Giovedì 27 ottobre al Tar di Bologna si è svolta la prima udienza del ricorso presentato dal comitato casa San pietro, difeso dall’avvocato Markuz, contro lo sgombero del palazzo verde. Il principale argomento utilizzato dagli avvocati del Comune di Sassuolo è stato ancora il pericolo di crollo dello stabile e la presunta sistemazione di tutte le famiglie sgomberate. La magistratura ha respinto la richiesta di sospendere lo sgombero, nei prossimi giorni impugneremo il ricorso al Consiglio di Stato.
La sentenza del Tar, essendo di urgenza, non entra nel merito del ricorso ma si limita a negare la sospensiva dello sgombero affermando tra l’altro che “il provvedimento impugnato è già stato interamente eseguito” (testo dell’ordinanza n. 984 del 28/10). In altre parole, lo sgombero è già stato fatto e dovete tenervelo! Sin dall’inizio di questa battaglia eravamo consapevoli che la via legale, per quanto necessaria, non renda quasi mai giustizia ai soprusi subiti dai lavoratori. Le istituzioni statali, tra cui la magistratura, non sono certo organismi indipendenti dalle pressioni dei poteri forti.
La sentenza, non ancora notificata agli avvocati, già dal giorno seguente era conosciuta dal Comune che trasmetteva un comunicato stampa trionfalista ai mezzi di comunicazione locali. In questo comunicato la Giunta sostiene di non aver “mai avuto dubbi riguardo l’esito di questo ricorso”. Di quali canali privilegiati sarà mai a disposizione il sindaco Graziano Pattuzzi per fare queste affermazioni? Nel già citato comunicato stampa, la Giunta accusa chi ha lottato al fianco delle famiglie sgomberate di averlo fatto per una strumentalizzazione politica. Questa affermazione rivela ciò di cui hanno realmente paura i padroni e i loro politici: l’unità nella lotta tra lavoratori immigrati e italiani.
Continua intanto la propaganda del Comune basata sulla menzogna che tutti gli ex abitanti del palazzo verde siano stati sistemati in alloggi definiti spudoratamente dalla Giunta “conformi agli standard abitativi tipici di un paese civile”. Il consigliere comunale del Prc, Marchesini, ha effettuato un sopralluogo nelle abitazioni concesse provvisoriamente dal Comune. Il compagno, in un successivo comunicato stampa, ha denunciato le pessime condizioni abitative: in un appartamento l’elettricità è stata data solo dopo tre mesi e in seguito alla denuncia del fatto sui giornali, in buona parte degli alloggi c’è il problema dell’umidità, infiltrazioni d’acqua piovana e perdita di scarichi. Nel dormitorio di Ponte Fossa il riscaldamento non è ancora in funzione, a San Michele, piena di topi, entra acqua e fango dal cortile perché il pavimento è allo stesso livello, in un altro appartamento un bagno misura 90 per 220 cm, doccia compresa. E’ questa l’alternativa ai ghetti che il centrosinistra intende offrire ai lavoratori immigrati? Sono questi “gli standard tipici di un paese civile”?
Non sarà certo la sentenza di un tribunale a convincerci che tutto questo sia giusto e da accettare. Le parole d’ordine “integrazione e legalità” di cui la sinistra si riempie la bocca non sono altro che la maschera con cui si portano avanti continui attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori.
In una società divisa in classi il ruolo dello Stato è quello di difendere e tutelare gli interessi della classe dominante e l’unica giustizia esistente è quella borghese! Una giustizia che non mette mai in discussione il diritto di proprietà privata dei mezzi di produzione attraverso cui un pugno di padroni si arricchisce sulla pelle dei lavoratori, ma che non si fa scrupoli ad espropriare gli operai delle loro case. Non per questo ci fermeremo in questa battaglia sacrosanta.
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