Il 31 dicembre è scaduto il contratto nazionale delle imprese di assicurazioni. Dopo anni in cui le piattaforme contenevano richieste ben al di sotto delle esigenze reali, per la prima volta, è stata presentata un’ipotesi di lavoro più dignitosa del passato.
Non è un mistero per nessuno che il nostro settore, in controtendenza con il resto del mercato, sia in costante crescita; basti pensare che il solo ramo vita nel 2005 ha raggiunto quota 59 miliardi di euro di profitti, ovvero un 15,5% in più rispetto all’anno precedente. (dati Ania, l’associazione padronale degli assicurativi).
Anche per questo nella piattaforma sono contenute richieste economiche più audaci del passato: di fronte a cifre come queste, sarebbe stato difficile, infatti, per i vertici sindacali giustificare le solite richieste contenute nei parametri degli accordi di luglio.
Le richieste maggiori riguardano i lavoratori dei call-center da anni inquadrati in una disciplina contrattuale creata ad hoc con tabelle salariali e diritti nettamente inferiori rispetto agli altri lavoratori.
Per la prima volta con la richiesta di aumento salariale stimabile attorno al 30-35%, c’è, quindi, il tentativo di unificare la condizione di questi lavoratori agli altri.
Nella piattaforma sono contenuti, oltre alla progressiva riduzione d’orario che porti a 35 le ore lavorate in una settimana, altri aspetti di carattere normativo che andrebbero sempre in questa direzione.
Per esempio viene definito il corretto meccanismo di calcolo del salario provvigionale in caso di malattia, ferie e permessi retribuiti in mancanza del quale, per anni, questa quota di salario, purtroppo già variabile, è stata erogata in maniera discrezionale dalle aziende.
Viene inoltre contrattualizzata l’indennità di turno come istituto esistente e da concordare a livello aziendale e si pone particolare attenzione alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro introducendo l’obbligatorietà di visite mediche annuali specifiche per gli addetti al call center.
Per quanto riguarda la Legge 30, riscontriamo con favore che, per il momento non se ne fa menzione.
I segretari nazionali di categoria hanno ribadito più e più volte che la legge non dovrà entrare nel contratto e per questo dichiarano fin da subito di voler respingere qualsiasi richiesta arrivi dalla controparte e la loro disponibilità a convocare mobilitazioni in tal senso.
Siamo consapevoli che viste le innovazioni introdotte nel settore le richieste da fare per migliorare definitivamente la condizione dei lavoratori sarebbero altre, ma possiamo considerare la proposta di piattaforma un primo tentativo in questa direzione.
Un parere positivo che però viste le esperienze del passato non significa una delega in bianco ai vertici sindacali ad andare a trattare. Per questo al direttivo nazionale della Fisac-Cgil abbiamo specificato che ci riserveremo, a trattativa finita, di fare un bilancio insieme ai lavoratori di quello che si è portato a casa e valutare con loro se esprimere un parere favorevole o meno.
Per questo ci siamo spesi a tutti i livelli della categoria per chiedere che venga indetto un referendum e che tutti i lavoratori abbiano la possibilità di votare in maniera democratica. Crediamo che sia il minimo, visto che già i lavoratori non sono stati coinvolti in nessun modo nella stesura della piattaforma.
Abbiamo anche specificato che sarà necessario, a differenza del passato, coinvolgere in maniera attiva tutti i lavoratori organizzando, fin da subito, assemblee capillari in tutte i luoghi di lavoro.
Non vogliamo ripetere esperienze già vissute: trattative lunghissime (l’ultima è durata 18 mesi), scarsa informazione ai delegati e più in generale verso i lavoratori e poi, qualche ora di sciopero convocata male dopo troppo tempo, per dare la “spallata finale” e firmare, così, contratti scandalosi.
Se la piattaforma può essere spesa positivamente tra i lavoratori, sarà necessario il massimo coinvolgimento di tutti, per evitare “concessioni” pericolose alla controparte ed essere pronti fin da subito a rompere le trattative e mobilitarsi.
L’esperienza di questi anni ci ha insegnato che solo lottando possiamo portare a casa risultati dignitosi.
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