciopero generale politico |
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| Internazionale | |||
| Scritto da FalceMartello | |||
| Venerdì 03 Giugno 2011 15:51 | |||
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L'Ue e l'Fmi sono sul punto di approvare un nuovo piano di "aiuti" alla Grecia, che contempla lo sblocco di un prestito di 12 miliardi di euro, in cambio di privatizzazioni e misure di austerità da parte di Atene pari a 78 miliardi di euro. In ballo ci sarebbe la privatizzazione delle principali aziende pubbliche del paese, tra cui l'azienda elettrica e le telecomunicazioni, l'aumento dell'Iva e ulteriori tagli allo stato sociale e al salario dei dipendenti pubblici. Il coro dei governanti e degli economisti in tutta Europa è unanime, la Grecia deve portare avanti questo piano nella sua interezza e in maniera rigorosa, non ripetendo gli errori del passato. La risposta della popolazione a tanta arroganza e a quello che è considerato un vero e proprio ricatto è stata una ripresa delle mobilitazioni a un livello mai visto dall'inizio della crisi finanziaria, ormai 18 mesi fa. Tra le 150 e le 200mila persone hanno invaso piazza Syntagma ("Costituzione") nei giorni scorsi e decine di migliaia hanno fatto lo stesso a Salonicco, Patrasso, Heraklyon, ecc. La mobilitazione è sorta in maniera spontanea, sulla base della rabbia sorattutto giovanile ma molto presto si è allargata a tutti gli altri settori della società: dai lavoratori ai disoccpati fino ai pensionati, anche se il cuore della protesta è fatto da disoccupati e giovani precari. È significativo che i lavoratori del sindacato della compagnia elettrica Del in lotta contro la sua privatizzazione, che avevano allestito un presidio nelle vicinanze, si siano uniti fin dall'inizio ai manifestanti di Piazza Syntagma, fra gli applausi dei presenti.
Nelle piazze vengono anche sventolate alcune bandiere della Grecia. In un movimento dalle caratteristiche di massa e spontaneo come questo, è inevitabile che ci siano degli elementi reazionari, pur circoscritti. Tuttavia, quando i funzionari di Bruxelles (sotto la regia dei governi di Parigi e Berlino) tolgono il diritto ad un intero popolo di poter decidere del proprio destino, una parte di un popolo orgoglioso delle proprie tradizioni come quello greco trova una maniera per esprimere la propria indignazione anche nel mostrare la bandiera nazionale, e brandendola, chiarisce con i propri slogan che quella bandiera è del popolo, e non dei capitalisti e dei parassiti di quello stesso paese. Questo aspetto della protesta, assolutamente secondario, è stato tuttavia usato dai vertici delle principali forze della sinistra (Kke e Synaspismos) per giustificare la propria scelta di non intervenire nelle piazze, a differenza di migliaia di attivisti di base degli stessi partiti che invece ne costituiscono spesso l'ossatura. Bollano il movimemnto come “immaturo” quando in realtà hanno solo paura della forza data dalla spontaneità del movimento, che temono possa travolgere tutto e tutti, e quindi anche la loro autorità. I compagni di Marxistiki Foni sono stati l'unica forza organizzata a sinistra che è intervenuta fin dall'inizio nelle mobilitazioni. Pubblichiamo in calce a questo articolo l'intervento che uno di questi compagni ha pronunciato nell'assemblea di sabato 28 maggio. La bancarotta della Grecia sembra orrmai inevitabile e voci sempre più insistenti parlano di un'uscita della Grecia dall'Euro. Il default della Grecia provocherebbe la crisi del sistema finanziario europeo che si troverebbe di colpo davanti a una massa di debiti ragguardevole a cui far fronte. L'uscita della Grecia dall'Euro avrebbe come effetto la crisi della moneta unica, con un precipitare del Vecchio Continente in un ciclo recessivo. Nemmeno la Grecia avrebbe risolto i suoi problemi reintroducendo la Dracma. La svalutazione non porterebbe a un nuovo afflusso di investimenti nel paese ma solo a un'esplosione dell'inflazione, con conseguenze sociali molto pericolose per la borghesia greca. Se il movimento in Grecia è cominciato con le idee confuse sui propri obiettivi programmatici (anche se invece tutti avevano piuttosto chiaro contro cosa combattere), in questi ultimi giorni la coscienza sembra essersi sviluppata piuttosto rapidamente. L'assemblea di Piazza Sintagma ha votato infatti per la convocazione di uno sciopero generale politico (pubblichiamo di seguito una risoluzione approvata dall'assemblea che va nella stessa direzione). Questo è un passo molto significativo, perchè nella situazione data una proposta del genere implica uno sciopero generale ad oltranza che porti alla caduta del governo, proposta totalmente adeguata alla situazione del paese. In Grecia infatti i vertici sindacali hanno già convocato nove o dieci scioperi generali da quando è scoppiato la crisi, senza che abbiamo sortito alcun effetto. Ne è stato convocato un altro per il 15 giugno. Inoltre l'intento era sempre quello di fare cambiare idea al governo, di sedersi al tavolo delle trattative e siglare un bell'accordo. Ma in una situazione come quella greca l'esecutivo non ha più alcun margine di manovra e non si può pensare che il governo di Papandreu improvvisamente muti orientamento e sostenga le ragioni dei lavoratori. Il fatto che sia necessario un programma che metta in discussione il sistema capitalista è un esigenza sempre più sentita nelle piazze greche. Un settore sta portando avanti rivendicazioni come: “dividere il lavoro per combattere la disoccupazione (a cui si dovrebbe aggiungere: senza perdita di salario) oppure “confiscare gli immobili abbandonati e sfitti” per risolvere il problema abitativo. A ciò si deve collegare l'esproprio delle banche e di tutte le principali industrie sotto il controllo operaio. Queste rivendicazioni devono essere generalizzate e propagandate in tutto il paese, insieme allo slogan dello sciopero generale politico. Ciò non può essere improvvisato, uno sciopero generale di questo tipo deve essere preparato in ogni fabbrica e luogo di lavoro, si devono eleggere comitati dei lavoratori che rispondano alle assemblee che li abbiano eletti e che siano revocabili in ogni momento. Nei quartieri di Atene stanno nascendo numerose assemblee popolari, come espressione del bisogno di organizzazione delle masse. Queste assemblee popolari possono divenire la base di comitati d'azione che, rappresentino in maniera più complessiva tutte le classi oppresse delle società. Tali comitati, coordinati tra di loro a livello locale e poi a livello nazionale possono realmente essere i propulsori non solo di uno sciopero generale politico, ma anche la risposta alla domanda che inevitabilmente sale spontanea davanti ad ogni sciopero generale che blocca realmente il paese: chi comanda, i padroni o i lavoratori? La questione del potere e della lotta per un'alternativa al capitalismo è all'ordine del giorno in Grecia. Ma perchè questa lotta possa avere una soluzione positiva per i lavoratori, è necessario che si affermi una direzione rivoluzionaria alla testa del movimento di massa e dei partiti di sinistra. Gli occhi di tutti gli attivisti in Italia devono essere rivolti alla Grecia: una vittoria in questo paese avrebbe conseguenze enormi per il movimento operaio di tutto il continente. --- L'intervento di Stamatis Karagiannapoulos (Marxistiki Foni, tendenza marxista in Grecia) Sabato notte in piazza Syntagma, di seguito alla manifestazione di massa di 150mila persone contro il ricatto delle banche e dei loro lacchè politici nei confronti dei lavoratori, c’è stata la più grande assemblea popolare dall’inizio del movimento con una partecipazione tra i 6 e 7mila manifestanti. Tra coloro che hanno preso la parola c’era un compagno della redazione di “Marxistiki Foni”, Stamatis Karagiannopoulos, di cui riportiamo il breve intervento: Compagni di lotta: 1. La nostra lotta è sociale, di classe e internazionale: indipendentemente dai simboli scelti da ogni singolo partecipante alla lotta (come le bandiere greche), questa lotta ha oggettivamente un carettere sociale e di classe. é una lotta contro i banchieri, contro il capitale, contro i carrieristi borghesi: tutti quelli che hanno creato il debito e lo hanno caricato sulle nostre spalle. Non abbiamo nulla in comune con i banchieri e gli industriali greci. Abbiamo invece gli stesi interessi degli immigrati, dei lavoratori degli altri paesi europei e dei giovani con i quali abbiamo manifestato oggi. Per questo la nostra lotta è oggettivamente internazionalista. 2. Partecipazione massiccia e come reagire alla repressione: l’arma di questo movimento fin dal suo inizio è stata la partecipazione di massa. Questo è il miglior antidoto contro i piani di repressione che lo Stato sta preparando, come abbiamo visto in Spagna a Barcellona in questi ultimi giorni. Ora dobbiamo estendere il movimento a tutti i quartieri e ai posti di lavoro, con assemblee di massa per eleggere comitati d’azione e coordinarli su scala nazionale. 3. Sulla questione dello sciopero generale politico: La decisione dell’assemblea popolare di ieri di uno sciopero generale politico deve essere al centro della nostra attenzione. Uno sciopero generale non può essere preparato al di fuori dei sindacati e dei posti di lavoro ma richiede una battaglia all’interno dei sindacati e dei posti di lavoro. Soprattutto uno sciopero generale politico solleva la questione del potere e il movimento dovrebbe avere una risposta chiara a questo. Qual è la nostra proposta e quali sono i criteri della nostra proposta? Coloro che controllano il sistema e ci hanno portato a questo disastro non devono partecipare al nuovo governo: Nuova Democrazia, gli altri partiti di destra e gli attuali dirigenti del Pasok. In generale, questo governo non deve essere composto da “personalità” e “specialisti” del potere ma dovrebbe esprimere i reali interessi e il controllo diretto della classe lavoratrice. Deve emergere dalle organizzazioni di massa democratiche, quelle che esistono oggi e quelle che verranno create nel corso della lotta, con rappresentanti che siano eletti che rispondano ad esse. 4. Sulla questione della “Democrazia diretta”: l’obiettivo della “democrazia diretta” si pone in generale nella giusta direzione. Ma cosa significa? La democrazia deve avere uno specifico contenuto sociale, di classe e politico. Non c’è democrazia se questa non si estende all’economia, dove democrazia significa controllo operaio e controllo e proprietà sociale delle banche e delle principali imprese. La democrazia diretta che noi rivendichiamo non deve essere una democrazia neutrale dal punto di vista sociale, un sistema di consultazione continua che non incide nella pratica, ma una democrazia operaia, dove il potere viene esercitato a tutti i livelli della società dalla classe lavoratrice e dalle sue istituzioni democratiche. ---
Risoluzione dell’assemblea popolare di Piazza Syntagma
Finora le decisioni che ci riguardano sono state prese sulle nostre teste. Siamo lavoratori, disoccupati, pensionati, giovani e siamo qui in piazza della Costituzione per combattere per le nostre vite e per il nostro futuro. Siamo qui perchè sappiamo che qualsiasi soluzione ai nostri problemi può arrivare solo da noi. Facciamo appello a tutti gli ateniesi, ai lavoratori, ai disoccupati, ai giovani in piazza della Costituzione e a tutta la società a riempire ogni piazza e prendere le loro vite nelle proprie mani. Là, nelle piazze, plasmeremo le nostre richieste e rivendicazioni. Sollecitiamo tutti i lavoratori che stanno per scendere in sciopero nei prossimi giorni a venire e a rimanere in piazza della Costituzione. Non lasceremo la piazza finchè non se ne andranno: governo, i vertici dell'Unione europea e Fmi, banche e tutti coloro che ci sfruttano. A loro mandiamo un messaggio: il debito non è nostro. Democrazia diretta ora! Uguaglianza, giustizia, dignità! L’unica lotta persa è quella che non è mai stata combattuta!
Visita il sito della Tendenza marxista internazionale
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Da oltre una settimana la Grecia è scossa ancora una volta da mobilitazioni di massa, che ispirandosi agli “indignados” spagnoli, hanno scelto come modalità di lotta l'occupazione di Piazza Syntagma ad Atene e di altre piazze nel centro delle principali piazze del paese. La protesta è indirizzata contro i banchieri, l'Fmi, l'Ue e il governo greco che stanno letteralmente strangolando la popolazione.
Gli slogan più scanditi e più presenti sugli striscioni sono quelli contro l'Ue e l'Fmi, insieme a quelli contro il governo. Chi sta occupando le piazze in Grecia oggi vuole che a pagare siano i banchieri che hanno causato la crisi e che ora sono premiati dalla speculazione, i governanti che hanno accumulato ricchezze enormi attraverso la corruzione, i tecnocrati dell'Ue che impongono da lontano i loro piani di lacrime e sangue. Insomma, stanno mettendo in discussione l'intero sistema politico ed economico.