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| Degenerazioni, ovvero che ne è dei vertici dei Giovani Comunisti |
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| Prc | |||
| Scritto da Serena Capodicasa, Matteo Molinaro, Giovanni Savino, Dario Salvetti* | |||
| Giovedì 12 Febbraio 2009 06:29 | |||
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“Rigenerazioni” era il titolo del documento che ottenne la maggioranza nella Conferenza dei Giovani Comunisti del luglio 2006. Titolo allusivo alla cura dei dirigenti di quell'area per la cosiddetta innovazione. L'innovazione si è rivelata in realtà appoggio senza scrupoli al peggior governismo. I compagni innovatori ci hanno regalato in questi anni perle indimenticabili: dal linciaggio isterico di Sinistra Critica nel coordinamento nazionale, a frasi del tipo “grazie a noi in Afghanistan la natura della guerra è cambiata” arrivando a dichiarazioni surreali del tipo: “la coerenza in politica in fondo non paga”. Questa frase che ricordiamo come fosse ieri fu pronunciata per commentare l'enorme partecipazione allo spezzone dei Gc al corteo contro l'allargamento della base Nato di Vicenza, nonostante il partito non si sognasse minimamente di uscire dal Governo né di opporsi seriamente alle scelte dell'esecutivo Prodi. Questa era dunque la cecità dei dirigenti che ci hanno portato al disastro del 13-14 aprile: cecità tipica di tutte le cricche al tramonto. E non ci sono dubbi che nei Gc il gruppo dirigente si sia avvicinato più ad essere una cricca che una direzione politica. Qualcosa che era percepibile perfino nei più piccoli comportamenti: vogliamo ricordare quando il coordinamento nazionale Gc, dopo appunto il primo corteo di sabato di Vicenza, fu convocato a Venezia il giorno dopo… in pieno carnevale. Il pretesto era quello di “attraversare” il centro sociale Zona Bandita. Noi lo attraversammo, tanto che la sera distrutti dal corteo di Vicenza, dormimmo per terra nel centro sociale in questione. Il gruppo dirigente dei Gc si perse nella notte del carnevale veneziano per poi attraversare qualche hotel, magari con buona pace della tesoreria e dei rimborsi del partito, e riapparire tra noi alle 13 del giorno dopo in uno stato non proprio lucido. Comportamenti che a livello territoriale si traducevano in un'arbitrarietà ancora maggiore: in quante federazioni il coordinamento dei Gc non è quasi mai stato riunito e l'attivo dei Gc era considerato quasi una concessione fastidiosa data dal coordinatore ai poveri iscritti? Comandare in maniera verticistica una struttura giovanile, professare il peggior giovanilismo, trasformare i gruppi di Gc in gruppi di amici spoliticizzati, dedicarsi a denigrare le “strutture organizzate” salvo poi ricevere un lauto stipendio da funzionari di partito, dedicarsi al superamento di Rifondazione Comunista e magari svegliarsi il più tardi possibile la mattina: no, niente di questo è particolarmente innovativo; sono solo i tratti tipici di una burocrazia giovanile. L'innovazione è consistita solo nel praticare tutto questo senza alcun pudore di sorta. L'ultima tappa di questo percorso è stato mettere il muro di Berlino sulla tessera Gc, proprio nell'anno in cui uno studio quantifica in un milione le persone morte in conseguenza dei processi di privatizzazione avvenuti nell'Est europeo. Una tessera che ha riscosso l'entusiasmo dell'ex direttore di Liberazione Sansonetti, il quale non è né giovane né comunista, ma che non ha spinto un singolo giovane studente o operaio italiano a diventare comunista. In effetti l'obiettivo della direzione Gc era proprio questo: distruggere una presenza giovanile comunista in Italia.
Con lui sono rimasti almeno altri quattro compagni, la cui prima richiesta non è stata votare un documento contro la scissione per distinguersi dai vecchi compagni di mozione ma quella di poter sostituire con le cooptazioni tutti i vendoliani usciti. In pratica è la richiesta, né più né meno, di avere di nuovo la maggioranza del coordinamento e di farlo nominando dall'alto tutti i membri del coordinamento. Una richiesta inaccettabile per diverse ragioni: innanzitutto l'attuale coordinamento nazionale ha già subito poco tempo fa diverse cooptazioni (almeno 15 su un organismo di 50). Sommando quelle proposte dai vendoliani, si arriverebbe così ad avere un organismo composto per tre quinti da cooptati. In secondo luogo non si saprebbe nemmeno con che criterio effettuare queste cooptazioni: i documenti politici su cui fu eletto questo coordinamento non esistono più. Nella conferenza 2006 furono presentati 4 documenti politici: il primo documento Rigenerazioni si è scisso tra ferreriani e vendoliani, il secondo si è scisso in tre pezzi (Ernesto, Sinistra Comunista e Essere Comunisti), il terzo (Sinistra Critica) e il quinto (Izzo) sono usciti dal Partito. L'unico a non aver subito abbandoni, scissioni e a non aver effettuato cooptazioni o sostituzioni è il quarto documento, il nostro, di FalceMartello. Infine vi è una ragione politica che precede tutte le altre: dovremmo lasciare in nome di non si sa quale regola e regolamento la struttura in mano ad un'area dalle cui fila si è appena prodotta una scissione e tra cui vi sono compagni che dichiarano tutt'oggi di attendere tempi migliori per uscire dal partito? Della serie: caro scissionista, ritenta, sarai più fortunato! Il fatto che alcuni compagni si arroghino il diritto di cooptare dall'alto i posti dirigenti di un'intera area risponde forse ad una logica tipicamente feudale, ma assai poco politica. Prima che il coordinamento nazionale sia rinominato “Tomasello e i suoi vassalli”, sarebbe il caso che i compagni vendoliani rimasti si decidessero a votare un documento che condanna la scissione e a riflettere su come mai i loro ex compagni di area abbiano ormai come unica ossessione al centro dei loro pensieri la distruzione del Prc. Insieme alle altre componenti politiche del coordinamento nazionale abbiamo perciò posto ai voti il documento che riportiamo qua sotto per intero e che sostanzialmente contiene questa proposta: il coordinamento nazionale non ha più alcuna rappresentanza, è necessario effettuare il prima possibile la Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti. Le prossime scadenze fanno sì però che non vi siano i tempi tecnici per convocare la conferenza prima dell'estate: ragione per cui deve essere tenuta non oltre il prossimo autunno e deve essere eletto un comitato di gestione pluralistico che traghetti la struttura fino alla conferenza. Nessuno ha attualmente la maggioranza nel coordinamento e nessuno può arrogarsi il diritto di chiederla. Il documento che abbiamo votato è quindi un documento di semplice buon senso politico che si limita a dire: siamo contro la scissione e siamo per la Conferenza in tempi utili, il minimo per chi desidera continuare a militare nei Gc. Eppure la sua approvazione non è stata così semplice. Il documento non è stato ovviamente votato dai vendoliani che si rivolgeranno al collegio di garanzia perchè lo statuto (del partito che vogliono sciogliere) gli consenta di avere di nuovo la maggioranza. I compagni che rispondono all'area Ferrero ci hanno scongiurato fino all'ultimo di non presentarlo e con gran fatica l'hanno sottoscritto. Con quale motivazione? Non volevano spaventare i compagni vendoliani che “tentennano”. Il fatto che ci sia qualche tentennamento tra la base vendoliana, non vuol dire che noi dobbiamo far assurgere il tentennamento a nostra linea politica. I giovani che si rifanno all'area Ferrero ci hanno chiesto più volte prima e durante il coordinamento di non presentare alcun documento: così il giorno della scissione avremmo dovuto stare zitti nel rispetto degli scissionisti che rimangono nel partito. Una richiesta tanto irresponsabile da non meritare alcun commento: è la classica impostazione di chi preferisce inciuciare con chi rimane nel Prc per opportunità, invece di rivolgere un chiaro appello alla mobilitazione e alla ricostruzione della struttura a chi rimane perchè crede nella Rifondazione Comunista e nella sua svolta a sinistra.
Se qualcuno sta ben pensando di attendere la conta dei vendoliani non usciti e delle loro cooptazioni, per stringerci un accordo e comporre una nuova maggioranza politica, lo vedremo. Il tempo sarà galantuomo ed è inutile spingerci sul terreno della dietrologia. Quello che è certo è che migliaia di giovani lavoratori, studenti e disoccupati hanno bisogno di una struttura giovanile comunista per la propria emancipazione e non per la propria carriera. Abbiamo bisogno di un'onda dal basso che spazzi via il burocratismo. E' sempre il solito grido gramsciamo: “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo, organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza!” *(coordinamento nazionale Giovani Comunisti)
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Documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Giovani Comunisti dell’8 febbraio 2009 Siamo Giovani Comuniste e Comunisti che decidono di continuare il percorso della costruzione di una organizzazione giovanile comunista che nel nostro Paese si ponga l’obiettivo dello sviluppo del conflitto, della tessitura di reti e relazioni con quei soggetti che, come noi, dentro i movimenti, lottano per un mondo migliore. In questo autunno la mobilitazione studentesca ha segnato profondamente la vita di giovani ragazze/i che, per la prima volta, hanno partecipato in prima persona ad una stagione di lotta. Il nostro grave cruccio è stato che, in quelle lotte, siamo stati spesso semplici comparse, perché la nostra organizzazione (il suo gruppo dirigente) si è in larga prevalenza occupato di altro: chiuso in dinamiche politiciste, si è disinteressato delle lotte e della necessità di investire in esse, privilegiando operazioni verticistiche che hanno portato l’Esecutivo Nazionale ad architettare la scissione.
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