Due mesi fa riportavamo su questo giornale la situazione in cui si trovano i lavoratori della St-Microelectronics: vivere giorno per giorno la ristrutturazione messa in atto dall’azienda, per diminuire i costi e rendere competitivo in termini di sfruttamento della manodopera il polo milanese della microelettronica. In questi due mesi St ha fatto ancora utili apprezzabili, dalle pagine di molti giornali locali rimbalzano notizie della diminuzione degli esuberi e della probabile ripresa del sito agratese di St; i vertici industriali parlano di un mercato che per il momento non dà preoccupazioni e pertanto l’aria di crisi incombente si è attenuata.
Nel confronto tra sindacato e vertici industriali invece è emersa sempre
più forte
la richiesta da parte aziendale della modifica degli orari di lavoro per
tamponare i 990 esuberi annunciati. Nella trattativa il maggior sfruttamento
degli impianti, ovvero il maggior sfruttamento dei lavoratori la fa da padrone,
sembra sia l’unica medicina per guarire e rinforzare St. Ma è cosi anche per
i lavoratori?
Esito della trattativa, per ora, è una turnazione che porterebbe a più notti lavorate, a più week-end occupati e all’aumento dell’orario giornaliero di quindici minuti. Il peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori turnisti è sotto gli occhi di tutti. Mesi fa è stato chiesto ai lavoratori se volevano mettere in discussione l’attuale orario di lavoro e la risposta è stato un secco No perchè sapevano a cosa si andava incontro, ma nulla ha vietato all’azienda e alla rappresentanza sindacale di trattare nuovamente l’argomento turni.
Come per incanto, oggi ci dicono che una eventuale modifica dell’orario di lavoro porterebbe alla salvaguardia di 180 posti di lavoro, alla regolarizzazione dei lavoratori da tempo determinato ad indeterminato e, se c’è accordo fra le parti, alla possibile mobilità volontaria che riguarda 250 persone vicine alla pensione. Non solo, St usa anche come merce di scambio l’assunzione a tempo determinato, e successivamente indeterminato, dei lavoratori “somministrati”. La proposta aziendale è che questi lavoratori da giugno se ne stiano a casa, a settembre vengano assunti a tempo determinato, per poi passare a tempo indeterminato a partire da dicembre 2007. Come vengano impiegati da St questi lavoratori lo abbiamo visto negli ultimi mesi: alcuni sono stati lasciati a casa alla scadenza del contratto per poi essere nuovamente richiamati, visto l’attuale bisogno. L’andamento del mercato e l’aumento dei volumi produttivi, oltre che al cambio di turnazione, dichiara l’azienda, può portare all’assunzione dei lavoratori “somministrati”. Ma siamo così sicuri che il mercato nel futuro non abbia nuove flessioni? Non sono solo promesse illusorie fatte a lavoratori che avrebbero tutto il diritto di avere già adesso un contratto a tempo indeterminato?
A noi questo pare solo uno specchietto per le allodole: il mercato in ripresa, i volumi produttivi in aumento e la fine della ristrutturazione non lasciano altra scelta all’azienda che confermare lavoratori che ormai da anni, anche se ancora in modo precario, sono alle dipendenze, dirette o meno, di St.
Tutte le “conquiste occupazionali” come le chiamano i sindacati, in realtà fanno parte delle necessità aziendali. St considera un pacchetto unico gli esuberi e il cambio di turnazione che porterebbe ad una forte riduzione dei costi, ma anche ad un aumento dei ritmi lavorativi, dato l’aumentare dei volumi produttivi ed il diminuire del personale. Con la nuova turnazione non esisterebbero più i lavoratori stagionali estivi, nè avrebbero senso d’esistere figure come i lavoratori nei week-end. Ancora una volta l’azienda aumenta i suoi guadagni grazie ai nostri sacrifici.
Il peggioramento delle nostre condizioni di vita certo non porterà nessun miglioramento nè nel prossimo futuro e nemmeno in quello più lontano, passerà la logica che quando il mercato è in crisi o quando bisogna competere a livello internazionale saremo sempre noi a pagare. L’opposto non è mai accaduto: quando St ha fatto utili, come in tutti gli ultimi anni ha fatto e come continua a fare ora, qualcuno ci ha proposto di migliorare la nostra turnistica?
Ormai l’accordo tra azienda, sindacati territoriali ed Rsu pare sempre più vicino. Spetta ai lavoratori trovare il modo di dare una svolta alla trattativa, schierarsi apertamente per il mantenimento dell’attuale turnazione, se non per un suo sostanziale miglioramento. Chiediamo ad alta voce che i sindacati diano una svolta a questa trattativa, che veda il rifiuto sia degli esuberi, che del peggioramento della turnistica. Una risposta oltre a venire dalle assemblee deve scaturire anche nel voto che vi sarà per accettare o meno un accordo da cui per ora non traspare nulla di buono.
Dobbiamo essere noi gli attori principali di un sostanziale cambiamento, non possiamo tirarci indietro davanti alle possibili difficoltà: prendere in mano il nostro futuro lavorativo vuole dire non accettare compromessi sempre peggiorativi ed essere protagonisti nelle scelte da compiere.
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