Fortezza Europa
Mediterraneo insanguinato

di Andrea Davolo

Secondo un recente rapporto interno della Guardia Civil spagnola, negli ultimi due mesi del 2005 sono tra 1.200 e 1.700 le persone partite dalla Mauritania alla volta delle Canarie e morte annegate. Dei 2.000-2.500 imbarcati di cui si ha notizia negli ultimi 45 giorni del 2005, soltanto 800-900 sono giunti in Spagna. Sono questi alcuni dati che mostrano in modo spietato la brutalità di ciò che rappresenta la politica migratoria europea, quegli accordi di Schengen che vorrebbero controllare le migrazioni dai paesi del sud del mondo.

 

Ma questi dati sono solo una versione parziale di quello che possiamo a tutti gli effetti considerare un genocidio silenzioso perpetrato dai governi dell’Occidente capitalista. Si calcola, infatti, che dal 1988, 5.200 siano i migranti annegati nelle acque del Mediterraneo, 213 quelli morti nei Tir e nei container diretti verso i porti europei, 133 le persone morte disidratate nel tentativo di attraversare il Sahara ed altre centinaia quelle morte in innumerevoli altri modi mentre cercavano di superare i confini della “fortezza Europa” nel tentativo di poter conquistare condizioni di vita più umane e dignitose (si veda il sito http://fortresseuro-pe.blogspot.com).

Da paesi come Somalia, Mali, Sudan, Sri Lanka… parte chi ce la fa, chi ha i mezzi per sostenere un viaggio lungo e costoso, il “viaggio della vita” che costa quanto a chiunque altro costerebbe fare l’intero giro del mondo! Rischiando la vita, rischiando il fallimento, rischiando di essere rispediti indietro o di essere rinchiusi in uno di quei campi di concentramento costruiti in Libia con i soldi italiani del governo Berlusconi. Questi ultimi sono centri di detenzione dove i migranti vengono stipati dopo essere stati arbitrariamente arrestati per il solo fatto di essere “migranti”. Come denunciato da diverse organizzazioni umanitarie ed anche dalla Commissione Europea (che non può certo essere tacciata di terzomondismo!), uomini, donne e bambini sopravvivono per mesi a pane ed acqua aspettando di essere rimpatriati con vere e proprie deportazioni collettive. Inoltre, dal 2003 l’Italia ha finanziato anche un programma di voli charter per il rimpatrio di immigrati dalla Libia verso i Paesi d’origine. In tutto 5.688 espulsi.

Buona parte di queste persone rischiano la vita facendo ritorno nel loro paese, come nel caso degli eritrei che fuggono per disertare la guerra contro l’Etiopia, altri vengono rispediti verso paesi che non sono i loro perché la decisione del rimpatrio è presa “per gruppi” e il singolo caso non viene esaminato. Questi fatti tuttavia non devono essere considerate ingiustizie specifiche della politica italiana perché in realtà sono perfettamente in linea con i criteri dell’Unione Europea, che prevede l’esternalizzazione dei controlli di frontiera verso i paesi confinanti dove, lontano dagli occhi indiscreti dell’opinione pubblica, è più facile agire con procedure spicce; né la blindatura, anche armata, dei propri confini deve essere pensata come un approccio all’immigrazione proprio dei governi di destra perché non abbiamo dimenticato quanto il tanto beneamato (dalle direzioni della sinistra italiana) governo Zapatero non abbia certo esitato a far intervenire la Guardia Civil lungo le barriere al confine delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, provocando la morte di 16 immigrati.

Le morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei centri di detenzione sono del tutto insensate da un punto di vista umano, ma perfettamente integrabili nella logica del capitalismo che deve ridurre ad un assurdità le possibilità di ingresso regolare, non certo per impedire i flussi migratori, cosa impossibile (nessuna programmazione dei flussi ferma chi lotta per sopravvivere), ma per mantenere gli immigrati sotto un ricatto permanente.

La clandestinità di una parte consistente dei lavoratori immigrati è perfettamente funzionale alle necessità di questo sistema. Sul piano economico come leva di ricatto da usarsi contro l’insieme del movimento operaio. Sul piano sociale e politico come capro espitorio colpevole dei mali della società nelle campagne di “legge e ordine” o bersaglio indifeso delle forze razziste e xenofobe che rialzano la testa.

A questo contrapponiamo la lotta per la chiusura dei Cpt, il diritto al permesso di soggiorno per chi ne fa richiesta, pieni diritti politici, sindacali, assistenziali per i lavoratori immigrati, la solidarietà di classe al di sopra di ogni confine e divisione di nazionalità, religione, etnia, nella lotta contro questo sistema economico e la barbarie che genera.

 


Torna a "indice Fm 192" - Torna a "immigrazione"
Torna alla Pagina principale