Ortomercato

Esplode la rabbia dei lavoratori!

di Andrea Bettinelli e Marco Cucinelli

MILANO - La condizione in cui si trovano a lavorare e vivere i lavoratori dell’Ortomercato milanese ha raggiunto negli ultimi anni livelli inaccettabili. Il ricorso massiccio al lavoro nero e precario, la frantumazione degli oltre 5mila lavoratori in tantissime piccole cooperative e l’assenza di qualsiasi controllo sulla legalità (l’Ortomercato è gestito per conto del comune dalla SO.GE.MI.) sono tutti fattori che padroni e caporali hanno sfruttato per avere sempre a disposizione manodopera sottopagata e sotto ricatto in pieno stile mafioso. A ciò si aggiunge una situazione dove la sicurezza sul posto di lavoro è pressoché nulla, soffitti e pavimenti in amianto, e ritmi di lavoro frenetici uniti alla scarsa luminosità dei luoghi di lavoro provocano continui incidenti.

È partendo da questa situazione con alle spalle vent’anni di arretramenti, l’ultimo sciopero (per altro fallito) risale al 1982, che un gruppo di lavoratori si è rimboccato le maniche e ha incominciato a fare un’attività organizzandosi in un comitato, il Malo (movimento autonomo lavoratori ortomercato), che, dopo una campagna di volantinaggi, riunioni e assemblee ha dato vita ad una raccolta firme che ha visto l’adesione di oltre 400 lavoratori. In aprile hanno organizzato un presidio informativo davanti ai cancelli, preludio dello sciopero del 29-30 maggio, che ha visto l’appoggio ufficiale della Cgil.

Inizialmente, ai picchetti convocati per le 22 del 29 maggio, si è vista la partecipazione di pochi lavoratori e ai cancelli la presenza predominante era quella dei compagni esterni venuti a portare solidarietà alla lotta. I lavoratori sono cominciati ad arrivare alle 24 per il turno notturno e poi ancora alle 3 del mattino. I picchetti organizzati davanti ai quattro cancelli dell’ortomercato avevano lo scopo iniziale di bloccare l’accesso dei camion nell’area di scarico, ma questo è stato impossibile data la massiccia presenza di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Nonostante ciò non sono riusciti ad evitare il blocco dell’attività e già nelle prime ore del mattino era chiaro che lo sciopero aveva avuto un successo pressoché totale. I lavoratori che man mano arrivavano ai cancelli aderivano allo sciopero in massa fermandosi ai picchetti e seppure i camion entravano nessuno li scaricava. Inizialmente l’adesione allo sciopero era passiva, a parte i dirigenti della lotta, i più si limitavano ad osservare la situazione in disparte, timorosi di ripercussioni. Man mano però la situazione si scaldava e anche lavoratori che fino ad un attimo prima si limitavano ad osservare la situazione ne sono divenuti protagonisti.

Alle 6 del mattino oltre un migliaio di lavoratori portavano avanti attivamente i blocchi. La situazione era totalmente nelle loro mani. Nell’arco di una sola notte si è potuto notare lo sviluppo della lotta di classe e la presa di coscienza di consistenti gruppi di lavoratori che hanno cominciato a discutere tra loro, galvanizzati da un inaspettato e totale successo dello sciopero. Lo sciopero si è concluso in tarda mattinata con un corteo terminato a Palazzo Marino, dove a fronte del successo della mobilitazioni si sono chieste maggiori garanzie all’autorità comunale. Indipendentemente dalla risposta che il Comune ha dato o darà lo sciopero dell’Ortomercato ha dimostrato ad ogni singolo lavoratore la forza che ha la classe operaia quando lotta unita. Va segnalato che oltre a disseminare di bandiere l’intera area la Cgil non è stata in grado, o non ha voluto, sostenere attivamente la lotta. Tanto meno dirigerla nonostante la volontà dei lavoratori di andare fino in fondo. I dirigenti della Cgil hanno preferito guardare da debita distanza la situazione. Non crediamo sia questo il ruolo del sindacato che dovrebbe essere patrimonio dei lavoratori, non dei burocrati di turno. Le immense forze messe in campo dai lavoratori devono servire inevitabilmente ad aprire trattative che costringano la SO.GE.MI. e le altre cooperative a fare dei passi indietro e a ripristinare condizioni di lavoro decenti. Se non accetteranno le condizioni dei lavoratori dovranno scontrarsi con un nuovo e probabilmente più incisivo sciopero.

La gabbia è stata rotta, è stato dimostrato che anche in un luogo di lavoro così spezzettato la rabbia operaia si può organizzare in iniziative di lotta che colpiscono efficacemente il padronato.

 


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