Nel novembre 2000 la giunta comunale guidata da Forza Italia deliberava la vendita di due lotti di terreno alla Legnoplast Spa, per la realizzazione di un “impianto per l’incenerimento di rifiuti ospedalieri e cimiteriali”.
Nei 4 anni successivi il progetto ha registrato il parere favorevole della Asl 1 di Agrigento, dell’Assessorato regionale per il territorio e l’ambiente e di tutti gli organi amministrativi preposti. L’attuale sindaco di An, alla guida di una giunta monocolore, ha concesso il permesso di costruire nel marzo del 2004.
Solo diciotto mesi sono passati e ora la giunta scarica tutte le responsabilità sulla vecchia amministrazione, affermando di non poter revocare una concessione edilizia “senza giusta causa”.
Cos’è cambiato? I cittadini si sono battuti per tutta l’estate risvegliando l’improvviso interesse di organizzazioni sindacali e partiti politici, tanto che in agosto i consiglieri comunali hanno votato addirittura all’unanimità una modifica del regolamento edilizio che vieta l’installazione di simili impianti (questo provvedimento potrà considerarsi effettivo solo tra sei mesi).
Venerdi 23 settembre l’impresa comunica l’inizio dei lavori ed il giorno seguente le ruspe sono già in azione per livellare il terreno sul quale sorgerà il maxi-inceneritore.
Il Prc organizza un intenso volantinaggio lungo le strade del quartiere all’interno del quale verrà installato l’impianto. La zona è principalmente popolata da famiglie di operai.
Lunedì 26 alle ore diciotto si tiene una seduta del consiglio comunale e moltissimi cittadini, alla testa dei quali si pongono i militanti del Prc, decidono di raggiungere l’aula: il nostro partito non è infatti rappresentato da alcun consigliere.
La seduta si apre con una dichiarazione del sindaco sulla “questione inceneritore”, non prevista dall’ordine dei lavori. Questa si rivela un attacco in piena regola alla libertà di stampa e d’informazione, inasprita da una minaccia poco velata di denuncia ai danni del cronista che si è interessato al caso.
Il sindaco però si è affrettato ad inviare, il mattino seguente, la comunicazione di “diffida ad inizio dei lavori” all’impresa mentre la stessa dichiara di “averli sospesi temporaneamente con decisione unilaterale”, poiché nessun rilievo ostativo è mai stato posto in essere da alcun ente e si riserva inoltre di ricorrere alle vie legali per ottenere, se dovesse presentarsi il caso, un cospicuo risarcimento.
La controversia rimane aperta, manca uno studio sulla valutazione d’impatto ambientale, non si conosce con esattezza l’entità dei materiali da trattare e manca una stima dell’enorme danno che l’impianto causerà a migliaia di uomini e donne nei campi ed in tutti i quartieri della città.
L’inceneritore servirà a smaltire i rifiuti di decine di strutture sanitarie e cimiteriali in tutto il Mezzogiorno, sfruttando al massimo la sua enorme potenza come previsto dal Piano regionale per i rifiuti, voluto con forza dal presidente della Regione Cuffaro per garantire enormi profitti ai padroni e scaricare su milioni di siciliani gli effetti devastanti degli intrecci affaristici politico-mafiosi.
A fronte di questi interessi abbiamo sostenuto la nazionalizzazione del settore rifiuti sotto il controllo dei lavoratori quale unica proposta possibile per favorire soluzioni alternative all’incenerimento, creando occasioni di sviluppo e di lavoro per migliaia di giovani siciliani.
L’attenzione e la tensione rimangono alte, l’ultima settimana di settembre è stata difficile per la destra a Licata, dapprima contestata nel corso della cerimonia di commemorazione del partigiano licatese Saverino, morto a Genova durante le giornate della liberazione della città, incalzata poi da migliaia di studenti in piazza per difendere la scuola pubblica ed infine messa in crisi dalla vergognosa vicenda dell’inceneritore.
I drammi e la violenza di un sistema che nega lavoro, dignità e diritti, imponendo soprusi ed ingiustizia sociale, giungono in superficie, preparando la strada alle mobilitazioni sociali e all’inasprimento del conflitto di classe, alzandone ogni giorno di più il livello nelle periferie sfruttate ed oppresse del Mezzogiorno.
Torna a indice Fm 187 - Torna
a "Meridione" -
Torna alla pagina principale