Questo sarà il primo congresso, da 14 anni a questa parte, nel quale ci sarà un unico documento in discussione tra i lavoratori.
Lavoro Società, considerata da molti la sinistra sindacale nella Cgil, è infatti confluita nella maggioranza del segretario Epifani, rinunciando a presentare un documento alternativo.
L’argomentazione cardine che ha portato Lavoro Società ad aderire al documento di Epifani è quella che in questi anni la sinistra sindacale sarebbe riuscita a spostare a sinistra la maggioranza.
Ne sono un esempio, secondo questi compagni, le grandi mobilitazioni organizzate in difesa dell’articolo 18, quelle contro la guerra e, cosa più importante, il fatto che ormai tutti riconoscano la necessità di superare gli accordi del 23 luglio e la concertazione.
Secondo questa teoria, quindi, verrebbe meno la necessità di avera un’area
di sinistra organizzata all’interno della Cgil ed è per questo che alla fine
del percorso congressuale i compagni di Lavoro Società sanciranno lo
scioglimento dell’area.
Bilancio degli ultimi anni
Ma siamo veramente sicuri che le cose stiano cosi?
È vero, nel corso degli ultimi, anni sono stati parecchi gli appuntamenti convocati dalla Cgil che hanno visto la presenza attiva di tantissimi lavoratori; dalle grandi mobilitazioni di piazza agli scioperi regionali e nazionali convocati tra il 2002 e il 2003.
In quei momenti c’era la possibilità concreta di mandare a casa il governo Berlusconi; sarebbe bastato poco per passare dalle parole ai fatti visto il potenziale di forze messo in campo.
Non è stato cosi: ancora una volta la maggioranza di questa organizzazione, Cofferati in primis, ha disatteso le aspettative di milioni di lavoratori non facendo quello che tutti in realtà volevano e speravano: mandare a casa il Governo.
Facendo un bilancio di quel periodo possiamo dire che le vittorie sono state ben poche, sicuramente è stato importante il passo indietro fatto dal Governo sulla questione dell’articolo 18, ma la sensazione generalizzata tra un’ampia fascia di lavoratori, specie quelli più attivi ed in prima fila nelle lotte, è stata quella di non aver concluso molto.
Anche allora sostenevamo che sarebbe stato necessario passare ad un livello superiore di mobilitazione, spiegando che con una piattaforma che si ponesse l’obiettivo di unificare le rivendicazioni di tutti i lavoratori, di estendere anche ai lavoratori precari e a quelli nelle aziende sotto i 15 dipendenti lo Statuto dei lavoratori, con una lotta articolata, con scioperi convocati e organizzati capillarmente su tutto il territorio, sarebbe stato possibile cambiare radicalmente la situazione.
Non è andata così e le responsabilità vanno attribuite non solo ai vertici della maggioranza di Cofferati, ma anche alla sinistra sindacale che allora, anziché incalzare la maggioranza, si limitava a “gongolare” davanti alle grandi adunate e decideva di sospendere la critica.
Successivamente si è aperta la stagione dei rinnovi contrattuali. Mentre su un piano generale la Cgil appariva combattiva e conflittuale, le piattaforme rimanevano quelle di sempre, regolate dagli accordi del 23 luglio, con la sola eccezione di quella presentata dalla Fiom per i metalmeccanici.
Molti sono i rinnovi contrattuali all’insegna della concertazione e dei peggioramenti per i lavoratori firmati dalla Cgil rispetto ai quali Lavoro Società ha sempre espresso voto favorevole.
Emblematica la vertenza degli autoferrotranvieri: anche la cosiddetta sinistra sindacale non ha mosso un dito per sostenere la lotta dei lavoratori e per chiedere alla maggioranza della Cgil di ritirare la firma dallo scandaloso accordo-bidone del dicembre 2003.
Spostamento a sinistra?
Alla luce di queste considerazioni, ci chiediamo dove sia lo spostamento a sinistra della maggioranza. È vero, nessuno oggi usa più il termine concertazione, ma nelle politiche contrattuali nulla è cambiato.
In quasi tutti i contratti nazionali è stata introdotta la Legge 30 in tutte le sue forme.
Per quanto riguarda le richieste salariali, oggi tutti sono concordi nel chiedere aumenti pari all’inflazione “reale” e non a quella “programmata”, ma nella pratica questo cosa significa?
In nessun rinnovo contrattuale gli aumenti sono stati adeguati rispetto all’incremento del costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto dei salari.
Per quanto riguarda, invece, l’orario di lavoro, vale la pena ricordare che lo stesso Patta (coordinatore nazionale di Lavoro Società) ha salutato positivamente la nuova direttiva europea che prevede l’annualizzazione dell’orario vincolando definitivamente la vita dei lavoratori alle esigenze aziendali.
Da tempo quest’area non gioca più nessun ruolo d’opposizione.
In questi anni ha reciso quasi del tutto i legami con quella parte della base del sindacato più combattiva che obbligava i suoi vertici ad assumere, di tanto in tanto, posizioni critiche verso la maggioranza.
Questo distacco con la base gli permette di tornare nei ranghi della maggioranza e partecipare a pieno titolo alla prossima spartizione dei posti al vertice, impegnandosi, di fatto ad annullare o ridimensionare qualsiasi tentativo di costruire una sinistra sindacale.
Per questo Patta ha stilato con Epifani e tutti i membri della segreteria nazionale un accordo che garantisce a Lavoro Società il 20% dei posti nei futuri organismi dirigenti a prescindere da quelli che saranno i risultati congressuali.
Sempre per lo stesso motivo questi compagni hanno votato con la maggioranza,
nel direttivo nazionale, un regolamento congressuale estremamente restrittivo
che impedisce di poter eleggere dai congressi di base alle istanze superiori
delegati direttamente collegati a tesi o emendamenti alternativi al documento di
Epifani.
Le tesi alternative
Al congresso saranno presenti tre tesi alternative: due presentate da Rinaldini, segreteraio generale della Fiom, sulla contrattazione e sulla democrazia e una da Patta sempre sulla democrazia.
Come spiegato sullo scorso numero sosterremo le tesi di Rinaldini in quanto, in assenza di un documento alternativo questa è l’unica strada che abbiamo per andare nei congressi di base a parlare coi lavoratori.
La tesi di Patta ci sembra un tentativo per confondere le idee ai lavoratori e offrire ai funzionari di Lavoro Società una sponda per salvare la faccia con gli elementi più critici verso i cedimenti della loro area. Patta si contrappone a Rinaldini anzi tutto su una questione: Rinaldini propone l’uso obbligatorio del referendum tra i lavoratori per decidere su qualsiasi tipo di piattaforma o accordo, Patta si limita a riconoscere ai lavoratori il diritto di voto palese nelle assemblee, e propone l’utilizzo del referendum solo ed esclusivamente qualora venga richiesto.
In sintesi significa che i vertici si arrogano il diritto di decidere se e come i lavoratori possono esprimersi sugli accordi firmati sulle lore teste.
Pensiamo che gli strumenti per garantire una reale partecipazione democratica di tutti i lavoratori siamo altri.
In primo luogo la possibilità per tutti, iscritti o non iscritti al
sindacato, di eleggere e revocare in qualsiasi momento i propri rappresentanti
sindacali a tutti i livelli.
Che fare?
Come sostenitori di questo giornale e promotori dell’Alternativa operaia in Cgil (dal nostro sito è possibile scaricare il documento) siamo stati fin dall’inizio tra i sostenitori della necessità di un documento alternativo e siamo determinati, indipendentemente dagli esiti congressuali, a costruire una vera sinistra nella Cgil.
Ci rendiamo conto che in questi anni la deriva di Lavoro Società è
stata possibile anche grazie alla poca determinazione con cui dirigenti come
Cremaschi hanno cercato di impedirne il progressivo spostamento
a destra. Infatti, nonostante Cremaschi abbia intrapreso il percorso per
ricostruire una sinistra sindacale con la Rete 28 aprile, alla quale
abbiamo fin da subito aderito e che continuiamo a sostenere, non possiamo
nascondere che sarebbe stato necessario fare questo passo ben prima dell’inizio
del congresso.
Molte sono state le esitazioni nel voler realmente costruire un documento alternativo che sarebbe stato uno strumento più adeguato per affrontare la battaglia congressuale.
Crediamo necessario in questa fase, data anche la situazione economica sempre più difficile, iniziare un percorso di discussione rispetto ad una piattaforma da portare avanti che possa realmente rispondere alle istanze dei lavoratori.
Per questo, in tutti i congressi di base in cui andremo, proporremo di presentare un emendamento sulla questione della crisi industriale, argomento estremamente sentito dai lavoratori e da nessuno affrontato, nemmeno dagli emendatari.
Il nostro obiettivo è continuare la battaglia per fare in modo che i lavoratori possano riprendere il controllo del sindacato nelle proprie mani.
Rivolgiamo un appello a tutti i lavoratori e i delegati che condividono questa battaglia a sostenerci e ad aderire all’Alternativa operaia in Cgil.
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