Contratto metalmeccanici

Ora bisogna andare fino in fondo!

di Paolo Brini

La vertenza per il rinnovo del contratto metalmeccanici sta entrando nella sua fase decisiva. Se a tutt’oggi non paiono esserci margini per una conclusione a breve della vertenza, in realtà si sta correndo il grave rischio di dirottare la trattativa su binari estremamente pericolosi per il futuro del contratto e dei diritti non solo dei meccanici ma di tutti i lavoratori.

Lo sciopero generale del 29 settembre e le otto ore di sciopero articolato svolte a ottobre rappresentano un inequivocabile successo per i lavoratori. L’adesione alle mobilitazioni è stata alta e soprattutto si percepisce un clima di combattività e disponibilità alla lotta dura da parte della stragrande maggioranza delle tute blu. Esempi lampanti di questo sono il successo degli scioperi articolati un po’ in tutto il paese, con blocchi stradali come a Modena e Ancona o ferroviari come a Genova e Torino. Un dato senza dubbio rilevante è altresì la massiccia adesione agli scioperi che si è avuta in tutte le grandi aziende, anche in quelle che fino ad oggi vedevano adesioni minori. In alcune realtà ad incentivare la lotta è stata l’arroganza padronale che pretende, dato l’incremento di commesse che si sta registrando in alcuni settori del comparto meccanico, di aumentare la produttività e i carichi di lavoro con turni aggiuntivi, aumento dei ritmi, flessibilità ecc.

Il primo risultato importante che questa mobilitazione ha raggiunto è stato l’affiorare di una spaccatura all’interno di Federmeccanica. Questa è un’occasione imperdibile che il sindacato dovrebbe sfruttare intensificando le lotte per aumentare le difficoltà tra i padroni favorendo la nostra vittoria.

 

Lo stato della trattativa

Nell’incontro tra padroni e sindacati avvenuto il 17 ottobre formalmente le posizioni sono rimaste molto distanti. Tuttavia Federmeccanica ha avanzato “un’apertura” alle richieste sindacali proponendo un criterio differente nel calcolo dell’inflazione e, nella sostanza, arrivando ad offrire implicitamente una cifra tra i 70 e 80 euro di aumento. Ovviamente la proposta è stata talmente irrisoria da non aver sortito alcun effetto sulle tre confederazioni. Ciò nonostante è chiaro che i padroni stanno lanciando un segnale. Ovvero un aumento meno insignificante di denaro in cambio di concessioni in materia di diritti, flessibilità e mercato del lavoro: un’apertura esplicita alla legge 30.

Purtroppo tutti i segnali che arrivano dalle organizzazioni sindacali sembrano accettare il terreno dello scambio. Infatti parallelamente al tavolo per il rinnovo del biennio economico se n’è aperto un altro che ha l’obbiettivo di “normare” pezzi consistenti della legge 30.

Nel mese di ottobre il Comitato Centrale della Fiom ha tenuto due riunioni cariche di significato per il proseguo della vertenza. Nella prima assise, svoltasi ad inizio mese, la segreteria nazionale ha presentato un inquietante “Proposta di documento a carattere rivendicativo di Fim, Fiom e Uilm in materia di occupazione e mercato del lavoro”, che avrebbe dovuto rappresentare le linee guida per la trattativa al tavolo sul mercato del lavoro. In tale documento, sostanzialmente si avanzavano proposte che pur limitando l’impatto della legge 30 tra i meccanici, ne sancivano però l’introduzione definitiva. Dunque in un sol colpo si voleva abbandonare parte importante delle ragioni delle lotte che la Fiom ha portato avanti in questi anni: l’opposizione totale ed intransigente all’applicazione della legge 30 in ogni sua parte.

Il susseguirsi di interventi critici assieme alla mancanza del numero legale ha spinto la segreteria a ritirare tale documento ed a riconvocare il Comitato centrale per il seguente 24 di ottobre. In tale riunione la segreteria non ha più proposto il suddetto documento, facendo dunque un evidente passo indietro, bensì un altro più a sinistra (almeno a parole) nel quale si ribadisce la necessità di intensificare la lotta, di rifiutare qualsiasi ipotesi di scambio tra salario e diritti ed in cui si evita “sapientemente” di parlare di Legge 30. Chi scrive in quell’occasione ha presentato un documento alternativo poiché convinto che pure il nuovo testo di fatto non scioglie il nodo centrale della questione. Infatti se davvero, come si dice, non si vuole accettare alcuno scambio, perché restare al tavolo sul mercato del lavoro e non uscirne come sarebbe necessario? Chiediamo: se, come ormai si vocifera, Federmeccanica arriverà a proporre una cifra attorno ai 91 euro, non è palese che l’apertura di un tavolo sul mercato del lavoro rischia di essere il volano che indirizza la trattativa sui binari di quello scambio che pur giustamente si dice di voler respingere?

Sempre in quel Comitato centrale è stato presentato un terzo documento da Lavoro e Società. In teoria doveva essere un documento in opposizione all’intento della Fiom di andare a trattare sulla legge 30. Nella pratica si è dimostrato ambiguo, perché non dice chiaramente che bisogna opporsi alla legge 30, e sbagliato perché propone l’apertura di una consultazione tra i lavoratori: andare o meno a un tavolo di trattativa sulla flessibilità significa in questo momento aprire un varco alla controparte e arrestare la mobilitazione per il contratto proprio quando si stanno creando le condizioni per la spallata finale.

Si tratta di un documento testimoniale il cui intento era quello di contarsi e verificare la propria ubbidienza a Patta che ancora una volta non è venuta a mancare anche dal compagno Manganaro di Progetto comunista che ha sostenuto un documento decisamente arretrato rispetto al nostro.

 

Andare fino in fondo ora!

La proclamazione da parte di Fim-Fiom-Uilm di sole 2 ore di sciopero in novembre (oltre alle 4 dello sciopero generale Confederale del 25 novembre) non lascia purtroppo presagire nulla di buono per il proseguo della vertenza. In un contesto nel quale i lavoratori sono disposti alla lotta dura ed in cui i padroni sono divisi, che segnale pensiamo di dare proclamando per questo mese un numero di ore di sciopero addirittura inferiore a quello di ottobre? Le ore di sciopero dovevano essere aumentate, non diminuite!

Come possiamo altrimenti preparare il clima nelle fabbriche in vista dello sciopero generale di dicembre a Roma? L’assemblea nazionale dei delegati dell’11 novembre doveva sancire un intensificazione delle lotte, aumentando di gran lunga le ore di sciopero per questo mese, ed un coinvolgimento attivo, diretto e cosciente di delegati e lavoratori nel proseguo della vertenza. Coordinamenti di delegati devono essere costituiti a tutti i livelli per organizzare al meglio e con la maggiore incisività possibile le mobilitazioni. Per la prima volta da anni si intravede la possibilità di vincere la battaglia, piegare i padroni e aprire le porte ad una controffensiva dell’intera classe lavoratrice. Non buttiamo via questa occasione preziosa!

 

 


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