Lotta di classe alla Terim!

di Francesco Santoro e Piero Ficiarà 
(delegati Fiom-Cgil Modena)

 

I continui tentativi di aumentare i carichi di lavoro ed il massiccio ricorso alle forme d’assunzioni “somministrate” sono state caratteristiche predominanti nella tattica padronale in Terim. Gli operai hanno compreso sin da subito che scivolare su un tale asse inclinato avrebbe voluto dire peggiorare inevitabilmente le condizioni di lavoro aprendo così dei precedenti ad accettarne di sempre peggiori. Sino ad ora l’offensiva sui carichi di lavoro non è riuscita; i lavoratori hanno contrapposto alle richieste di maggior produttività una commissione “tempi e metodi” che ha dato vita ad un documento.

Una valanga di scioperi con assemblea hanno continuamente respinto le provocazioni padronali e reso sempre più coeso il fronte dei lavoratori. La direzione della Terim oggi è consapevole che se provasse ad aumentare anche soltanto di un secondo la cadenza di una linea questo non passerebbe inosservato!

Problemi che in passato i lavoratori tendevano a “delegare” all’Rsu oggi sono affrontati sinergicamente con i delegati. Una parte delle richieste avanzate dai lavoratori nell’indagine è stata soddisfatta dalla direzione prima ancora di giungere ad un accordo, ed è giusto sottolineare che l’azienda si è mossa tanto più rapidamente quanto più feroce era l’azione di lotta.

Il padrone ha adoperato tutti i mezzi a disposizione per deviare la questione ed abbassare la tensione in fabbrica, chiedendo molti tavoli di confronto, invocando la partecipazione dei funzionari esterni fino al coinvolgimento dei segretari provinciali. Il tempo in politica come in tutte le cose è decisivo, e forse questo temporeggiare non ci ha permesso di affondare il fendente finale. Ad ogni modo, dopo un anno di mobilitazioni la commissione operaia non è riuscita a gestire i “tempi”, ma sicuramente a bloccarne l’incremento.

Nel frattempo i lavoratori della Terim lottavano a suon di scioperi e di presidi anche sul fronte della “flessibilità”. Per molti mesi l’azienda è venuta meno alla parte dell’integrativo aziendale che norma l’utilizzo del lavoro interinale contravvenendo alle percentuali previste. Anche in questo caso la risposta dei lavoratori è stata esemplare. La determinazione e l’unità nella lotta dei lavoratori precari con quelli a tempo indeterminato è culminata con uno sciopero.

La combattività di lavoratori e delegati ha fatto chinare il capo al padrone, il quale a fine giugno ha riconvocato l’Rsu proponendo la trasformazione a tempo indeterminato per una parte dei lavoratori in questione.

Chi scrive e tutti i delegati Fiom-Cgil dello stabilimento di Baggiovara continuano a non essere completamente soddisfatti dell’offerta ma abbiamo ritenuto che avesse i margini per essere proposta in assemblea. L’assemblea di fabbrica ha deciso a maggioranza di accettare la proposta aziendale: che prevede la trasformazione a tempo indeterminato di circa la metà dei “somministrati”, unita all’impegno scritto di favorire per le prossime assunzioni i restanti. I lavoratori della Terim possono dire di aver strappato ogni singola assunzione con le unghie e con i denti!

Mentre le vicende summenzionate volgevano verso una soluzione la direzione aziendale convocava Rsu e funzionari per discutere il riassetto produttivo, necessario, a loro modo di vedere, per continuare ad essere “competitivi”. Il messaggio trasmesso ha tutto il senso del ricatto. I dati emersi, nonostante le “lagne”dei padroni, fanno della Terim una delle poche aziende modenesi ad essere uscita indenne dalla crisi, anzi, addirittura rafforzata.

Il riassetto produttivo di cui parlano non è nient’altro che l’M.T.M., una metrica adoperata nei cicli di lavoro per spremere scientificamente i lavoratori. Ciò che lamenta il padrone della Terim è un aumento dei costi di produzione o se preferiamo un calo dei profitti. Visto che ciò che determina il reale costo di un prodotto è il tempo necessario alla sua produzione, per ottenere un simile risultato i padroni tendono ad investire o sulla produttività o in tecnologia. A Baggiovara vogliono passare da sette linee di montaggio ad una sola perché una linea a “serpentone” potrebbe comunque produrre tutti i modelli ritenuti oggi ”trainanti”, escludendo quelli obsoleti e quindi anche le linee oggi in esubero.

Se Terim vuole ingrandirsi, diventare maggiormente competitiva che faccia pure ma senza far pagare la crisi ed i suoi effetti ai lavoratori. Se il piano d’investimenti sarà adeguato e non ci sarà neanche un licenziamento noi non ci opporremo ad un riassetto produttivo, ma che l’M.T.M. torni da dove è venuto. Come delegati Fiom-Cgil siamo stati chiari sin dall’inizio con gli operai. Approfondiremo l’argomento incontrando la direzione aziendale e parteciperemo a tutti i tavoli per avere un quadro il più preciso possibile da riportare ai lavoratori e smascherare le vere intenzioni del padrone.

 


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