Senza pace neanche dopo morti. Decine e decine di immigranti, nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso la Sicilia, perdono la vita a causa del maltempo e della precarietà delle imbarcazioni. Qualche servizio al Tg e, poi, l’oblio. E invece il Mediterraneo, impietoso cimitero subacqueo, ce lo ricorda e restituisce i corpi, o quello che ne resta, a modo suo.
Da due anni, infatti, nella zona del Mammellone (così è chiamato il tratto di mare tra la Libia e Lampedusa, a 300 miglia da Mazara del Vallo), i pescatori siciliani tra le loro reti per la pesca al traino trovano, insieme a pesci e molluschi, cadaveri di uomini e donne.
Brandelli di corpi distrutti dai naufragi causati, soprattutto, dalle mareggiate invernali riaffiorano dopo mesi e ai pescatori, che si trovano a fare i conti con questa tragedia del mare, non resta che avvertire le autorità costiere che, a detta loro, attivano le “procedure per il rimpatrio delle salme”. Come si rimpatriano i resti di un corpo, però, non è dato sapere.
Mazara del Vallo è una splendida cittadina di mare conosciuta un po’ ovunque grazie alla sua flotta peschereccia e ad una delle maggiori comunità islamiche del nostro paese (inserita benissimo nel contesto socio-politico della città). I nostri marinai in questi ultimi anni si trovano spesso ad affrontare situazioni difficili che nonostante la loro esperienza e la loro abilità non sanno come affrontare. Tutti i giorni assistiamo o sentiamo parlare di sbarchi di clandestini sulle nostre coste, partono speranzosi di trovare una vita migliore invece molte volte tutto ciò si trasforma in tragedia, molti di loro arrivano sulle nostre coste ma da morti, così vengono stroncate tutte le speranze e i desideri di molti esseri umani meno fortunati di noi che hanno avuto solo la colpa di nascere in paesi poveri e dilaniati dalle guerre civili. A Mazara da tempo si vocifera di trucidi e sconcertanti ritrovamenti nelle acque del mediterraneo di brandelli e resti di corpi umani tirati su insieme al pesce e successivamente rigettati in acqua con tutte le reti. Il numero così alto di profughi avvistati proprio in quelle acque, il numero sconcertante dei ripetuti affondamenti, ci portano a logiche deduzioni. Già da settembre abbiamo deciso di saperne di più, di auto informarci, recandoci direttamente al porto di Mazara. Iniziamo la nostra inchiesta e parliamo direttanente con i marinai e abbiamo constatato che le nostre deduzioni sono certezze.
Ore 21.28: primo colloquio: primo peschereccio scelto a caso, il capitano si dimostra molto disponibile comincia a parlare della pesca a strascico. Dopo un esaurientissima spiegazione sul loro operato alla domanda se nelle reti è mai capitato di recuperare qualcos’altro oltre al pesce risponde: “abbiamo ‘preso’ tre cadaveri lo scorso inverno”. Da quanto tempo è presente questa tragica situazione? “Da due anni circa”. Dove si sono verificati tali tragici eventi? “Trecento miglia da Mazara tra la Libia e la Sicilia, precisamente nel Mammellone”. Come vi comportate ogni volta dopo un ritrovamento? “Che sono oggetti? Esseri umani sono!! Avvisiamo le autorità’’ di Lampedusa e seguiamo il protocollo, successivamente avviene il trasferimento delle salme.
Ore 22.00: secondo colloquio: secondo peschereccio scelto a caso. Iniziamo a fare delle domande sul tipo di pesca che il loro peschereccio pratica, e alla domanda se nelle reti avessero “pescato” cadaveri risponde: “Sì 4 ne abbiamo ‘presi’ lo scorso inverno tra gennaio e febbraio e consegnato le salme alle autorità di Lampedusa, queste persone partono dalle coste del Maghreb pieni di speranza, ma le loro barche non ce la fanno e vengono inghiottiti dalle onde.” In quali acque li aveti ’presi’? “Nel mammellone, l’area si trova tra la Libia e Lampedusa.”
Ore 22.30: terzo colloquio: terzo peschereccio scelto a caso. Sempre con lo stesso meccanismo siamo arrivati alla violenta e disumana domanda. Questa volta più che il solito racconto abbiamo notato i sentimenti che trasparivano dalle parole del nostro marinaio: “Sì è capitato l’anno scorso di ‘prendere’ un ragazzo nordafricano di 20 anni circa, rimasto impigliato nelle reti, si vedeva che era morto da poco, perchè usciva sangue dal naso.”. Come vi siete comportati e come si è sentito l’equipaggio in quel momento? “Con tutto l’equipaggio ci siamo dati molto da fare, abbiamo allestito un letto e preparato la salma, siamo rimasti traumatizzati, per me è una sofferenza ancora oggi parlarne.” In quale area è successo? “Nel mammellone tra la Libia e la Sicilia.”
In quel momento la realtà dei fatti ci ha lasciati frastornati, sconcertati, tristi e consapevoli che non si poteva trattare solo di coincidenze, ma di una situazione dalle dimensioni spaventose, più grande di ciò che ci aspettassimo, quel tratto di mare in inverno si trasforma in una catacomba contro la quale le istituzioni non vogliono combattere.
Rabbia, incredulità e sgomento insieme al rifiuto dei fatti fa sì che la nostra mente si ponga innumerevoli domande. Le autorità nazionali hanno mai informato i mezzi di stampa? I mezzi di informazione nascondo la realtà? Siamo costretti all’autoinformazione e per questo sosterremo qualsiasi iniziativa, petizione o altro, che tra l’altro sappiamo essere in partenza, che metta in evidenza questo scempio che dimostra una volta di più che per la Bossi-Fini, la precedente Turco-Napolitano e in generale per la borghesia la pelle e le ossa.
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