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| Scritto da Giovanni Savino e Paolo Cipressi | |||
| Venerdì 11 Settembre 2009 07:22 | |||
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Dal letame nascono i fiori. Nessuno se ne abbia a male se prendiamo a
prestito questa stupenda strofa. è forse colorita, ma in fondo vuole
essere un auspicio per il futuro. Nessuno vorrà negare infatti che la
pagina scritta dalla nostra organizzazione - i Giovani Comunisti - nel
2009 è una delle peggiori della storia del partito.
Un testo che non viene firmato dai membri di Rps (ex-area Vendola) che preferiscono ricorrere al Collegio Nazionale di Garanzia, per chiedere la possibilità di ricooptare tutti i posti lasciati vacanti dalla scissione. Solleticati a quel punto dalla possibilità di un’alleanza con Rps, 3 compagni ritirano la firma dal documento di condanna della scissione. Dopo mesi di riunioni, coordinamenti annullati, riuniti o rinviati, si giunge infine ad un incontro con la segreteria nazionale dove se ne sentono di tutti i colori: c’è chi vorrebbe lo scioglimento dei Gc nel 2010 ma ritiene tatticamente impossibile proporlo, c’è chi non vorrebbe la futura conferenza ma alla fine ne fa solo una questione di date. Una cosa è certa: nonostante tutti neghino di voler il commissariamento dei Gc, in più d’uno si adopera per ottenerlo. Commissariamento che arriva a metà luglio, due giorni prima di una riunione del coordinamento nazionale. Il coordinamento viene dichiarato sciolto e la struttura commissariata. È un atto senza precedenti: il partito commissaria la propria struttura giovanile e lo fa dietro la richiesta di un pezzo del vecchio gruppo dirigente che per anni si è nascosto dietro l’autonomia dei Giovani Comunisti per farne la punta di lancia dei tentativi di sciogliere Rifondazione. Sono stati sei interminabili mesi di immobilismo e manovre nelle “alte sfere” Gc. Ma in quell’universo parallelo chiamato realtà le cose hanno continuato per fortuna a muoversi. In più di una realtà si sono formati gruppi di giovani. In qualche federazione i Gc si sono riorganizzati. Sono stati diversi coloro che hanno partecipato ad esempio alle Brigate di Solidarietà attiva. Abbiamo avuto il caso di Mimmo Loffredo, un giovane comunista, operaio della Fiat di Pomigliano, che ha preso 8mila preferenze alle europee con una campagna sviluppatasi di fronte a decine e decine di luoghi di lavoro. Ora la parola deve tornare a questa base. Tra ottobre e dicembre si aprirà finalmente la Conferenza dei Giovani Comunisti. Ed è lì che risiede la possibilità di ribaltare l’intera situazione.
Da dove ripartire allora? Dalle lotte esistenti, innanzitutto. In altre pagine di questo giornale spieghiamo quali sono le prospettive per l’autunno. La Innse segna un punto di svolta con un effetto moltiplicatore di vertenze radicali in una miriade di aziende. A questo si aggiunge la situazione dell’istruzione pubblica con la possibilità evidente di scoppio di una seconda Onda. Senza dimenticare i metalmeccanici, la categoria sindacalmente più combattiva, sottoposta ad un attacco senza precedenti sul terreno contrattuale. Va da sé che dobbiamo essere presenti in ognuna di queste lotte: letteralmente a disposizione di ogni loro esigenza. Ma di per sé, nemmeno questo è sufficiente. Non si tratta di essere una pur apprezzabile compagnia di giro che oggi porta solidarietà qua e domani là. La nostra aspirazione non è solo quella di essere parte della lotta, ma di esserne la punta avanzata. L’obiettivo è collegare le diverse mobilitazioni, generalizzarle e saper indicare una via per la vittoria. E questo non è possibile senza che in ogni lotta si affermi un programma politico complessivo.
Cosa proponiamo ad esempio di fronte alla disoccupazione di massa o riguardo alle chiusure aziendali? Quali rivendicazioni avanziamo in alternativa alla scuola della Gelmini ma anche in alternativa all’istruzione pubblica progettata dal vecchio centrosinistra? C’è bisogno di un programma che sia un ponte. Un ponte di unificazione tra le diverse lotte. Ma anche un ponte che colleghi le singole vertenze alla lotta più generale per abbattere questo sistema. E infine un ponte tra i giovani che sono colpiti dalla crisi del sistema e la nostra organizzazione. Chi scrive proverà umilmente a fare di questo il centro della prossima Conferenza dei Giovani Comunisti. Lo faremo con una proposta che sposti realmente a sinistra i Giovani Comunisti, perché si senta forte nei Gc quella svolta a sinistra che nel partito alla fine è stata appena sussurrata.
Non può essere quindi tralasciata alcuna questione politica generale. Non si può ad esempio espellere dalla nostra discussione il tema dei rapporti tra Rifondazione e Pd. Farlo vorrebbe dire chiudersi in un bieco giovanilismo. La decisione sciagurata del partito di riproporre alleanze elettorali con il Pd alle elezioni regionali di primavera rischia di vanificare anche il miglior intervento politico. L’elenco dei temi da affrontare è potenzialmente infinito, dalla lotta contro il razzismo fino alla questione di genere. Non mancheremo di tornare su ognuno di essi. Esistono però alcune questioni che si impongono particolarmente all’ordine del giorno. Una di queste è quale rapporto costruire tra i Giovani Comunisti e le cosiddette pratiche del partito sociale? È innegabile che queste ultime abbiano contribuito a rivitalizzare alcune nostre strutture. Allo stesso tempo è necessario che le pratiche di mutualismo non si distacchino da un profilo politico e di lotta. Se questo avvenisse, staremmo costruendo forme di militanza per nulla alternative al sistema esistente. Più di 100 anni di storia ci dimostrano quanto il mutualismo sia facilmente riassorbibile dal mercato. Un altro tema sarà quale rapporto tenere con il resto delle organizzazioni di sinistra. Chi scrive, tanto per essere chiari, è contrario ad una Federazione della Sinistra che rischia di essere la riedizione di una Sinistra Arcobaleno decongelata. Siamo altrettanto contrari alla fusione con il Pdci e con la sua organizzazione giovanile, la Fgci. Tuttavia non ci sottraiamo alla discussione. Diciamo solo questo: chiunque oggi aspiri realmente all’unità deve dire su quali basi politiche la ritiene possibile e iniziare una discussione su questo terreno. Siamo reduci ad esempio da un campeggio unitario con i giovani del Pdci dove, per goliardia o seriamente lo lasciamo valutare ai protagonisti, si sono sprecati i cori inneggianti a Stalin. Esiste, ci pare di capire, una campagna di riabilitazione dello stalinismo. Che questa campagna abbia la faccia bonaria dell’unità comunista, quella accademica del compagno Losurdo, una cosa è chiara: siamo marxisti e questa campagna ci vedrà sempre dall’altra parte della barricata, ad affermare che i Gc sono antistalinisti e che lo stalinismo è stata una deviazione della nostra storia rivoluzionaria. Solo così potremo essere la nuova generazione rivoluzionaria che provi a raccogliere il testimone di quelle che ci hanno preceduto.
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