Il 5 aprile si è concluso negli stabilimenti dell’ST Microelectronics di Agrate e Castelletto in provincia di Milano il referendum sull’accordo che per il momento chiude la ristrutturazione richiesta dall’azienda un anno fa. L’accordo, oltre a prevedere la messa in mobilità di 270 lavoratori su basi volontarie (che li accompagnerà alla pensione) permetterà all’azienda di allungare di 15 minuti l’orario di lavoro dei turnisti, di farli lavorare di più nei fine settimana e di notte. In cambio i lavoratori percepiranno un aumento salariale perchè lavoreranno di più. Inoltre nel tempo lavoratori interinali e a tempo determinato verranno trasformati in contratti a tempo indeterminato.
I lavoratori sono stati sottoposti a una votazioni in due tempi, la prima, tra il 22 e il 29 marzo, ha riguardato tutti i turnisti a 20 turni, mentre tra il 1 e il 5 aprile hanno potuto esprimere il loro voto tutti i 4394 lavoratori in forza nei due stabilimenti.
Tra i lavoratori direttamente interessati si sono espressi in 1.242 su 1.356 (il 91,6%). Il Sì ha raccolto 758 voti il 61%, mentre i No sono stati 446 il 39%.
Mentre il referendum tra tutti i lavoratori ha visto abbassarsi significativamente la percentuale dei votanti, dei 4394 aventi diritto solo il 52,4% è andata a votare (2.304) e il Sì è prevalso con l’81,5%.
Voto estremamente significativo che conferma come tra i lavoratori non ha raccolto un appoggio plebiscitario. Sicuramente non da parte dei turnisti direttamente interessati dai peggioramenti, ma anche tra tutti i lavoratori visto la bassa affluenza nonostante l’accordo prometta di garantire il futuro della produzione e quindi la sopravvivenza di tutti i rimanenti posti di lavoro. Considerando il ricatto a cui erano stati sottoposti i lavoratori (cambiare i turni o condannare gli stabilimenti a un “inevitabile” declino), e che i sindacati si erano spesi a piene mani nel difendere l’accordo, il risultato ottenuto conferma come tra i lavoratori il disagio per questo ulteriore cedimento rimane.
Sicuramente a questo risultato ha contribuito un importante novità, il fatto che insieme a diversi lavoratori abbiamo costituito un comitato per il No all’accordo e distribuito un volantino davanti ai cancelli. Per la prima volta da tempo abbiamo assistito a un tentativo di costruire un opposizione a un accordo peggiorativo, non limitandosi a portare la propria critica nelle assemblee, delegando i rappresentanti nella Rsu o limitandosi a discussioni occasionali al cambio del turno. Il volantino ha contribuito ad aprire un dibattito vero che ha visto i lavoratori confrontarsi a un livello superiore di quanto era stato possibile fare in passato.
Volantinando e discutendo coi lavoratori sia in fabbrica che davanti ai cancelli la cosa più importante che emergeva era che il sindacato non ha mai dato la sensazione di voler perseguire una strada alternativa a un accordo che si facesse carico della ristrutturazione. Nonostante era ormai chiaro che l’allarme crisi lanciato dall’azienda era più che altro una scusa per poter rimettere mano ai turni (erano anni che ci provavano senza successo), si è preferito continuare con le trattative invece di discutere coi lavoratori sulla possibilità di far cedere l’azienda con la lotta. Eppure le condizioni per poter provare a affrontare la situazione in modo diverso potevano esserci.
Da un lato non dobbiamo dimenticare che Stm in questi anni ha macinato utili da capogiro ma nulla di tutto ciò è andato ai lavoratori; in secondo luogo i lavoratori avevano dimostrato di essere disponibili a mobilitarsi, lo sciopero del 10 giugno scorso per esempio vide nello stabilimento di Agrate l’80% di adesioni.
Quello sciopero poteva diventare il punto d’inizio per una mobilitazione seria se il tempo successivo fosse stato utilizzato per verificare la disponibilità dei lavoratori a proseguire sulla strada del conflitto. Se anziché trattare per un accordo difensivo si fosse aperta una discussione coi lavoratori per chiarire scopi e percorso delle mobilitazione, dando agli operai la certezza che la lotta sarebbe stata organizzata in modo serio senza sprechi di ore in sciopero inutili.
Il fatto che si sia preferito andare a peggiorare ancora le condizioni dei turnisti non significa che ora i problemi dell’Stm siano finiti. Presto o tardi l’azienda tornerà a bussare alla porta del sindacato per nuovi peggioramenti in nome della competitività, non solo ad Agrate: alcune settimane fa l’azienda ha tentato di trasferire alcune macchine dello stabilimento di Catania a Singapore. Tentativo fallito grazie ai lavoratori che spontaneamente sono scesi in sciopero costringendo l’azienda a desistere, almeno per ora.
Anche se alla fine l’accordo è passato dobbiamo essere consapevoli che qualcosa di importante in Stm ad Agrate è successo. Il tentativo di chi si è impegnato in una battaglia per far vincere il No ci indica che una nuova fascia di lavoratori vuole che le cose cambino e che il sindacato si faccia carico di migliorare le condizioni dei lavoratori.
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