Al XVI festival mondiale della gioventù irrompe il dibattito sul Socialismo

di Jacopo Renda

Dal 7 al 15 Agosto si è svolto a Caracas il XVI Festival mondiale della gioventù e degli studenti. Oltre 15mila giovani di 144 paesi provenienti da tutti i continenti si sono riuniti per confrontarsi e discutere con quale programma e quali metodi lottare “per la pace, la solidarietà e contro l’imperialismo”.

Certamente il fatto che il Festival si svolgesse in Venezuela, paese attraversato da un profondo processo rivoluzionario, ha contribuito a porre il tema del Socialismo del XXI secolo come elemento centrale della discussione, facendo del popolo venezuelano e di Hugo Chavez i veri protagonisti del festival.

Arretra l’opposizione

La vittoria nel referendum revocatorio ha certamente aperto una fase del processo rivoluzionario, la vittoria del No è stata il frutto della coscienza delle masse, un voto cosciente ed organizzato in difesa del processo.

La sconfitta del 15 Agosto 2004 è stato un duro colpo per l’opposizione golpista che, divisa e fortemente indebolita, ha deciso di cambiare tattica ed evitare, almeno per il momento, lo scontro frontale con il chavismo. Come spiegava un editorialista del giornale dell’opposizione El Nacionalin questo momento non abbiamo le forze per scontrarci frontalmente nelle strade con il processo rivoluzionario”.

L’attuale debolezza dell’opposizione filoimperialista non significa che sia definitivamente sconfitta come pensa un settore del movimento bolivariano ma semplicemente che cambierà la sua tattica volta a fermare la rivoluzione, basandosi su quel settore riformista che è oggi il principale strumento della borghesia per frenare l’avanzamento della rivoluzione venezuelana.

La nuova tattica della borghesia venezuelana è una combinazione di pressioni, negoziati con la parte della burocrazia più incline al compromesso nel tentativo di sabotare l’economia, demoralizzare il movimento bolivariano e creare le condizioni per lanciare una nuova offensiva aperta contro la rivoluzione. Secondo l’oligarchia in questa fase è necessario prendere tempo e bloccare gli aspetti più pericolosi della rivoluzione in primo luogo le nazionalizzazioni ed il controllo operaio, come dichiarato da Jose Luis Betancourt, presidente di Fedecamaras, al quotidiano El Mundo “gli imprenditori possono convivere con il socialismo” a patto che questo non intacchi le principali leve dell’economia che rimangono in mano della borghesia, aggiungiamo noi. Oggi l’opposizione non ha la forza per contrastare in campo aperto il chavismo e un tentativo di usare il debole regime di Uribe in Colombia per una guerra in campo aperto contro il Venezuela avrebbe il solo effetto di radicalizzare ancora di più lo scontro non solo mobilitando le masse in Venezuela ma creando una situazione insurrezionale in tutta l’America Latina.

Il socialismo del XXI secolo

In questo contesto Chavez ha aperto negli ultimi mesi il dibattito sulla necessità del Socialismo del XXI secolo. Mentre alcuni mesi fa la necessità del socialismo era una della varie argomentazioni del comandante ora si è trasformata in una rivendicazione centrale per Chavez tanto che nel discorso di apertura del Festival ha dichiarato di fronte a migliaia di giovani antimperialisti di tutto il mondo entusiasti “oggi sono convinto, e lo sarò per sempre, che l’unico modo (sottolineatura nostra) di abbattere il capitalismo perverso è rafforzando e costruendo il cammino del socialismo del XXI secolo”.

Chavez ha imparato dalla propria esperienza che tutti i tentativi di conciliazione con la borghesia venezuelana e con l’imperialismo non hanno fatto altro che dare più tempo e possibilità di cospirazione ai suoi nemici, iscritti sul libro paga di Washington.

Il dibattito sul socialismo ha generato enorme entusiasmo tra le masse ed un certo disorientamento in quel settore della burocrazia chavista che non essendo realmente rivoluzionario ha creduto di poter saltare sul carro dei vincitori al solo scopo di mantenere i privilegi di cui godeva nella IV Repubblica, sabotando il processo dall’interno ed ostacolando nei fatti la parola d’ordine lanciata da Chavez sulla necessità di una “rivoluzione dentro la rivoluzione”.

La lotta tra riforme e rivoluzione

Oggi più che mai la chiave della processo venezuelano è nella battaglia che si è aperta dentro il movimento bolivariano tra riforme e rivoluzione.

Da una parte il settore riformista utilizza l’attuale crescita economica del Pil venezuelano (+12% nel 2004, previsione del 5% nel 2005) per dimostrare la possibilità di sviluppare l’economia senza rompere con il capitalismo. Dall’altra parte il settore rivoluzionario, del quale la Corrente Marxista Rivoluzionaria rappresenta una delle organizzazioni più combattive, si sforza di dimostrare che l’attuale congiuntura economica venezuelana è caratterizzata dall’alto prezzo del petrolio sul mercato mondiale, destinato prima o poi ad essere ridimensionato e che malgrado la crescita economica e le importanti conquiste di questi anni, una parte dei problemi delle masse venezuelana rimane insoluta come dimostrano l’aumento dell’inflazione (secondo il quotidiano Ultimas Noticias nell’ultimo anno il prezzo dei prodotti alimentari è cresciuto del 36% a Caracas) e le condizioni di molti lavoratori (nel 2003 vi sono stati 2.760 incidenti mortali sul lavoro e il tasso di disoccupazione non è affatto migliorato). Attualmente la crescita economica da un certo spazio alle politiche riformiste garantendo in particolare le risorse per le Misiones ma come sappiamo il mercato petrolifero è destinato ad un ridimensionamento nel prossimo periodo.

La lotta tra riformisti e rivoluzionari si combatte nel movimento ormai in modo sempre più aperto e le lotte operaie degli ultimi mesi non hanno fatto altro che polarizzare ulteriormente questo dibattito.

Le lotte della Venepal (oggi Invepal), della fabbrica di valvole CNV (oggi Inveval), di altri settori importanti della classe lavoratrice come l’industria elettrica Cadafe, l’azienda di alluminio Alcasa, degli zuccherifici di El Tocoyo, della Snack America Latina, così come le lotta nella sanità hanno posto la classe operaia venezuelana al centro di questa disputa.

L’enorme manifestazione del 1° Maggio a Caracas, organizzata dall’Unt, è stata la dimostrazione del nuovo periodo di ascesa e partecipazione del movimento operaio del paese caraibico.

Fino ad oggi la classe lavoratrice pur partecipando massicciamente al processo non aveva trovato un canale diretto di espressione. Questo a causa del peso che la sconfitta degli anni ’70 ed ’80 (sconfitta delle lotte nel settore tessile, crack economico e migliaia di licenziamenti), degli errori della sinistra che hanno condannato all’isolamento per anni un importante settore d’avanguardia della classe operaia venezuelana e a causa dell’assenza, fino alla formazione dell’Unt, di un sindacato degno di questo nome.

Questa nuova ondata di mobilitazioni dei lavoratori mette in luce la voglia di lottare ma allo stesso tempo dimostra come la burocrazia sia un freno a fare avanzare la rivoluzione verso il socialismo.

Dopo le nazionalizzazioni della Invepal e dell’Inveval la burocrazia ha cercato di sabotare questo percorso di protagonismo operaio. Fino ad oggi infatti il Ministero dell’Economia Popolare ha cercato di sostituire l’idea, lanciata da Chavez, di un consiglio d’amministrazione la cui maggioranza fosse espressione della fabbrica e nel quale le decisioni fondamentali fossero prese dall’assemblea dei lavoratori, con un modello in cui la direzione della fabbrica fosse maggioritariamente espressione dei funzionari del governo ed ai lavoratori fosse assegnato un ruolo secondario.

Polarizzazione nel movimento bolivariano

Oggi un settore importante del bolivarismo comprende la necessità di combattere la burocrazia sia sul terreno democratico, rivendicando l’eleggibilità e la revocabilità delle cariche non solo per il Presidente della Repubblica ma per tutte le cariche, ma anche sul terreno politico ed economico ponendo la rivendicazione dell’esproprio dei grandi capitalisti e del controllo operaio come strumento per combattere il sabotaggio dell’oligarchia e per sviluppare le forze produttive del paese.

La critica al settore “della quarta repubblica in camicia rossa” è un aspetto dominante del dibattito politico venezuelano e sempre di più si è sviluppata tra le masse l’idea che “molti di coloro che circondano il presidente vogliono spingerlo a destra”.

Il dibattito apertosi nel movimento bolivariano e la sua polarizzazione si sono viste anche nelle recenti elezioni amministrative del 7 agosto.

Infatti si sono moltiplicate le candidature alternative ai partiti chavisti ufficiali, come chiaro segnale della ricerca di una alternativa o della richiesta di poter scegliere dei candidati che rappresentassero davvero il processo (come peraltro stabilito dall’articolo 67 della costituzione bolivariana).

In questo contesto la sinistra ha ottenuto un avanzamento significativo con una crescita di consensi da parte del Partito Comunista Venezuelano (Pcv), dei Tupamaros e anche del Movimento Democracia Directa (Mdd) del Viceministro William Izarra, crescita da inserire nella più generale vittoria chavista con il 71,95 dei consiglieri eletti tra i sostenitori di Bolivar. Lo scorso 11 Agosto, il quotidiano dell’opposizione El Nacional asseriva che il Pcv ed i Tupamaros hanno aumentato i voti rispettivamente di 117.863 e 60.304 unità. Nel Municipio Libertador della provincia di Caracas il Pcv è la seconda forza più votata, così come nello stato Trujillo; mentre nello stato Bolívar (il più industrializzato del paese) è il terzo partito e nelle regioni di Lara e Monagas il quarto. Nello stato Vargas invece i Tupamaros sono la seconda forza per consensi e l’Mdd la terza. Stiamo parlando di partiti ancora minoritari ma che vedono aumentare significativamente i loro consensi.

I pericoli del settarismo

La contraddizione tra le dichiarazioni sempre più spostate a sinistra di Chavez e le azioni di sabotaggio della burocrazia e del settore riformista portano con sé il rischio di impazienza e frustrazione da parte di un settore importante dell’avanguardia che oggi si esprime con il voto a sinistra nelle elezioni ma che con l’affiorare dei primi segni di stanchezza in futuro può portare ad azioni estremistiche e disperate. C’è il rischio che una parte significativa del settore rivoluzionario cerchi delle scorciatoie abbandonando un lavoro di radicamento e di sostegno alla politica marxista dentro il movimento bolivariano per lanciare l’idea di nuove formazioni politiche che si collochino fuori dal movimento chavista senza capire le contraddizioni interne al movimento bolivariano e la relazione dialettica che c’è tra Chavez e le masse, separando così il settore più avanzato dal movimento e lasciando campo aperto all’azione controrivoluzionaria.

Prospettive

per la rivoluzione

Se è vero che nel breve periodo l’oligarchia è stata ridimensionata i pericoli della controrivoluzione in futuro possono ripresentarsi, almeno finché i settori fondamentali dell’economia sono nella mani della borghesia. L’esperienza nicaraguese mostra che pur in un processo rivoluzionario prolungato, segnato da un appoggio di massa e da una vittoria sul terreno elettorale senza l’esproprio dei grandi capitalisti e delle banche la rivoluzione è destinata a essere sconfitta.

Come spiegato da Chavez durante il Festival, riprendendo la celebre frase di Lenin, oggi più che mai in Venezuela l’alternativa è tra socialismo o barbarie. Prima che sia troppo tardi è necessario che l’avanguardia del movimento bolivariano, a partire dai militanti dell’Unt, costruisca un proprio strumento di intervento politico per lottare dentro il processo contro il settore riformista. Bisogna dare una direzione adeguata alle lotte operaie che si stanno sviluppando, spiegare pazientemente il programma marxista basato sulla nazionalizzazione delle banche e dei settori decisivi dell’economia sotto il controllo operaio con l’eleggibilità e la revocabilità di tutte le cariche, il rifiuto del pagamento del debito estero e la creazione di battaglioni di difesa popolare.

Solo queste misure possono mettere in pratica quanto detto dal comandante in un meeting di Marzo scorso “il capitalismo ha fallito adesso è l’ora del Socialismo del XXI secolo”. I nostri compagni della Corrente Marxista Rivoluzionaria Venezuelana sono e saranno in prima fila in questa battaglia!

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