One

Difendiamo tutti i posti di lavoro con la lotta!

di Francesco Santoro e Piero Ficiarà (delegati Fiom-Cgil Terim Baggiovara)

La One, azienda di elettrodomestici a Soliera (Mo) rappresenta sicuramente un valido esempio di come i padroni in nome del profitto non si facciano nessuno scrupolo a spremere i lavoratori fin che servono per poi scaricarli.

Nel 2001 quando ancora la One si chiamava Areilos viene acquistata da una multinazionale del settore, la Iar-Siltal, che nel giro di pochi mesi a causa di una gravissima crisi finanziaria (che travolge l’intero gruppo ed i diversi stabilimenti sparsi sul territorio nazionale, coinvolgendo oltre 1400 lavoratori) cede sotto la voce ramo d’azienda lo stabilimento di Soliera al gruppo Terim (importante gruppo modenese, e realtà di prima grandezza in Europa), stipulando un contratto di due anni rinnovabile per altri tre. Già durante l’acquisizione da parte della Iar-Siltal ci furono grossi tagli del personale, riducendo i posti di lavoro da 474 a circa 300.

A marzo del 2006, scadenza dei primi due anni, la Terim, dichiara un ulteriore 50% di esuberi come condizione per non rescindere il contratto, decisione tra l’altro vincolata ad improbabili concessioni comunali (in quanto in conflitto con il piano regolatore) per espandere lo stabilimento già esistente a Rubiera (Reggio Emilia).

La Terim ha coscientemente alimentato le speranze dei lavoratori della One di voler garantire l’occupazione fino al dicembre 2005, per poi stringere le spalle e presentare la richiesta di esuberi a marzo. Va sottolineato che durante questi due anni, pur di conservare il posto di lavoro, gli operai della One hanno accettato condizioni di lavoro assurde: dal mancato rinnovo dell’integrativo aziendale ad incrementi vertiginosi dei ritmi, tutto questo in un contesto di scarsissima sicurezza. L’arrivo delle notizie sulla possibilità concreta della cassa integrazione ha fatto scoppiare la rabbia dei lavoratori nello stabilimento che il 10 marzo è entrato in stato d’agitazione proclamando una sciopero di 4 ore ed organizzando un assemblea pubblica.

Come Rsu Terim abbiamo stretto ottimi rapporti con i lavoratori ed i delegati della One. Abbiamo immediatamente risposto al loro appello di solidarietà convocando a nostra volta degli scioperi negli stabilimenti Terim e intervenendo con una delegazione di lavoratori alla partecipatissima assemblea pubblica. Con la parola d’ordine “La vostra lotta è la nostra lotta!” abbiamo esordito nei nostri interventi, portando solidarietà nei fatti e non a parole, ai lavoratori e alle loro famiglie.

Il futuro dei lavoratori della One e della Terim sono strettamente legati. Dopo aver acquisito importanti fette di mercato, il padrone vuol lasciare affondare la nave con tutti i passeggeri, o quasi, salvando solo quello che è strettamente indispensabile a perseguire i propri interessi. Tutto questo è funzionale al riassetto produttivo che vorrebbe portare avanti anche negli stabilimenti di Baggiovara e Rubiera, che tradotto vuol dire riduzione dei tempi di lavoro e maggior controllo sui lavoratori. Ma oggi gli operai della One sanno di non essere più soli in questa lotta, che sicuramente sarà dura, ma può essere vittoriosa se diretta e condotta con i giusti metodi di lotta.

All’assemblea oltre che le segreterie di categoria erano presenti le istituzioni politiche dei comuni interessati e le rispettive Province, le quali hanno dichiarato all’unisono che nessun posto di lavoro deve essere toccato. Successivamente, delegati, sindacati e istituzioni hanno incontrato la Terim per affrontare il problema. In questa sede anche se apparentemente nessuno si è defilato dalla discussione auspicando una “soluzione positiva condivisa”, il padrone in persona ha ribadito chiaramente che non ha più bisogno di questi lavoratori.

Gli operai sono già pronti alla lotta, nonostante in questa fase le aspettative dei lavoratori nell’interessamento delle istituzioni sono ancora grandi, cosa del tutto comprensibile.

È chiaro che davanti alla determinazione del padrone solo una mobilitazione decisa, che sappia raccogliere il sostegno anche nelle altre aziende, permetterà di difendere tutti i posti di lavoro in One come in tutte le aziende in crisi. La colpa della crisi è dei padroni siano loro a pagarla.

 


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