Dopo essersi distinti tra i più combattivi durante le mobilitazioni avvenute nella fase dei pre-contratti, i lavoratori della Terim tornano a rivendicare i loro diritti con fermezza e determinazione.
L’oggetto del contendere
I primi di ottobre i lavoratori della Terim spa di Baggiovara (Modena) hanno scioperato con l’intento di dare all’azienda un chiaro segnale riguardo l’incremento dei ritmi e dei carichi di lavoro tutto questo acuito da comportamenti antisindacali tenuti da alcuni capireparto, che non garantivano all’Rsu lo svolgimento delle proprie funzioni. Durante lo sciopero si è tenuta un assemblea molto partecipata e dibattuta che ha offerto diversi spunti di discussione estremamente interessanti, oltre ad essere stata votata all’unanimità la costituzione di una commissione di controllo “tempi e metodi” composta da delegati e lavoratori.
Che fare
La crisi organica del capitalismo non risparmia nessuno, a volte i suoi effetti si manifestano con un certo ritardo ma non si negano mai nel manifestarsi! L’aumento dei ritmi di lavoro, o meglio, della produttività, è da sempre adoperato dal padronato per contenere i costi del lavoro lasciando immutati i profitti anche in periodi di grossa magra come questo. Questo strumento acquista ancor più efficacia quando viene adoperato nei confronti dei lavoratori atipici, che pur di vedersi il contratto prolungato di un mese sostengono carichi di lavoro erculei a velocità inaccettabili. Il malcontento sull’argomento aleggiava da tempo tra gli operai ma la fatidica goccia ha fatto traboccare il vaso soltanto adesso. Inerpicarsi in questa sede in trattazioni tecniche riguardo le metriche adoperate nei cicli di lavoro non è decisivo, anche perche i lavoratori della Terim pur non essendo dei “tempisti” hanno compreso di lavorare sempre più forte senza prendere un euro in più anzi…
La costituzione di una commissione “tempi e metodi” dove partecipino attivamente i lavoratori tramite delegati, eletti democraticamente nei vari reparti, è un obiettivo estremamente ambizioso ma impellente ai fini del miglioramento delle condizioni lavorative. Anche il ciclo elaborato con la maggior cura possibile è sempre molto distante dalla sua reale applicabilità, soltanto un operaio tramite la pratica conseguita negli anni potrà dargli concretezza e valenza scientifica, altrimenti continuerà ad essere un’analisi soggettiva subordinata a direttive aziendali ben precise.
Alcune precisazioni
Va sottolineato che l’obiettivo di questa commissione non è quello di opporsi alla organizzazione scientifica del lavoro. E’ evidente che debbano essere applicate delle metriche per migliorare l’organizzazione del lavoro, ma alcuni degli interrogativi principali sono: chi le stabilisce? Chi elabora i cicli di lavorazione tiene nel giusto conto la qualità delle condizioni di lavoro alla quali gli operai sono sottoposti? O cura solo gli interessi aziendali per incrementare la produttività? Questi ed altri interrogativi devono stimolare la questione centrale, o meglio, riportare i lavoratori al pieno coinvolgimento riguardo la gestione del lavoro nelle fabbriche, visto che in ultima analisi chi si tira il collo otto ore al giorno sono loro.
Inoltre essere parte integrante e decisionale nel modo di lavorare svelerà sempre più quanto realmente siano inutili tutta una serie di figure preposte da i padroni a compiti organizzativi e di controllo, le fabbriche possono andare avanti anche senza i padroni anzi probabilmente funzionerebbero molto meglio!
È ora di passare al contrattacco
Non è un caso che organi come quello che si cercherà di costituire in Terim fosse tipico degli anni 68-69, un simile periodo storico rendeva assolutamente adeguate rivendicazioni di questo genere, anche perchè sul piatto la posta allora sarebbe potuta essere molto più alta.
Il senso di questo paragone è che bisogna mettere in campo i giusti mezzi per contrattacare all’offensiva padronale, e questo potrebbe essere uno di quelli. La Fiom Emilia Romagna ha sicuramente avanzato un’iniziativa interessante promovendo corsi di formazione sulla materia per i delegati del settore elettrodomestici, nella misura in cui questa formazione possa essere trasmessa a tutti i lavoratori rendendoli partecipi ed estendendosi a tutti i settori dell’industria.
Ma questo non è sufficiente e non è l’unico aspetto della questione perché per ottenere ciò i lavoratori dovranno lottare duramente tornando alle forme di lotta più classiche della tradizione del movimento operaio. Nessun padrone cederà un centimetro su questioni decisive come questa semplicemente proponendogliele, sarà necessario imporsi rompendo definitivamente con i loro i interessi!
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