Continua la lotta di Acerra
di Giovanni Savino e Jacopo Renda
Malgrado la campagna di criminalizzazione condotta dalla stampa, la lotta contro l’inceneritore ad Acerra non si ferma. Ogni giorno dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno (di proprietà del gruppo Romiti, lo stesso che controlla la Fibe) si sprecano fiumi di inchiostro per denunciare il Comitato contro l’inceneritore come portavoce di interessi camorristici, per esaltare il ruolo salvifico del termovalorizzatore e ovviamente per invocare l’intervento repressivo contro il popolo acerrano in lotta.
A questa canea reazionaria si è unito, purtroppo, anche il segretario regionale della Cgil Michele Gravano che in un’intervista al supplemento campano dell’Unità del 5 ottobre ha chiesto a gran voce l’intervento di Pisanu, ponendo la questione acerrana su un terreno di ordine pubblico.
Le menzogne e le minacce di repressione non hanno fermato la mobilitazione popolare, che è andata avanti con il blocco della stazione ferroviaria di Acerra per una decina di giorni e con presidi di lotta e altre iniziative, fra cui il corteo napoletano del 9 settembre. Corteo partecipato, con circa 5mila manifestanti, che hanno bloccato la mattina Via Marina e il pomeriggio presidiato il palazzo della giunta regionale campana. Il 29 settembre si è avuta un’altra, intensa, giornata di mobilitazione, a un mese dalle cariche e dalle violenze scatenate dalle forze dell’ordine.
Nella mattinata un corteo di circa 1.000 studenti ha sfilato per le strade cittadine, la rabbia e l’esasperazione per non riuscire a sbloccare la vicenda erano palpabili. Diversi slogan erano diretti contro Bassolino, Catenacci e Berlusconi, come anche contro la Moratti, dimostrando come l’inceneritore è parte integrante di una serie d’attacchi contro gli studenti e i lavoratori italiani. Nella serata invece c’è stato il corteo più imponente, con circa 6mila manifestanti, che ha cambiato radicalmente il tono della protesta. Infatti, l’appuntamento serale era stato inizialmente organizzato da un gruppo di donne vicine alla Chiesa locale come fiaccolata, in realtà subito il carattere dell’iniziativa è mutato, di fronte alla combattività delle masse. Di fiaccole se ne vedevano poche in giro, mentre quello che si sentivano in realtà erano slogan e canti di lotta lanciati da giovani, disoccupati, lavoratori e pensionati.
La pressione del popolo acerrano ha costretto il Prc ad uscire, controvoglia, dalla giunta regionale, con il ritiro dell’unico assessore, Vincenzo Aita. Dimissioni avvenute non proprio in modo indolore, rivendicando il ruolo positivo del partito e della giunta in quattro anni di governo in Campania. La verità invece parla di anni in cui la giunta Bassolino si è distinta per la continua svendita del territorio, per continui regali alle imprese sotto forma di contratti d’area e abbassamento del costo del lavoro, per la privatizzazione di quasi tutte le aziende municipalizzate, passando per i metodi repressivi contro i disoccupati e gli attacchi al diritto allo studio (tra cui la privatizzazione dell’Ente diritto allo studio). Anche il reddito di cittadinanza, che non era certamente una grande conquista rivoluzionaria, alla fine non è stato applicato. Francamente è difficile vedere cosa di positivo abbia prodotto il governo Bassolino in anni di amministrazione prima cittadina e poi regionale. Tutto ciò diventa ancora più farsesco se si considera che tra pochi mesi si voterà per rinnovare il consiglio regionale campano e che il Prc ha già raggiunto un’intesa con il Centrosinistra, come dichiarato su Liberazione del 12 Ottobre.
Negli ultimi giorni la situazione si è fatta ancora più tesa. La polizia continua a presidiare la città con 1.800 tutori dell’ordine del profitto e tra un settore della popolazione rischia di svilupparsi una certa frustrazione poiché la vertenza è attualmente in un momento di stallo.
In un momento delicato come questo deve esserci un maggiore coinvolgimento della popolazione nelle decisioni prese, con maggiori consultazioni nella base della protesta. È necessario, perché bisogna dare delle motivazioni e delle spiegazioni. Le lotte non procedono mai in modo lineare. Attualmente, è urgente ampliare la mobilitazione coinvolgendo altre zone, portando avanti la lotta e trasformando l’ampia solidarietà che c’è attorno a questa vertenza in sostegno militante.
Ogni città, ogni scuola, ogni azienda deve sapere cosa accade ad Acerra, deve solidarizzare e lottare assieme agli acerrani. C’è assolutamente bisogno di non lasciare isolata la vertenza ad Acerra e a qualche comune limitrofo. Ci sono altre zone colpite dall’emergenza rifiuti, possiamo riportarne solo alcune: Caivano, Aversa, Villa Literno, Ariano Irpino, Cellole… per non parlare dell’altro inceneritore che verrà costruito a S.Maria La Fossa, nella piana del Volturno (distante circa 40 km. da Acerra).
Si rischia il colpo di grazia definitivo all’ambiente di una zona enorme, con possibilità di inquinare campi, falde acquifere e atmosfera per decenni, se non per secoli. I dati sulla concentrazione di malattie nella zona A.S.I. (Area Sviluppo Industriale, comprende i comuni fra le province di Napoli e Caserta) sono terrificanti, parlano di centinaia e centinaia di casi di decessi per tumore e leucemia. Ma di fronte al profitto, si sa, i padroni e le istituzioni chiudono gli occhi e si turano il naso. È un business enorme, questi signori dalla “munnezza” ci ricaveranno denaro, tanto denaro. Oltre alla raccolta differenziata, e a un nuovo piano regionale, una soluzione per porre fine alla mostruosa giostra degli affari c’è, ed è la nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori e dei cittadini di tutto il ciclo dei rifiuti.
Se non si toglie ai padroni la possibilità di fare profitti con i rifiuti ogni proposta di uscita dall’emergenza sarà utopistica. La nazionalizzazione deve essere al centro di una discussione da sviluppare non solo ad Acerra ma anche in tutti i comitati di solidarietà alla lotta che devono iniziare ad estendersi ed ad orientarsi verso i posti di lavoro, le scuole e le università. Oltre a produrre nuovi posti di lavoro, il controllo democratico dei cittadini e dei lavoratori impedirebbe qualsiasi scempio ambientale effettuato solo per fare soldi, e questa rivendicazione scardinerebbe tutto il losco giro di interessi e di affari che sta unendo FIBE, istituzioni, centrodestra e centrosinistra.
Ad Acerra si può ancora vincere. E se si vince, si aprirà una nuova stagione di lotte sociali in Campania ed in Italia. Il 20 ottobre ci sarà un corteo nazionale contro l’inceneritore a Roma, in concomitanza con il ricevimento della delegazione acerrana a Palazzo Chigi e con il vertice mondiale delle aziende produttrici di inceneritori. Il corteo dovrà essere l’occasione per ampliare la vertenza. Ricordiamo ancora come a Scanzano Ionico si è vinto, coinvolgendo i lavoratori e gli studenti di un’intera regione nella lotta. Se riusciremo ad ampliare la lotta, si vincerà e non sarà più così facile giocare con la salute delle persone nell’interesse del profitto.
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