Sentiamo forte il dovere in questa campagna elettorale di invitare i nostri lettori e sostenitori a votare Rifondazione Comunista.
Il nostro dissenso con Fausto Bertinotti e la maggioranza del gruppo dirigente del Prc è conosciuto (e viene ribadito nelle pagine centrali di questo numero del giornale) ma questo non ci impedisce per un solo istante di vedere l’importanza che il partito ottenga un buon risultato alle prossime elezioni.
Un buon risultato per il Prc non è scontato. Il pericolo che altre forze capitalizzino la rabbia che va accumulandosi nella società, sia a destra che a sinistra, è molto alto.
Da una parte, mascherata dietro un immagine “sociale”, cresce con forza l’estrema destra che Berlusconi legittima offrendogli delle candidature, dall’altra parte forze come il Pdci e la Rosa nel Pugno appaiono su certi argomenti più radicali di Rifondazione (Diliberto sull’Iraq e la Palestina, la Bonino sui Pacs e i finanziamenti alle scuole private). Il Prc preoccupato com’è di mostrare la propria “affidabilità” a Prodi e alla classe dominante sta lasciando libero uno spazio a sinistra che viene occupato da forze che non meritano la fiducia dei lavoratori (è il caso dei radicali) o che non hanno giocato nei movimenti un ruolo neanche lontanamente paragonabile a quello del Prc macchiandosi per giunta di aver sostenuto la guerra nei Balcani (è il caso del Pdci).
Questa condotta è grave perché quello che cercano milioni di persone in questo paese non è l’ennesimo partito “normalizzato” ma una forza che rompa il quadro della politica ufficiale e si candidi a guidare un cambiamento radicale nella società.
Lo slogan ripetuto nei manifesti elettorali del Prc: “Vuoi vedere che l’Italia cambia davvero?”, è oggi per molti operai e giovani uno slogan privo di significato; in realtà cresce la sensazione che il partito sia trascinato in una dinamica inesorabile che potrebbe spingerlo ad abbandonare le ragioni dei lavoratori che a cambiare non sia l’Italia, ma Rifondazione comunista
Perché l’Italia cambi davvero bisognerebbe offrire una risposta realistica alla crisi industriale che attraversa il paese. Per proteggere le condizioni di vita dei lavoratori è necessario muoversi nella direzione opposta a quella che viene avanzata nel programma dell’Unione, che alla fine nelle cose fondamentali è un programma di liberismo neanche tanto temperato.
Non a caso Prodi e D’Alema criticano da destra Berlusconi lamentandosi che la CdL non ha fatto una politica di sufficiente rigore sui conti, abbandonando quelle privatizzazioni che l’Unione propone di rilanciare in pompa magna.
Rifondazione negli ultimi anni ha conquistato consensi importanti (rispetto al punto più basso del ’99) perché a differenza dei partiti dell’Ulivo, pur con tutti i suoi limiti, era l’unica forza che “diceva qualcosa di sinistra”.
Si è aperta dopo Genova 2001 una stagione di lotte che ha aperto concrete possibilità di rovesciare radicalmente i rapporti di forza nel paese. Questo consenso e questa disponibilità alla lotta non può essere usata oggi per “gestire le compatibilità” , come ha proposto Epifani nel recente congresso della Cgil.
Non c’è nessun governo amico a cui fare sconti. Rifondazione lo dice, ma poi ha mantenuto un basso profilo nelle recenti mobilitazioni contro la Tav e l’occupazione in Iraq. E questo quando ancora non si è insediato un governo di centrosinistra a livello nazionale!
I lavoratori vogliono la caduta di Berlusconi ma non hanno grandi aspettative nel futuro governo di centrosinistra. È un dato di fatto. Molti voteranno turandosi il naso. Ed è giusto che sia così perché l’astensione non fa che peggiorare le cose.
Chi scrive non ha un atteggiamento moralistico e soprattutto non concepisce l’idea di punire Bertinotti con il voto. Ragionare in termini politici significa capire che un cattivo risultato del Prc e delle forze di sinistra, non può che rafforzare le posizioni opportuniste ed istituzionaliste nel partito e nel movimento operaio.
È essenziale che Rifondazione vada bene alle prossime elezioni, nonostante la linea di Fausto Bertinotti, perché nella misura in cui in Italia non c’è una reale alternativa a sinistra del Prc è in primo luogo in questo partito che si rifletteranno le grandi contraddizioni che attraverseranno il paese nei prossimi anni.
È questa la ragione fondamentale per la quale parteciperemo attivamente alla campagna elettorale, non per semplice disciplina di partito, ma perché convinti che un buon risultato, anche se verrà rivendicato come un successo della linea bertinottiana, alla lunga rafforzerà le posizioni di chi si batte per una svolta a sinistra. Più è forte Rifondazione, più voti prenderà il 9 e 10 aprile, più forza acquisirà l’idea di rompere con il centro borghese dell’Unione preparando la strada a un’autentica alternativa di sinistra.
Ma questo non è tutto perché in ultima analisi il voto è importante ma quel che più conta è che questo si inserisca in una crescita del conflitto e dei movimenti. Solo così sarà possibile battere la destra di Berlusconi e le politiche di destra avanzate dal centro moderato dell’Unione.
Colpiamoli con il voto, affondiamoli con le lotte.
7 marzo 2006
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