Sassuolo

Una storia di ordinaria speculazione

di Paolo Brini

Nelle ultime settimane l’ondata di repressione e la campagna razzista nei confronti della popolazione immigrata ha subito a Sassuolo un nuovo giro di vite. Tutti i giorni escono sui quotidiani locali articoli che, raccontando mezze verità con faziosità e malizia, vogliono identificare nell’immigrato la causa di ogni male e la fonte di ogni crimine.

Nelle ultime settimane, grazie anche ad un video che ha fatto il giro del paese ove si vedono chiaramente due carabinieri malmenare un marocchino, è venuto alla luce il clima di repressione e violenza che le forze dell’ordine hanno creato nei confronti degli immigrati residenti a Sassuolo. Pestaggi di immigrati portati in questura senza motivo, perquisizioni martellanti ed immotivate ai negozi gestiti da immigrati, bliz militari nelle case del quartiere Braida con decine tra arrestati (poi subito scarcerati perché privi di alcun capo d’imputazione) e deportati al Cpt (per lo più operai clandestini che lavorano in nero nelle fabbriche della zona).

Le vere cause

Il razzismo da sempre è uno degli strumenti che i padroni utilizzano per dividere i lavoratori, indebolirli e poter così fare sulle loro spalle profitti d’oro. A Braida oggi gli interessi in ballo sono davvero grossi e si chiamano speculazione edilizia. Il “Progetto superare l’emergenza Braida” è un piano comunale di “risanamento” dal costo di circa 900mila euro, di cui ben 540mila (quindi circa il 60%) sono stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena che fa capo all’Unicredit. Perbenismi a parte, tutti sanno che una banca di certo non stanzia somme così ingenti “per il bene della comunità” ma per il bene del proprio portafogli. Se a questo aggiungiamo che proprio in quella zona sono situati i due Hotel più lussuosi di Sassuolo (il cui valore sarebbe rivalutato significativamente), entrambi di proprietà del principale finanziatore dei Ds, primo partito sassolese è ben facile capire quali possano essere le vere ragioni della campagna contro “la criminalità e il degrado” di Braida. Non è certo un caso se negli ultimi mesi la giunta comunale è entrata in crisi proprio ogni qual volta si sarebbe dovuto discutere del PSC (piano regolatore): la torta in ballo è davvero grossa e gli ingordi abbondano.

Sono precisamente questi gli interessi che hanno guidato la mano del sindaco Patuzzi quando ha ordinato lo sgombero forzato delle 58 famiglie residenti nel Palazzo Verde.

Fino a quando i residenti-proprietari degli appartamenti interessati accettano di vendere per quattro soldi le loro case, tutto fila liscio. Se invece, come è successo per il Palazzo Verde, gli abitanti non vogliono vendere (sarebbe meglio dire svendere) le loro case, si tenta di costringerli creando una situazione insostenibile. È ciò che è avvenuto con gli abitanti del Palazzo Verde ed è ciò che sta avvenendo con gli abitanti degli altri tre palazzi interessati dalla speculazione e che il Sindaco ha già detto esplicitamente di voler abbattere. Nel palazzo Ginko quattordici famiglie hanno già ricevuto l’avviso di sfratto senza motivazioni apparenti, tanto che un’anziana signora sassolese tra le vittime del provvedimento afferma a ragione: “mi chiedo come si possa mettere sul mercato case di cui, in più occasioni, è stata sottolineata la precarietà abitativa?”. Ed un altro sottolinea: “Temo un’azione di forza” (Resto del Carlino, 23 marzo).

Nel palazzo di via Adda 77 dopo l’ennesimo bliz che ha visto 46 immigrati deportati al Cpt e 9 case murate con la scusa delle condizioni igienico-abitatitive non idonee (come avvenne per il Palazzo Verde), operai che facevano il turno di notte si son trovati al ritorno dal lavoro la casa murata con tutto dentro: vestiti, mobili, documenti. A tutt’oggi dormono per strada e vanno al lavoro in ciabatte.

Talmente palese è il vero scopo di questa operazione che la Gazzetta di Modena è costretta a dire: “Resta che questi provvedimenti plateali lasciano spazio alle polemiche: non si farebbe meglio - se veramente si tratta di questioni igienico sanitarie - ad intimare una immediata, rapida pulizia e disinfestazione ai legittimi occupanti, pena magari la successiva chiusura? Il timore diffuso è infatti che si usi una norma per scopi diversi da quelli dichiarati.” (3 aprile)... Un film già visto 10 mesi fa col Palazzo Verde!

Va da sé che una speculazione di questo genere non solo avrebbe ripercussioni devastanti sui legittimi proprietari e residenti di questi palazzi ma farebbe lievitare enormemente il costo delle case e degli affitti in tutta Sassuolo.

Se teniamo presente che oltre l’80% degli sfratti a Modena e provincia avviene per morosità (cioè non si riesce a pagare l’affitto perché troppo caro) si può facilmente immaginare quali conseguenze tutto ciò avrà per tutti coloro che abitano a Sassuolo e fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ancora una volta i palazzinari e le banche, con l’aiuto della Giunta di centrosinistra, ringraziano!

Il problema della microcriminalità

Porre l’accento sulle vere ragioni di tutta questa operazione non vuol dire naturalmente negare o sottovalutare il fatto che a Braida c’è un problema enorme di spaccio e di micro-criminalità. Questi problemi vanno affrontati e risolti. Il punto però è “come” risolverli.

Chiedere una maggior presenza delle forze dell’ordine come spesso si sente fare anche da onesti lavoratori di Sassuolo non solo non è una soluzione ma è un suicidio. In quale parte del mondo avere più polizia ha risolto il problema dello spaccio o della tossicodipendenza? Negli Stati Uniti si trovano poliziotti ad ogni angolo delle strade e con licenza di uccidere; qualcuno può forse dire seriamente che in questo modo negli Usa si sia risolto il problema criminalità? Tutto il contrario. Dicevano che con lo sgombero del Palazzo Verde a Sassuolo si sarebbe risolto il problema dello spaccio. È stato così? No, gli spacciatori si sono solo spostati di 100 metri e nessun tutore dell’ordine gli ha mai torto un capello.

Il vero ruolo sociale delle forze dell’ordine lo abbiamo visto davanti ai cancelli della Ferrari. Mentre noi operai facevamo i picchetti per il contratto loro tentavano con la forza di impaurirci e di sciogliere il nostro presidio.

L’ondata di repressione delle forze dell’ordine a Braida non si è rivolta verso gli spacciatori che a tutt’oggi agiscono indisturbati come sempre. La verità è che il solo obiettivo è quello di spaventare i lavoratori immigrati ed impedir loro di alzare la testa e lottare assieme a noi contro i soprusi che subiscono per i loro diritti. Oggi tocca a loro, se non lottiamo uniti domani toccherà ad ogni lavoratore che lotterà per un futuro migliore.

 


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