Elezioni universitarie a Bologna

Giovani comunisti in campo con un programma combattivo

di Djordje Sredanovic

I prossimi 9 e 10 maggio i Giovani Comunisti saranno presenti con le liste dei Comunisti Universitari alle elezioni universitarie a Bologna. Crediamo che questo sia importante innanzi tutto per offrire una vera alternativa di sinistra a tutti quegli studenti che rifiutano l’egemonia dello Student Office (Comunione e Liberazione).

A Bologna infatti, pur dichiarandosi il rettore e i suoi contrari alla riforma Moratti (ma non a quella Zecchino), continuano a muoversi nella stessa direzione, con il sistema delle fondazioni, che sostanzialmente privatizza attività dell’università come i master, con l’esternalizzazione di servizi fondamentali come la mensa, la più cara d’Italia, gestita da una cooperativa privata, di cui molti dipendenti sono proprio studenti! E questo mentre nelle lauree specialistiche (e in molte triennali) vengono istituiti numeri chiusi, mentre l’autonomia universitaria si traduce in assenza di fondi, con conseguente innalzamento delle tasse e spazi sempre maggiori ai privati nell’università, mentre i lavoratori dell’università si vedono togliere un’indennità mensile di 100 euro per molti fondamentale, aumenta la precarietà (presso l’Ateneo lavorano più di 650 dipendenti con contratti a termine), c’è un utilizzo sempre più massiccio degli studenti delle 150 ore, ovviamente privi di diritti sindacali.

Le lotte di questi anni, nonostante i vari limiti, primo fra tutti la mancata unità tra studenti e lavoratori, hanno ottenuto un risultato: la riforma Moratti non è potuta essere applicata appieno dal governo che l’ha progettata. Ma non si deve pensare che le lotte siano finite: abbassare la guardia fiduciosi in un governo amico vorrebbe dire vedersi riproporre e applicare una Moratti sotto altro nome, se non addirittura peggiorata. Chiediamo il ritiro delle controriforme Moratti, Zecchino e dell’Autonomia scolastica, la chiusura dell’università ai privati, e l’innalzamento dei finanziamenti all’istruzione pubblica al 7% del Pil, togliendo tutti i finanziamenti alle scuole private e alle missioni d’occupazione in Iraq e Afghanistan, fondi coi quali sarebbe possibile dare a tutti i precari dell’università un contratto a tempo indeterminato, e combattere a fondo la selezione di classe, cosa che si può fare solo con la gratuità dell’istruzione.

 


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