Aci - Global: la lotta è solo all’inizio!

di Laura Bassanetti - delegata Cgil Aci Global *

L’Aci Global è l’azienda di proprietà dell’Automobile Club d’Italia (ACI) che comprende il servizio di soccorso stradale più famoso d’Italia, il 116.

Il soccorso stradale dell’Automobile Club è noto per essere un servizio inefficiente e carente: nato con investimenti e progetti ambiziosi è stato progressivamente smantellato per privatizzare il soccorso pubblico nazionale.

 

A colpi di ristrutturazioni sono state chiuse decine di Centrali Operative che gestivano le chiamate di emergenza di cittadini in difficoltà e sono stati soppressi centinaia di posti di lavoro in meno di dieci anni. Il lavoro di dipendenti pubblici è stato trasferito ad officine meccaniche esterne e ad aziende private che per risparmiare sui costi hanno reso il servizio inadeguato e poco sicuro anche per gli stessi automobilisti. Infatti, procedendo per settori, l’azienda ha aperto procedure di mobilità e licenziamento per tutti gli operai addetti alla guida dei carri attrezzi di soccorso, ultimando la dismissione di tutti questi lavoratori nel 2002.

Lo stesso sta avvenendo nel reparto Call Center della società, composto dai lavoratori addetti alla ricezione di chiamate di soccorso: alle assunzioni a tempo indeterminato l’azienda preferisce da tempo l’impiego di personale precario, a termine e interinale, l’utilizzo di stagisti e l’esternalizzazione delle chiamate su centri distaccati che impiegano totalmente lavoratori a progetto, a cottimo e in condizioni di lavoro insostenibili. Proprio per proseguire la precarizzazione del lavoro sulla strada già aperta da anni è stato sferrato ai lavoratori un ultimo attacco ignobile: venti lavoratori del Call Center sono stati raggiunti da lettere di sospensione a tempo indeterminato, sono stati allontanati dalla società con l’accusa di “boicottare” il servizio telefonico, l’azienda ha motivato i provvedimenti dicendo che, da rilevazioni effettuate, alcune chiamate di soccorso prese dai lavoratori risulterebbero essere durate un tempo troppo breve per svolgere un servizio al cliente. In altre parole si afferma che i lavoratori, volontariamente, non avrebbero offerto il servizio richiesto dai clienti.

Questa è chiaramente un’accusa falsa e strumentale: l’Aci Global è un call center e la durata delle chiamate che vi si ricevono (in media cinquanta-cento al giorno per persona, centocinquanta nei picchi) è del tutto casuale e aleatoria, indipendente dalla volontà di chi lavora ma spesso il risultato di chiamate finte, malfunzionamento dei centralini, della pessima organizzazione del lavoro e del personale. Non bastavano le intimidazioni in azienda, i turni insostenibili e massacranti, i controlli a distanza in spregio della legge e l’essere pedinati anche quando si va in bagno, anche la beffa di essere accusati dell’inefficienza di un servizio che invece è da anni compromesso dalle scelte dell’azienda che con i tagli di personale e l’imposizione dei ritmi produttivi a vantaggio del profitto ha messo la società in condizione di perdere clienti. Per non parlare del fatto che l’amministratore delegato dell’Aci Global ha dichiarato in un’assurda lettera di voler portare avanti queste sospensioni (che non sono altro che l’anticamera del licenziamento) per ultimare una “rifondazione morale” della società. Si aggiunga che il controllo a distanza, a cui l’azienda ha fatto ricorso per accusarci, è una prassi vietata dallo Statuto dei Lavoratori e il quadro è completo.

Il caso di questa azienda è l’emblema di come i padroni, dopo aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali forniti dallo stato per attuare ristrutturazioni, fusioni e licenziamenti, non esitano ad utilizzare calunnie e sistemi illegali per liberarsi di lavoratori. Questo rende ancora più evidenti, se mai ce ne fosse bisogno, i limiti di accordi tra azienda e sindacato che hanno sancito la possibilità per le aziende di procedere a ristrutturazioni, che spianano sempre la strada a devastazioni future.

Allo stesso tempo rende ancora più evidente il ruolo reazionario di leggi antisciopero come la 146.

Si dimostra in questa vertenza da che parte stanno le regole di questo sistema. L’azienda sospende 20 lavoratori in modo arbitrario, senza fornire prove credibili, non lo può fare eppure lo fà. Noi invece non possiamo scioperare come e quando vogliamo ma solo dopo estenuanti trattative con la commissione di controllo, e tante altre verifiche. Sottostando a vergognosi diktat e subendo le precettazioni che devono garantire il servizio quando noi ci mobilitiamo proprio per difendere il diritto a un posto di lavoro dignitoso e quindi per poter offrire un servizio dignitoso.

Non siamo disposti a subire questo grave attacco in silenzio aspettando il responso delle procedure legali. Le assemblee a Roma e a Milano, molto partecipate, convocate immediatamente dopo l’accaduto hanno dimostrato che la disponibilità alla lotta c’è. Presidi davanti alla sede centrale dell’Aci di Milano, volantinaggi per far conoscere agli utenti la verità, assemblee coi lavoratori per articolare la lotta da portare avanti partendo dallo sciopero che faremo il 30/11 sono solo l’inizio della battaglia che vogliamo portare avanti.

Una lotta lunga e impegnativa che siamo determinati a vincere, non solo per la reintegrazione dei lavoratori sospesi ma per il miglioramento delle condizioni di lavoro di tutti.

*lavoratrice sospesa


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