Nel corso del mese di agosto il Venezuela è stato oggetto di alcuni articoli sul quotidiano del Prc; una rapida lettura, purtroppo, è sufficiente a collocare le corrispondenze dell’inviata Angela Nocioni nella categoria della strisciante propaganda che da anni in quasi tutta la sinistra, compresa quella “antagonista”, si propone di seminare scetticismo, cinismo e sfiducia nel processo in atto con la rivoluzione bolivariana.
“Caracas vive gonfia di petrodollari, apparentemente tranquilla. Retorica rivoluzionaria grondante, populismo da quattro soldi, militari dappertutto”: questa la cornice di un quadro dai colori assai inquietanti: “C’è un’invasione di cubani in Venezuela. Dodicimila solo i medici”. Ma, assicura la Nocioni, “gli ospedali fanno schifo come prima (…). Della rivoluzione culturale promessa qualche tempo fa, poi non c’è traccia. Ma la campagna di alfabetizzazione funziona (bontà sua! - ndr)”. Si prosegue spiegando che “Chavez non ha collaboratori di livello”, tanto che deve pescare nei “movimenti alternativi”, fino al punto che “chi faceva le tv di strada adesso dirige la tv di Stato” (e non si capisce se ai critici occhi della compagna Nocioni ciò costituisca un reato). Ci sono pure, pensate, “un paio di rapper”…
Non finisce qui, “il presidente domenica se ne è uscito con una delle sue. Ha cacciato dal paese la Dea, l’antidroga statunitense, accusandola di coprire in realtà operazioni di intelligence per conto di Washington”. Forse Angela Nocioni non sa che la “guerra alla droga” è la copertura usata dagli Usa per giustificare le loro operazioni di guerra sporca in tutto il continente e in particolare nella confinante Colombia; forse non sa neppure che precisamente dall’intreccio fra la mafia anticastrista di Miami, l’oligarchia colombiana e le “operazioni” Cia nella regione sono nati i vari piani per assassinare Chavez (l’ultimo scoperto circa un anno fa); ma se non lo sa, faccia il piacere di informarsi e dedichi la sua (scadente) ironia a temi a lei più familiari.
Si prosegue tre giorni dopo con l’economista di turno, Pedro Hernandez, che ci spiega che “la cogestione operaia è una maschera messa addosso alla nazionalizzazione di imprese private in fallimento” e in sostanza accusa il governo venezuelano di… commercializzare il proprio petrolio (si suppone che i venezuelani dovrebbero imparare invece a mangiarselo). Se questi sono gli amici, davvero la rivoluzione venezuelana non ha bisogno di nemici!
Come in occasione dell’insurrezione in Bolivia, Liberazione trova sempre spazio solo per dare voce alle posizioni più arretrate e confuse e non mai agli autentici rappresentanti delle speranze di milioni di oppressi.
Su questi temi torneremo ancora, anche con la pubblicazione di un importante libro sulla rivoluzione venezuelana che uscirà nelle prossime settimane. Per saperne di più, seguite il nostro sito.
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