Primarie in Sicilia

Il problema non è il candidato, ma l’alleanza!

di Fabrizio Crescenti

Prima ancora di aver smaltito la sbornia da primarie nazionali, il Prc siciliano si trova ad affrontare un altro episodio di quella che si annuncia ormai come una saga interminabile. Il 5 dicembre prossimo, infatti, si celebreranno le primarie regionali da cui uscirà lo sfidante di Totò Cuffaro per la poltrona di governatore dell’isola. In ballo non c’è solo la possibilità di cacciare l’ineffabile Cuffaro, ma anche un confronto tutto interno al centro-sinistra permeato da un indubbio valore simbolico.

Il confronto è tra due nomi, da un lato quello di Ferdinando Latteri candidato della Margherita, rettore dell’Università di Catania, ex-Forza Italia, dall’altro quello di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia e vicepresidente dell’associazione Libera, che rappresentano agli occhi degli elettori le due facce della Sicilia, la continuità e la discontinuità col passato: l’uno, uomo di potere, imposto “dall’alto”, col suo carico di clientelismo e malaffare, l’altra, scelta “dal basso”, rappresentante della cosiddetta “società civile”. La contrapposizione è così sentita che ha creato nella coalizione siciliana un vero e proprio terremoto politico con ripercussioni nazionali. I picchi più alti sono stati toccati con l’espulsione di Leoluca Orlando dalla Margherita e dalla rottura tra quest’ultima ed i Ds, che, di fronte alla prepotenza degli ex Dc, indisponibili a ritirare la loro proposta originaria, non hanno potuto fare altro che schierarsi all’ultimo momento con la Borsellino.

La candidatura di Rita Borsellino

Com’era prevedibile il Prc si è gettato a capofitto in questa nuova avventura, presentando ancora una volta le primarie come la panacea di tutti i mali, in grado di “imporre l’egemonia della sinistra nell’Unione”. I toni trionfalistici che hanno accompagnato questa scelta sono quelli cui ormai siamo abituati: con il sostegno alla candidatura Borsellino il partito avreebbe impresso una svolta alla politica regionale, avrebbe costretto i Ds a rompere col centro, trovando un punto di saldatura ideale tra partiti e movimenti, insomma sarebbe stato compiuto un piccolo capolavoro tattico. E’ indubbio che sul nome della Borsellino si indirizzano il consenso, gli entusiasmi e le comprensibili speranze di tanti militanti che vedono finalmente emergere una faccia pulita dal mare di immondizia politica in cui navighiamo. Ma chi si definisce comunista ha il dovere di guardare oltre l’aspetto “emotivo” e analizzare la realtà che si cela dietro slogan e proclami. Quello che i dirigenti del partito non dicono è che la candidatura Borsellino, nonostante la ventata d’aria fresca che porta con sé, si iscrive in un più ampio quadro di alleanza politica con forze che nulla hanno a che fare con “l’alternativa”, come l’Udeur o la Margherita, già decisa in precedenza e da cui non si può in alcun modo prescindere. Il Prc, si dice, sarà leale con il resto della coalizione: se dunque vincerà Latteri e con lui le forze più retrive dell’Unione, appoggerà Latteri.

Inoltre, non basta la legalità o l’onestà per risolvere il problema della disoccupazione o della mancanza di un alloggio, delle scuole che cadono a pezzi e degli ospedali fatiscenti. Ci sarebbe bisogno di enormi risorse, da prendere proprio dai patrimoni di quegli stessi personaggi che sull’intreccio vischioso tra pubblico e privato hanno fondato la loro fortuna (e quella di Cosa Nostra) e che dominano i maggiori partiti dell’Unione. Senza la rottura con questi partiti e questi interessi un vero cambiamento non potrà mai arrivare, né in Sicilia né altrove.

Un nuovo soggetto politico, o quasi

Dopo il fallimento del referendum, promosso anche dal Prc, per abrogare una nuova legge elettorale regionale che, fissando al 5% la soglia minima per accedere al parlamento regionale, ci ha di fatto tagliato fuori da qualsiasi rappresentanza istituzionale, i nostri dirigenti, per eludere il problema dello sbarramento, ci propinano la costituzione di ciò che è presentato come un insieme di soggettività diverse, ma che sembra essere l’embrione di un nuovo soggetto politico. Si tratta della lista “Uniti per la Sicilia” meglio conosciuta come lista Aquilone per il simbolo che campeggia in primo piano, votata dall’ultimo Comitato politico regionale con il nostro unico voto contrario e l’astensione di Progetto Comunista. La lista raggruppa, oltre al Prc, gli altri cespugli che vivono all’ombra dell’Ulivo: Verdi, PdCI, Primavera Siciliana, Italia dei valori e Sdi. La lista sostiene la candidatura Borsellino ed è ben piantata coi piedi nell’Unione.

Un raggruppamento dunque mal assortito, senza alcuna connotazione ideologica, senza il minimo riferimento di classe, espressione di interessi contrapposti – si pensi al partito “giustizialista” di Di Pietro, che non vuole neanche sentire pronunciare il termine “sinistra”, o allo Sdi siciliano dove pullulano elementi non proprio raccomandabili. Qualunque sarà l’esito di questo esperimento (a proposito: non è affatto detto che il nostro partito riesca a far eleggere dei propri rappresentanti all’Ars!), è un fatto innegabile che la linea politica della maggioranza del partito fino ad oggi ha prodotto due unici risultati concreti: la scomparsa di falce e martello e la cancellazione del nome comunista.


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