Coi congressi provinciali si è conclusa la prima fase del XXIII congresso della Fiom. Il documento Rinaldini e Cremaschi “Valore e dignità al lavoro” ha preso l’82%, quello di Nencini “Le ragioni del sindacato” il 18%. Iniziato a fine marzo, coi congressi nelle fabbriche, il dibattito è proseguito nelle prime tre settimane di maggio coi congressi provinciali.
Come è noto il gruppo dirigente della sinistra sindacale ha deciso di schierarsi col segretario Rinaldini per contrapporsi al documento della destra della Fiom, che fa riferimento a Nencini. La scelta è coerente con quanto fatto in questi anni dalla sinistra nella categoria. In quasi nulla Cambiare rotta si è distinta dalla maggioranza nella politica, nella prospettiva e nella strategia.
Il documento Rinaldini era moderato nei contenuti e, come in altre occasioni abbiamo spiegato sulle pagine di questo giornale, non molto differente da quello di Nencini sulle questioni fondamentali.
Da qui l’esigenza per diversi delegati e lavoratori iscritti alla Fiom di presentare, dopo che la proposta è stata respinta dai leader di Cambiare Rotta, un documento alternativo dal basso.
Alla fine per ragioni legate alle limitazioni del regolamento congressuale questo si è concretizzato nella presentazione di un emendamento corposo alla premessa del documento Rinaldini, che proponesse al dibattito una posizione di difesa intransigente degli interessi dei lavoratori.
Nonostante gli scarsi mezzi per farlo conoscere e le pressioni esercitate dall’apparato sindacale contro di noi, l’interesse dimostrato verso l’emendamento che abbiamo presentato è stato superiore alle più rosee aspettative.
Sono diverse le fabbriche importanti dove l’emendamento è passato ottenendo ottimi risultati.
È il caso di Modena dove l’emendamento ha preso ben il 70% dei voti alla Ferrari e il 100% alla Smalti Modena, o di Bologna dove è passato al congresso provinciale prendendo il 76% all’Rcm, il 72% alla Minarelli e il 34% all’Ima. All’ST di Agrate Brianza, una delle maggiori fabbriche della Lombardia, l’emendamento è arrivato a prendere il 78% e il 47% alla Fincantieri di Marghera in Veneto. Mentre a Milano è stato presentato all’Amisco e alla Brollo Marcegaglia (100%), e all’Iqm (56%). Nei congressi provinciali l’emendamento ha raccolto 22 voti a Modena (con 10 astensioni), 10 voti a Milano (8 astensioni), 11 voti in Brianza e 5 a Bologna. Ancora non ci sono pervenute, mentre scriviamo, le informazioni su altre realtà di fabbrica e rispettivi congressi provinciali. In ogni caso stimiamo che in tutta Italia abbiano votato l’emendamento almeno 1.000 lavoratori. Si tratta di un risultato straordinario se si considera che non essendo un emendamento nazionale non poteva essere conosciuto e messo ai voti lì dove non c’era un iscritto della Fiom a presentarlo.
Abbiamo centrato il nostro obiettivo, far discutere i lavoratori su quale
Fiom vogliamo, partendo da un bilancio di quanto accaduto in questi anni e
soprattutto chiarendoci su quale piattaforma e con quali metodi di lotta e
strumenti democratici è necessario prepararsi per i gravosi compiti del futuro.
Infatti, anche se nei congressi poco se ne è parlato, in autunno scadrà la
parte economica del contratto dei metalmeccanici, e dovrà essere elaborata e
poi portata alla trattativa coi padroni una nuova piattaforma. E visti i
precedenti, la prossima volta bisognerà anche vincerla la battaglia per un
rinnovo
dignitoso.
Da questo punto di vista va fatto notare quanta similitudine c’è tra la lotta dei lavoratori di Melfi e quanto abbiamo spiegato nell’emendamento scritto oltre un mese prima che partisse la mobilitazione.
Se lì dove abbiamo avuto la possibilità di presentarlo, l’emendamento ha riscosso molto interesse tra i lavoratori, anche perché con un linguaggio comprensibile rispondeva all’esperienza vissuta da ognuno di noi nelle fabbriche, non possiamo dire che abbia riscosso altrettanta simpatia tra i funzionari e i dirigenti della Fiom, dai quali è stato visto come fumo negli occhi perché metteva in discussione una logica consolidata e burocratica di fare sindacato.
Va dunque registrato un atteggiamento spesso arrogante e antidemocratico di alcuni dirigenti nei confronti dei compagni che hanno presentato l’emendamento. La lista è lunga e non basterebbe tutto il giornale per citare gli episodi spiacevoli e le manovre burocratiche che hanno avvelenato il dibattito congressuale.
In molti casi si è cercato di impedire la presentazione dell’emendamento sostenendo che non era accettabile perché chiaramente in alternativa al contenuto e al senso del documento Rinaldini nel suo complesso, opinione del tutto inconsistente in quanto devono essere i lavoratori ad esprimersi al riguardo e il regolamento non pone vincoli di sorta. In altri casi si è cercato di inquinare la votazione dell’emendamento pretendendo che ci fosse una votazione palese di tutti i lavoratori (quindi anche di quelli che avrebbero sostenuto il documento Nencini) prima di procedere alla votazione dei due documenti a scrutinio segreto. Qualcosa di simile è successa a Milano dove nel congresso provinciale è stata imposta la votazione degli emendamenti a tutta la platea dei delegati indipendentemente da quale documento avevano sostenuto. Solo la stanchezza dei delegati ormai stremati da due giorni di congresso ha permesso che le poche obiezioni presentate a questo metodo cadessero nel vuoto.
Comunque in generale dobbiamo prendere atto che chi ha deciso di sostenerci nei congressi ha dimostrato il coraggio e lo spirito giusto per candidarsi in futuro a essere tra i promotori di una rinnovata opposizione di classe nella Fiom, soprattutto nel caso in cui i dirigenti di Cambiare Rotta decidano, come si vocifera, di sciogliere la sinistra sindacale.
Chi ha sostenuto questo emendamento si è messo decisamente su una strada difficile e in salita e ha dimostrato di avere a cuore solo gli interessi della classe operaia indipendentemente da quanto questa presa di posizione avrebbe posto degli ostacoli per entrare a far parte dei futuri organismi dirigenti della Fiom.
Le ritorsioni da parte dell’apparato ci sono state e ci saranno: non solo non ci sorprendono, ma ne andiamo anche orgogliosi perché non c’è modo di lottare per gli interessi operai senza lottare anche contro la burocratizzazione nel sindacato. Siamo francamente stanchi delle tante “opposizioni di sua maestà” che in alcuni casi si dichiarano marxiste e leniniste ma che hanno introiettato la stessa logica opportunista della burocrazia e che difatto non hanno presentato emendamenti di alcun tipo al congresso per timore che questo li sfavorisse nella scalata agli organismi.
Rivendichiamo il nostro diritto a essere rappresentati adeguatamente negli organismi della Fiom in proporzione al sostegno ottenuto ma sia chiaro che per ottenere questo non siamo disposti, come altri, a fare pasticci o accordi sottobanco con nessuno.
C’è stato qualche funzionario che ci ha “minacciati” dicendo che a causa della nostra coerenza ci saremmo “giocati” il posto nel Comitato centrale della Fiom. A questi compagni abbiamo una risposta semplice da dare: la dignità politica e l’appoggio raccolto dal nostro emendamento danno pieno diritto alla nostra posizione di essere rappresentata nel massimo organismo dirigente della Fiom e per questo ci batteremo fino in fondo. Se poi questo elementare diritto venisse negato, non dubitate che avremo modo di far discutere i lavoratori anche su questo. È finita l’epoca delle manovrette condotte nei corridoi, lontano dagli occhi dei lavoratori. Anzi, per quanto ci riguarda quest’epoca non è mai cominciata. La nostra battaglia l’abbiamo fatta come sempre a viso aperto di fronte ai lavoratori. Aspettiamo con ansia di vedere se altri faranno altrettanto…
In ultima analisi sono decisivi i progressi che abbiamo fatto e che faremo nelle fabbriche, nelle Rsu, nelle piazze e negli scioperi che inevitabilmente sconvolgeranno il paese nei prossimi mesi ed anni.
Rimandiamo a dopo il congresso nazionale un bilancio più esaustivo. Pensiamo comunque fin da ora che ancora una volta la Fiom ha perso l’occasione di usare il congresso per confrontarsi seriamente coi lavoratori e non per redistribuire cariche.
Invitiamo tutti i lavoratori interessati a richiederci il testo dell’emendamento e a farci sapere le loro opinioni unendosi a noi nelle battaglie future. Il congresso sta per chiudersi ma la lotta continua e partiremo dalla piattaforma contenuta nel nostro emendamento per prepararci alle vertenze future lavorando allo stesso tempo alla costruzione in Fiom e in Cgil di un’autentica sinistra di classe che espella le logiche burocratiche e si faccia interprete delle esigenze più profonde della nostra classe.
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