Congresso Cgil

Costruire l'opposizione di classe

di Paolo Grassi e Paolo Brini

 

Sta per aprirsi il percorso che condurrà la Cgil, entro l’inizio del 2006, al suo quindicesimo congresso nazionale.

Anche se l’ultima parola spetterà al direttivo nazionale convocato a maggio, i tempi con cui si svolgerà il congresso della più grande organizzazione dei lavoratori del paese, sono abbastanza definiti. Congressi di base in autunno, provinciali e nazionale all’inizio del prossimo anno. Molto meno chiaro è se in opposizione al documento che presenterà Epifani ci sarà un documento alternativo della sinistra e quanti dei dirigenti nazionali dell’attuale sinistra sindacale saranno disposti a sostenerlo.

A 14 anni dalla nascita della prima opposizione organizzata in Cgil si rimette seriamente in discussione la possibilità di un documento alternativo a quello della maggioranza.

Secondo il leader di Lavoro Società Patta, esistono fondate ragioni per credere che la maggioranza del gruppo dirigente della Cgil si è spostata a sinistra. La sinistra sarebbe riuscita a condizionarne la linea. Per questo motivo un documento alternativo non sarebbe necessario. A conferma di ciò si sottolinea che al contrario del 1999, quando nei fatti la Cgil appoggiò la guerra in Kosovo, oggi la posizione contro la guerra “senza se e senza ma” è stata più volte ribadita; inoltre i vertici della Cgil rivendicano l’abrogazione della legge 30 sulla precarizzazione, della riforma Moratti sulla scuola, e della Bossi Fini sull’immigrazione.

Che il massimo esponente della sinistra sindacale si spinga a sostenere una posizione del genere non è per nulla sorprendente. In questi 14 anni abbiamo assistito a un progressivo e inesorabile processo di moderazione dei vertici dell’area, che giorno dopo giorno hanno annacquato la battaglia per una politica alternativa adattandosi a posizioni di comodo nei massimi organismi di direzione.

Del resto non è mai stato un mistero per nessuno che i vertici di Lavoro Società hanno sempre inteso la battaglia congressuale come uno strumento per garantirsi poltrone anziché offrire ai delegati e ai lavoratori una politica alternativa a quella concertativa di maggioranza. Si tratta semplicemente di prendere atto che oggi una parte di loro si considera sufficientemente integrata nell’apparato per poter avere dei posti senza dover presentare un documento alternativo.

Il vertice Cgil si è spostato a sinistra?

La risposta, crediamo sia sotto gli occhi di tutti: No!

In questi anni il vertice sindacale, se escludiamo parzialmente la Fiom, non ha portato avanti una sola vertenza, un solo contratto, una sola mobilitazione che realmente mettesse in discussione le pratiche del passato. Laddove abbiamo assistito a delle mobilitazioni che hanno decisamente rotto col passato, questo non è accaduto per merito del vertice sindacale, né tanto meno per merito della sinistra, ma per la determinazione dei lavoratori che hanno rotto con la pratica imposta dalla burocrazia che in questi anni ha portato solo peggioramenti.

Lo abbiamo visto in tutte le vertenze significative di questi ultimi due anni, dagli autoferrotranvieri, a Melfi, Alitalia o Fincantieri, e, ultima in ordine di tempo, le acciaierie di Terni. Purtroppo anche in queste vertenze dove la lotta avanzata e la partecipazione di massa avrebbero permesso di vincere, la burocrazia sindacale ha giocato un ruolo di contenimento firmando accordi modesti se non delle vere e proprie rese.

Negli ultimi mesi sono stati firmati contratti vergognosi come quello degli artigiani, dei bancari, del commercio, degli autoferrotranvieri, dove oltre a prevedere aumenti salariali estremamente insufficienti sono stati fatti nuovi cedimenti alla precarizzazione del lavoro. Alla faccia della battaglia contro la legge 30.

Che dire poi della coerenza con cui si sono portate avanti mobilitazioni su questioni di interesse generale come l’opposizione alla controriforma delle pensioni la scorsa primavera o contro la finanziaria in autunno? Ogni volta si è promesso lotta dura contro l’ennesimo attacco del Governo Berlusconi, si è convocato uno sciopero generale nazionale di 4 ore e poi più nulla.

Per finire non si può sorvolare sull’atteggiamento di Epifani nei confronti di Confindustria. Mentre i padroni stanno passando alla controffensiva minacciando chiusure di fabbriche e centinaia di migliaia di esuberi, il segretario della Cgil continua a rendersi disponibile a trattare per un nuovo patto sociale. Se i vertici sindacali e Confindustria non sono ancora riusciti a trovare un accordo questo non lo si deve a un qualche non meglio definito spostamento a sinistra di Epifani, ma al fatto che i padroni hanno veramente poco da offrire e che il contesto sociale in cui cade questa trattativa non ha nulla in comune con quello che preparò il patto sociale di dodici anni fa.

Il bilancio dell’operato dei vertici della Cgil è estremamente negativo: con quei metodi e quelle parole d’ordine hanno depotenziato ogni mobilitazione che poteva mettere seriamente in discussione il Governo Berlusconi per far pagare la crisi ai padroni.

Per una vera sinistra sindacale

Non tutto il gruppo dirigente della sinistra sindacale è aperto alla possibilità di un documento unitario con la maggioranza. Cremaschi, leader della sinistra sindacale in Fiom, in più di un’occasione ha ribadito la mancanza di fatti oggettivi che porterebbero a questa conclusione, partendo anche dalla sua esperienza concreta in Fiom, dove il vertice della Cgil ha sistematicamente cercato di ricondurre la categoria a più miti consigli piuttosto che dargli un aperto sostegno quando sono stati costretti a rompere con Fim e Uilm sul contratto nazionale.

Peccato però che ancora una volta a dichiarazioni più a sinistra non corrispondano atteggiamenti coerenti.

Nel congresso della Fiom di questa estate Cremaschi ha sciolto l’area Cambiare rotta nella maggioranza facendo l’operazione che ora contesta a Patta, usando gli stessi argomenti.

Si è giustificato lo scioglimento in Fiom (al quale siamo stati gli unici ad opporci al congresso nazionale) con l’argomentazione che la sinistra aveva portato la maggioranza su posizioni più avanzate.

La piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici licenziata nelle scorse settimane sta a dimostrare il contrario. Questa piattaforma è arretrata rispetto a quanto rivendicato nelle due piattaforme contrattuali precedenti e soprattutto non recupera per nulla quanto perso dai lavoratori in termini salariali in questi anni.

A causa dei conflitti sorti nella Fiom nel definire gli organismi dirigenti, conflitti originati dalla scelta di sciogliere Cambiare rotta, recentemente 14 membri del Comitato centrale legati a Patta hanno deciso di ricostituire l’area.

La cosa incredibile è che Patta oggi promuove la formazione di una sinistra sindacale in Fiom quando a settembre lo stesso Patta aveva criticato aspramente il gruppo dirigente della Fiom per il suo avventurismo(!?!).

La realtà è che la motivazione per cui si è dato vita a tale percorso nulla ha a che vedere con l’obiettivo di rilanciare una vera sinistra di classe. Nella dichiarazione con cui si ricostituisce l’area, infatti, si spiega che i motivi fondamentali di tale scelta risiedono in un disagio per il non rispetto del pluralismo interno alla categoria nell’elezione degli organismi dirigenti, e della necessità di ricomporre l’area in vista del congresso della Cgil. Invece di aprire una battaglia in Fiom per difendere posizioni di classe più avanzate, partendo dall’opposizione alla piattaforma arretrata proposta dal vertice, si ricostituisce un’area per rivendicare più posti negli organismi. Per fare cosa, verrebbe da chiedere, se poi si sostiene le stesse posizioni della maggioranza?

Una sinistra in Fiom come nella Cgil ha senso solo se propone, nel sindacato e nelle fabbriche, una linea alternativa a quella della maggioranza. Se si lega alle mobilitzioni più avanzate come quella di Melfi, per farsene interprete e allo stesso tempo promotrice.

Rilanciare la costruzione di una vera sinistra sindacale di classe nel sindacato è più che mai necessario. Le finte sinistre sindacali o le mistificazioni di esse non sono ciò che serve ai lavoratori e non ci interessano. Una vera sinistra sindacale di classe deve essere costruita su basi e contenuti tesi a respingere il tentativo di riaffermare ciò che in questi mesi migliaia di lavoratori hanno saputo mettere in discussione: il ritorno alla concertazione.

A questo lavoriamo a partire dalla battaglia che abbiamo fatto nell’assemblea nazionale della Fiom e poi nei luoghi di lavoro contro la piattaforma unitaria, che rappresenta un grave passo indietro per i metalmeccanici di questo paese e non solo. Su questo costruiremo la nostra battaglia congressuale facendo appello a tutti i delegati e ai lavoratori più combattivi per costruire una piattaforma di rottura con le pastoie burocratiche che rappresentano un freno contro tutto quello che di avanzato si sta producendo in questi anni dalla base del sindacato e dai lavoratori di questo paese.

Su questo argomento vedi anche


Torna a "Metalmeccanici" - Torna all'indice FM 182
  Torna alla Pagina principale