Da alcuni mesi si è sviluppata una mobilitazione, che ha visto anche la nascita di un comitato di studenti, docenti e genitori, contro la decisione della Giunta Provinciale, e in particolare dei due assessori alla scuola e all’edilizia scolastica rispettivamente Rebaudengo (Margherita) e Tedde (Prc) di portare avanti il trasferimento stabilito dalla Giunta precedente del “Polo Artistico”, l’unione di due scuole d’arte, il Liceo Artistico e l’Istituto d’Arte, attualmente entrambe site nel centro di Bologna, in una zona periferica. Ne parliamo con due madri del “Comitato per il Polo Artistico”, Lorenza Giorgioni e Pina Giagnorio.
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FalceMartello: Potete spiegarci come mai vi opponete a questa decisione?
Pina: I motivi sono diversi. La scuola di via Marchetti non è idonea ad ospitare il Polo Artistico. Persino la Provincia sa questo, peraltro dimostrato da noi, e di recente ha stabilito che le sedi in cui saranno distribuite le aule e i laboratori del Polo Artistico saranno tre. Infatti c’è carenza di aule e laboratori e questo rende impossibile la didattica a meno che non si parli di doppi turni che noi non accettiamo assolutamente anche perché molti ragazzi sarebbero costretti a tornare a casa la sera tardi. Le aule di via Marchetti sono piccole, oggi ci sono prime classi di 30 alunni.
Di fatto il “progetto del Polo Artistico” non c’è più. La posizione è periferica e questo è un problema per molte famiglie. Già oggi molti studenti vengono da molto lontano, più del 50% degli studenti è fuori sede, alcuni addirittura da fuori Provincia e altri dalla montagna. Il Polo Artistico di Bologna è l’unico in regione. I docenti dovranno correre da una scuola ad un’altra distanti tra loro diversi chilometri. E poi l’arte è in centro, la didattica si fa sulle opere e il Polo Artistico deve stare in centro. Hanno speso parecchi soldi per ristrutturare la scuola di via Marchetti e ci mettono dentro il Polo Artistico quando quell’edificio potrebbe essere utile ad altre scuole.
FM: Nei vostri documenti parlate di scuole di serie “A” e scuole di serie “B”, come mai?
Lorenza: La conseguenza del trasferimento dell’Istituto d’arte in via Marchetti prevede l’ampliamento dell’adiacente Liceo Galvani. Il Galvani è notoriamente il liceo della classe alta di Bologna. È una scuola di serie “A” che si promuove. Si trasmette la professione della propria famiglia, avvocati, notai, ai figli. Sono dinamiche di classe, la composizione del Polo Artistico è operaia, impiegatizia, artigiana. La Riforma Moratti vuole che le scuole professionali debbano fornire la base tecnica, la specializzazione va fatta a parte e a pagamento.
Pina: La Riforma Moratti prevede una diminuzione delle ore di laboratorio da 15 a 6 questo trasferimento ne anticipa l’applicazione.
Si passa dal “progetto Polo Artistico” al “progetto Galvani”, il materiale didattico dell’istituto d’Arte resterà al Galvani. Tra l’altro le scuole di via Marchetti all’ultimo piano non hanno i bagni e questo è un grande problema per i “diversamente abili” che al Polo Artistico sono circa in 50 al Galvani invece ce n’è solo 1.
FM: Quando è nato il Comitato e come è iniziata la lotta?
Lorenza: Alcuni tra quelli che oggi sono nel Comitato si erano interessati già nel 2000 quando si parla del progetto sul Polo Artistico ma il Comitato nasce nel dicembre 2004 dopo la notizia ufficiale del trasferimento emersa in un Consiglio d’Istituto. Prima noi genitori non eravamo informati di nulla. Il 5 dicembre i ragazzi per primi hanno occupato la scuola contro questo provvedimento e questo ci ha spinti ad informarci. Quell’occupazione è durata pochi giorni perché poi è arrivata la polizia.
FM: Settimane fa un gruppo di voi, da iscritti e simpatizzanti al partito, ha scritto una lettera alla presidenza del Prc in cui esprimevate le vostre difficoltà e le vostre perplessità sulle scelte della compagna Tedde.
Lorenza: A mio parere la Tedde si è trovata coinvolta in questa questione probabilmente pensando che fosse una sede idonea. Quello che le critichiamo è di aver continuato a sostenere l’ineluttabilità del trasferimento anche dopo che noi abbiamo dimostrato il contrario.
Pina: Non capiamo la Tedde quando ci dice di aver occupato anche lei le scuole in passato mentre oggi da assessore è più realista del re, sembra una “sua” causa. Tra l’altro, in questi giorni, abbiamo saputo che i ragazzi delle quarte e delle quinte che resteranno nell’attuale sede del Liceo Artistico in via Tolmino entreranno dalla porta secondaria perché la porta principale sarà per l’entrata del liceo Righi che subentrerà. Come si fa a dire a dei ragazzi di entrare dallo scantinato? Queste scelte ci demoralizzano. Tempo fa si diceva che la Provincia avrebbe messo le navette gratuitamente, oggi si dice che saranno a carico dei genitori.
FM: Come si è sviluppata la lotta e come pensate di proseguire?
Lorenza: Stiamo facendo di tutto per far conoscere all’opinione pubblica quello che sta avvenendo. Il 5 marzo abbiamo fatto un corteo molto riuscito per estendere la lotta. Vogliamo bloccare a tutti i costi il trasloco e siamo determinati ad andare avanti. Giorni fa si è dimessa la maggioranza del Consiglio d’Istituto e stiamo preparando ricorsi legali. C’è una discussione tra noi su come andare avanti e su che tipo di iniziative promuovere.
Il futuro di 900 giovani è molto incerto e se il trasferimento dovesse avvenire a settembre dovranno dare spiegazioni a tante famiglie. Fermare il trasloco, che per gli studenti del Polo Artistico è vitale, sarebbe importante non solo per noi ma per tutto il movimento contro la Riforma Moratti e che difende la scuola pubblica che da una vittoria troverebbe nuovo slancio.
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