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| Sarkozy piega i ferrovieri |
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| Internazionale | |||
| Scritto da Francesco Giliani | |||
| Mercoledì 12 Dicembre 2007 04:27 | |||
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All’orizzonte attacchi per tutti i lavoratori
Per nove giorni consecutivi ferrovieri e autisti hanno paralizzato la Francia. Difendevano il diritto ad andare in pensione dopo 37,5 anni di lavoro, contro la proposta del governo di destra di alzare i requisiti a 40 anni. Questa controriforma, la terza dopo quelle del 1993 e del 2003, ha terminato un “lavoro sporco” per elevare a tutti l’età pensionabile, con una strategia che ha diviso gli operai del privato dai dipendenti pubblici ed anche questi ultimi tra di loro. Anche in questo caso, però, non è stata la reazione dei lavoratori a mancare. Non si assisteva ad un movimento così determinato dal dicembre del ’95. Come allora, i lavoratori hanno lottato contro le menzogne della grande stampa che li ha definiti “privilegiati” ma anche contro le tendenze alla conciliazione dei vertici sindacali, da subito contrari a chiedere la cancellazione pura e semplice del piano governativo.
Il movimento di sciopero è stato ad un passo dal generalizzarsi. Dopo i ferrovieri sono entrati in sciopero i dipendenti della compagnia statale del gas e dell’elettricità (GdF-EdF) il 14 novembre, il 20 hanno scioperato massicciamente i funzionari pubblici per rivendicare aumenti salariali e il ritiro di un piano di 150mila licenziamenti entro il 2012. I tipografi della Cgt hanno impedito l’uscita dei giornali. Quello stesso giorno gli studenti universitari e medi sono scesi in piazza in solidarietà coi lavoratori e per opporsi ad una riforma della scuola, la Lru, che apre le porte agli interessi di mercato ed alla selezione di classe (è l’autonomia universitaria, anche in Italia ne sappiamo qualcosa). Anche gli studenti sono stati accusati di attentare alla libertà di chi “vuole continuare a studiare” con picchetti troppo decisi. Anche in questo caso, come per i ferrovieri, erano in realtà affollate assemblee generali a decidere per mezzo di un voto democratico se entrare in lotta oppure no, se continuare e con quali rivendicazioni. Sentendosi più forte che coi lavoratori, il governo ha usato la mano dura sgomberando alcune facoltà, Rennes-II e la Sorbona, e chiudendone altre, come Toulouse-Le Mirail. Ciliegina sulla torta del fermento sociale che stava per dilagare in Francia, addirittura magistrati ed altri lavoratori dell’apparato giudiziario hanno scioperato il 29 novembre contro il taglio di un terzo delle sedi. Il movimento studentesco è ancora in corso e nelle scuole superiori pare in leggera crescita. Tuttavia, anche in questo caso gli studenti sono stati lasciati da soli dal più grande sindacato studentesco di sinistra, l’Unef, controllato dal partito socialista, che il 24 novembre ha abbandonato il coordinamento nazionale dei delegati eletti nelle università in lotta, dove la sua linea di ammorbidire la riforma Lru senza cancellarla è stata messa in minoranza. Bruno Juilliard, segretario dell’Unef, ha iniziato a “dialogare” col ministro dell’università Valérie Pécresse su come applicare la riforma…
Il governo Sarkozy ha potuto vincere questa battaglia solo grazie alla politica concertativa dei dirigenti sindacali nazionali, a partire dal segretario generale della combattiva Cgt, Bernard Thibault. Come anche i dirigenti socialisti, Thibault fin dall’inizio ha precisato che non era contrario per principio all’innalzamento degli anni di lavoro per la pensione, sostenendo che se ne dovevano discutere meglio modalità e sistemi per ammortizzarne l’effetto sociale. Questa posizione ha senz’altro creato confusione e demotivazione tra strati non trascurabili di lavoratori e ha infine offerto a Sarkozy l’appiglio che cercava: un negoziato coi sindacati sulle questioni secondarie e l’ottenimento del proprio obiettivo primario. Le trattative in corso tra governo e sindacati, infatti, partono dall’intangibilità della controriforma e prevedono addirittura negoziati azienda per azienda sull’istituzione di fondi per dare un’elemosina ai lavoratori che subiranno le nuove norme in vigore. L’atteggiamento molle delle direzioni sindacali è stato sin dall’inizio la principale fonte di “fiducia” del governo: un notizia d’agenzia del 1° novembre già sottolineava che “all’Eliseo il ministro agli affari sociali Xavier Bertrand è in prima fila nelle discussioni coi sindacati”. Ma oltre a François Cherèque, leader della Cfdt che nel 2003 firmò la controriforma delle pensioni Pillon al culmine degli scioperi, questa volta anche Thibault della Cgt si è accodato, rifiutandosi di unire le diverse lotte con una piattaforma comune e sostenendo che non era favorevole ad una opposizione “di principio” al governo di Sarkozy.
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