Circa 40 giorni fa, dopo la comunicazione da parte di Trenitalia della chiusura, entro dicembre, dello scalo commerciale cittadino, è esplosa nella nostra città la protesta degli operai della Coopercalabra. La vertenza, nata nell’indifferenza generale (con l’assenza del sindacato), ha assunto forme disperate, tra le quali il tentativo di attuare uno sciopero della fame. I lavoratori (mai sindacalizzati) hanno cercato in tutti i modi di attirare l’attenzione delle forze politiche, di quelle sindacali e dell’opinione pubblica.
Purtroppo, come accade spesso nella nostra terra, politici, sindacalisti e stampa locale hanno fatto finta di non accorgersi di nulla, abbandonando i 40 lavoratori della cooperativa (altri 130 lavorano grazie all’indotto creato dallo scalo) nel più completo isolamento. Come succede sempre, quando le organizzazioni del movimento operaio non stanno al fianco dei lavoratori, un solo fascista è riuscito nel giro di pochi giorni a tesserare gli operai al sindacato autonomo Cosmil.
Quando abbiamo incontrato gli operai dello scalo, ci hanno spiegato le ragioni della loro lotta, ci hanno chiesto aiuto ed una direzione politica. Lunedì 13 giugno i cancelli dello scalo commerciale erano pieni di bandiere dell’Italia, oggi i lavoratori ci dicono che quelle bandiere le pittureranno di vernice rossa! Con gli altri compagni abbiamo deciso che era necessario coinvolgere Rifondazione Comunista in questa battaglia, che il nostro Partito doveva sposare la lotta dei lavoratori. Martedì 14, nei locali della Federazione, una delegazione di operai incontrava la segreteria del Prc. La riunione si è conclusa con la decisione dei dirigenti della nostra Federazione di schierarsi immediatamente al fianco dei lavoratori e della loro lotta, un passo positivo quale non abbiamo visto da molti anni. La parola d’ordine che ci diamo è: “Neanche un posto di lavoro può essere perduto in questa città”. Ad essere sinceri i compagni bertinottiani sembrano spariti, forse spaventati dal “nuovo movimento operaio”, tanto da disertare ogni incontro che abbiamo tenuto sino ad oggi. Sabato 18 giugno, in Federazione, si è tenuta un’assemblea pubblica con i lavoratori. L’assemblea è servita, prima di tutto, per discutere con gli operai che la loro è lotta di classe, che il fascista del Cosmil doveva essere emarginato, che era necessario costruire un fronte unico dei lavoratori, a partire da quelli che lavorano nella stazione ferroviaria di Cosenza. A Vagliolise è nato da poco un circolo ferrovieri del Prc che potrebbe giocare un importante ruolo. Alla fine è stata approvata all’unanimità la proposta di formare un Comitato di lotta, del quale fanno parte, per adesso, i lavoratori dello scalo commerciale, il Prc, la Casa del migrante, i compagni del Sult e lo Slai Cobas.
Il Comitato inoltre ha scelto di incalzare la Cgil, chiedendo una scelta di campo. Martedì 28 giugno i segretari provinciale e regionale della Filt hanno finalmente incontrato in assemblea gli operai dello scalo commerciale. Il loro impegno è quello di sostenere la lotta fino a quando non verranno garantiti tutti i posti di lavoro. All’assemblea erano presenti un dirigente della Cisl e del sindacato di base Sult. I compagni del Sult sono attivi nel comitato di lotta e faranno parte della delegazione che aprirà la trattativa con la Regione Calabria (assessorato ai trasporti) e aziende coinvolte (Cargo, Omnia, ecc.). Al tavolo di trattativa parteciperanno anche i lavoratori e la Cgil i cui dirigenti, proprio in queste ore, ci hanno comunicato di aver rotto con la Cisl. Il Comitato ha immediatamente allargato il respiro della lotta inserendo il problema dello scalo commerciale in quello più generale del sistema dei trasporti nella provincia di Cosenza. Stiamo organizzando una giornata di mobilitazione e allo stesso tempo vigiliamo costantemente sull’operato della Cgil, affinché sposi la lotta non solo a parole, ma mettendo in campo la sua capacità di mobilitazione.
Gli operai hanno dimostrato di volerci dare fiducia, abbandonarli al proprio destino è un crimine che le organizzazioni del movimento operaio (a cominciare dal Prc) non possono commettere, pena aprire la strada a forze reazionarie, le quali approfittando della disperazione della classe operaia, sono pronte a rafforzarsi. Attraverso il populismo, le campagne demagogiche e aiutate dai tradimenti delle burocrazie sindacali e politiche, possono riuscire ad ottenere, in poco tempo, un consenso notevole (non dimentichiamo che Forza Nuova e la Mussolini, alle ultime regionali, hanno ottenuto nella sola Calabria 13.500 voti - nonostante la pressione del voto utile).
La lotta dello scalo di Cosenza può vincere se sapremo unire la decisione nella mobilitazione alla capacità di allargare il fronte: la decisione di Trenitalia si inserisce infatti in un piano generale di vero e proprio abbandono di Cosenza: una città che con i suoi dintorni conta 150mila abitanti, con enorme bisogno di mobilità (a partire dalla presenza dell’Università, con migliaia di studenti fuorisede) rischia di non avere più un vero collegamento ferroviario né per le merci; né per i passeggeri.
A Trenitalia interessa infatti solo la direttrice tirrenica, in prospettiva collegata al progetto scellerato del Ponte sullo Stretto, mentre si abbandona un’intera provincia, per giunta dopo che nei decenni scorsi erano stati fatti investimenti ingenti per costruire i collegamenti ferroviari, in gran parte in galleria, fra Cosenza e le due linee costiere. Proprio per questo rifiutiamo ogni logica di guerra fra poveri che si tenta di inserire, contrapponendo i lavoratori di Cosenza a quelli di altri poli (come Lamezia) dove Trenitalia continua ad investire: l’occupazione a Cosenza si salverà se sapremo imporre una diversa linea che costringa lo Stato a investire su infrastrutture essenziali come il trasporto ferroviario, rifiutando una linea di disimpegno dettata solo dalla logica aziendalista introdotta dalle privatizzazioni e dalla volontà di favorire il trasporto privato su gomma.
30 giugno 2005.
Contro la chiusura dello scalo di Vaglio Lise - Sabato 16 luglio a Paola (Cosenza)
Nasce a Cosenza il Comitato di lotta per la difesa dei posti di lavoro dello scalo commerciale (21 giugno 2005)
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