A Bologna 5.000 studenti in piazza

di Antonio Buongiorno (Csp Bologna)

 

A Bologna tutte le scuole, quale prima e quale dopo, sono state occupate dagli studenti, coscienti della necessità di creare un'unione e un coordinamento nella mobilitazione, almeno a livello locale. Erano più di 10 anni che nella città non si vedeva una protesta studentesca di simile portata, e che Piazza Maggiore non veniva affollata da oltre 5000 studenti medi.

All'Itcs Rosa Luxemburg, dove da diversi anni lavoriamo per la costruzione di un Comitato in difesa della scuola pubblica (Csp), abbiamo diretto la lotta, e abbiamo portato in piazza oltre 400 studenti. Un successo insperato per una scuola che non aveva alcuna tradizione di lotta, si trova nell'imminente periferia bolognese isolata dalle altre scuole, e non presenta alcun problema strutturale poiché di recente costruzione. Anche quest'anno abbiamo presentato la lista del Csp per il consiglio d'istituto, (l'anno scorso 70 voti) e il giovedì seguente la manifestazione abbiamo vinto prendendo 329 voti, diventando la prima lista, su un totale di 800 votanti. Questo esempio dimostra come anche nelle situazioni più difficili per chi propone una piattaforma realmente di sinistra e combattiva, con un lavoro politico paziente e coerente, è possibile passare da una fase di isolamento all'essere un punto di riferimento per il movimento studentesco in una fase di mobilitazioni.

Immediatamente abbiamo fatto la proposta di costituire un collettivo, e, qualche giorno dopo, alla prima riunione eravamo in 40. L'analisi che abbiamo fatto per penetrare l'ostico terreno di questa scuola, è partita dalle contraddizioni interne come la repressione e l'autoritarismo del preside, il doversi pagare le fotocopie, la possibilità di andare in gita tolta agli studenti e il continuo inasprirsi dei carichi di studio e verifica, ecc. Abbiamo spiegato come queste contraddizioni altro non sono che conseguenze dirette dell'attacco alla scuola pubblica: del taglio ai finanziamenti, dell'autonomia scolastica e della riforma Moratti. Tali contraddizioni sono generalizzate in tutte le scuole pubbliche italiane, e se le si vuole eliminare bisogna lottare uniti ed organizzati, coordinati a livello nazionale, in una organizzazione studentesca con un programma in difesa della scuola pubblica, al fianco dei lavoratori.

È chiara la necessità della costruzione di un Csp in ogni scuola, e di un coordinamento cittadino democraticamente eletto, che ora nella città è in via di costituzione. Stiamo lottando per fare in modo che nei collettivi cittadini passino il nostro programma e i nostri metodi di lotta, sarà difficile ma siamo coscienti di rappresentare l'avanguardia studentesca, e in questo momento, quando nessuna organizzazione è presente sul terreno locale, al movimento manca un'organizzazione e una direzione. Ecco quindi l'aprirsi per noi di enormi possibilità.

Basta con proteste e manifestazioni eclatanti in stile disobbediente, il movimento studentesco si è risvegliato ed è tornato in piazza, ha preso le manganellate e gli insulti fascisti davanti Montecitorio, subendo poi lo schiaffo dell'approvazione del Ddl la sera stessa.

L'unica prospettiva è quella della lotta di massa. Per raggiungere questo obbiettivo è necessaria un'organizzazione nazionale che abbia un programma in difesa della scuola pubblica, sia radicata nelle scuole e coordinata a livello nazionale, trasformare quindi i collettivi in comitati (Csp) e là dove non ci sono costruirli, eleggere un coordinamento democratico, e unirsi ai lavoratori sostenendo le loro mobilitazioni, rivendicando la caduta del governo Berlusconi. Alla Lotta!

 


 

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