Tra il 2001 ed il 2005 l’aeroporto di Ciampino ha visto un enorme incremento del traffico aereo: i voli annui sono cresciuti da 18.000 a 64.000 e i passeggeri trasportati sono passati da 700.000 a 4 milioni.
Motivo di questa esplosione è l’arrivo delle compagnie low-cost (Ryan-Air e Easyjet su tutte), che hanno scelto Ciampino per la sua vicinanza a Roma (non utilizzare gli scali principali è uno dei fattori dei bassi costi). Negli ultimi 40 anni la città è stata costruita intorno all’aeroporto, con le prime case a meno di 200 metri dalla pista: la crescita della popolazione è stata possibile perché si era creata una tolleranza verso il rumore prodotto dai pochi voli militari giornalieri. Oggi invece la situazione si è fatta insostenibile: in media, tra atterraggi e decolli, c’è un aereo ogni 3-4 minuti (e non è risparmiata neppure la notte, che viene utilizzata dalle compagnie postali e per le manutenzioni, a motori accesi ovviamente).
Le ripercussioni sono devastanti. I livelli di sopportazione acustica vengono superati in ogni punto della città; mentre uno studio teorico condotto da alcuni docenti della Sapienza ha dimostrato come in conseguenza delle emissioni del traffico aereo e automobilistico (che strangola ogni giorno la città), l’aria sia inquinata da polveri sottili, piombo ed un miscuglio di inquinanti altamente nocivo per la salute. La conferma viene dall’aumento delle malattie polmonari, soprattutto tra anziani e bambini. E ancora non è finita: l’obiettivo di Adr (Aeroporti di Roma, è la società composta da diverse aziende tra cui Impregilo e Falk, che tra il 1997 ed il 2000 ha acquisito gli aeroporti di Ciampino e Fiumicino) è di arrivare a 7 milioni di passeggeri.
Per mesi si è spacciata l’idea che il turismo portasse benefici, ma la realtà è ben diversa: chi arriva prosegue per Roma, mentre dal punto vista occupazionale, Adr ha licenziato tra il ’97 ed il 2004 1400 lavoratori tra i due scali, annunciando la messa in mobilità per altri 500 nel corso del 2005.
Il comitato cittadino ha evidenziato tutta l’illegalità che si vive quotidianamente all’aeroporto: mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale preliminare all’avvio di nuove tratte, violazione della fascia notturna, operazioni di decollo e atterraggio fatte sui centri abitati, una pista più corta di quanto previsto dalla legge (e che termina a meno di 100 metri da una strada a traffico intenso). Tutta materia da tribunale, su cui chi doveva controllare, ossia l’Enac (organo del Ministero dei trasporti) ha concesso deroghe su deroghe. L’asse Adr-Enac ha dimostrato bene che difenderà i propri interessi contro tutti, quando dopo 3 mesi di trattative ha proposto di ridiscutere solo i voli notturni e a partire dal 2007!
A questi pescecani solo la mobilitazione di tutta la città può aprire bene le orecchie. Mobilitazione che sarebbe stata già possibile se la sinistra (che ha la maggioranza al comune) avesse raccolto la rabbia delle persone; ma in realtà tutto il centrosinistra si è preoccupato più di spargere illusioni sulle trattative che di stare nelle strade. Anche il circolo di Rifondazione, prima ha mantenuto un rigoroso silenzio trincerandosi dietro al Sindaco, poi ha speso qualche parola per la ridislocazione dei voli a Fiumicino, ma senza mai superare la linea “morbida” della giunta, dettata dalla necessità di non creare conflitti con Veltroni, “affezionato” al nostro aeroporto per il turismo che porta a Roma.
Ma il Comitato non ha fatto nessun passo indietro sulla rivendicazione del ritorno al traffico aereo ai livelli del 2001. Adesso questa lotta va fatta sull’esempio di Scanzano e della Val Susa: deve essere una lotta popolare, organizzata in una assemblea permanente in cui ognuno possa decidere degli sviluppi, discutere delle rivendicazioni e votare delegati sempre revocabili per eventuali trattative.
Questa battaglia si vincerà solo se lo scalo tornerà in mani pubbliche e tutto il suo sviluppo sarà posto sotto il controllo della gente di Ciampino e dei lavoratori dell’aeroporto. Nazionalizzare l’aeroporto! Questa è la strada per vincere, per la quale scenderemo in piazza. Questa la parola d’ordine che Rifondazione deve far propria, sganciandosi da chi questa lotta non ha interessi a farla.
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