Venezuela: a due anni dal fallito colpo di Stato

Il Presidente Chavez appoggia l’appello
“Giù le mani dal Venezuela”

di Roberto Sarti

L’appello in solidarietà alla rivoluzione bolivariana, lanciato a livello internazionale dalla redazione del sito web “In defence of Marxism” sta riscuotendo un successo straordinario. In Pakistan più di cinquanta deputati hanno sottoscrito il testo! Ma la novità più rilevante è costituita dall’appoggio pubblico dato alla campagna dal Presidente della Repubblica, Hugo Chavez Frias.

Il 21 marzo durante la sua trasmissione settimanale, Alò Presidente, Chavez ha letto interamente l’appello e ha spiegato che i sostenitori di In Defence of marxism erano gli organizzatori di questa campagna. Ha citato Manzoor Ahmed, uno dei deputati marxisti presenti nel Parlamento Pakistano, e molti dei sottoscrittori dell’appello, tra cui numerosi italiani. Poi ha passato la lista dei nomi in calce al testo al Ministro degli Esteri e ai funzionari del dipartimento delle relazioni internazionali, dandogli il compito di mettere in contatto i firmatari con tutti i sostenitori della rivoluzione bolivariana nel mondo. Si è compiaciuto del fatto che sempre più esponenti delle varie tendenze di sinistra a livello internazionale stanno cominciando a comprendere che la rivoluzione bolivariana si inserisce nella lotta comune contro il neoliberismo.

Durante la stessa trasmissione ha tenuto in mano per tutto il tempo una copia in lingua spagnola de “La rivolta della ragione”, che uno degli autori, Alan Woods (direttore del sito “In defence of marxism”) gli aveva spedito. Ha consigliato la lettura del libro, citando un estratto della parte sulla fisica dove si spiega la necessità di un catalizzatore per accelerare i processi molecolari nella fase di transizione nel cambiamento da uno stadio fisico all’altro. Ha letto anche la lettera scrittagli da Alan Woods per presentare il libro, dove si sottolineava il fatto che La rivolta della ragione fu pubblicato nel 1995, vale a dire in un periodo dove si era scatenata una offensiva in grande stile da parte della borghesia contro le idee del socialismo.

L’incontro mondiale di Caracas

Questo è solo un esempio della crescente influenza delle idee del marxismo in Venezuela

Dal 13 al 15 aprile a Caracas si è tenuto il Secondo Incontro Mondiale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Le date sono particolarmente significative, poiché coincidono con il secondo anniversario del fallito colpo di stato, sconfitto dall’insurrezione popolare. A questi tre giorni di dibattiti e manifestazioni pubbliche, inaugurate e concluse dal Presidente Chavez, hanno partecipato migliaia di giovani e lavoratori. Esponenti molto conosciuti della sinistra e del movimento operaio hanno dibattuto nei seminari e nelle assemblee, tra cui Hebe de Bonafini, delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, Evo Morales del Mas boliviano, Eric Touissant di Attac e Bernard Cassen di Le Monde Diplomatique, Marta Harnecker e tanti altri. Fra i principali relatori c’erano anche Alan Woods, direttore responsabile di “In defence of Marxism”, il deputato marxista Manzoor Ahmed, la segretaria nazionale del Sindicato de Estudiantes in Spagna, Miriam Municio. I tre compagni hanno partecipato a diverse assemblee pubbliche della Corrente Marxista Rivoluzionaria, di cui El Topo Obrero, a favore del quale stiamo portando avanti qui in Italia una campagna di solidarietà, è l’organo principale. Lo scorso 18 aprile Alan Woods, Miriam Municio, Manzoor Ahmed e Jorge Martin sono apparsi in televisione, sempre in Alò Presidente, pubblicizzando insieme a Chavez la campagna di solidarietà “Giù le mani dal Venezuela” e il sito web “In defence of Marxism”. Questa trasmissione domenicale è seguita da milioni di persone.

I pericoli della controrivoluzione

All’interno della società venezuelana lo scontro prosegue ed è sempre più feroce. L’opposizione sta continuando nella sua strategia di ricorsi e controricorsi riguardo al referendum revocatorio nei confronti di Chavez. Come abbiamo spiegato nell’opuscolo che pubblicizziamo in questa pagina, la controrivoluzione non ha raggiunto affatto le firme necessarie, ma sta usando i mass media e i suoi uomini all’interno dei tribunali e dell’apparato statale per denunciare anche a livello internazionale la presunta mancanza di democrazia del governo chavista. Il governo colombiano ha un ruolo importante in questa strategia, dato che confina col Venezuela. La Colombia ha più volte incitato gli altri paesi del Sud America ad intervenire militarmente in Venezuela per il “ripristino della democrazia”. La Colombia è ad oggi il miglior alleato degli Stati Uniti in America Latina e questo livore non è affatto casuale. Il Centro Carter e l’Istituto nazionale per la Promozione della Democrazia (ambedue con sede a Washington) si sono già schierati con l’opposizione.

Chavez nel suo discorso per l’anniversario del fallito colpo di Stato ha affermato che “difficilmente potrà tornare un altro undici di aprile, come è difficile che l’oligarchia venezuelana possa trovare domani o dopodomani un gruppo di traditori come quelli che abbiamo conosciuto”. (Venpres, 15/04/2004)

Concordiamo col Presidente rispetto al pericolo immediato di un nuovo colpo di stato. Ma di questo è cosciente anche l’opposizione, che infatti si sta preparando per un momento più opportuno.

C’è chi, all’interno del movimento bolivariano, consiglia Chavez di non spingersi troppo in là, “per non provocare la reazione degli Usa”. La realtà è che l’unico modo per accontentare Bush e compagnia sarebbe per Chavez quello di dimettersi e consegnarsi spontaneamente alle autorità di Washington. La salvezza per la rivoluzione in Venezuela non è quella di moderare le riforme sociali, ma di approfondirle. Il potere economico è ancora nelle mani dei latifondisti e dei capitalisti che non possono accettare di concedere nemmeno le briciole alle classi oppresse del Venezuela.

Per questo bisogna attuare e generalizzare l’appello di Chavez di fronte a un gruppo di operai che stanno occupando delle fabbriche abbandonate dai padroni: “Qui dovete prendere il potere, vi aiuteremo ad avere l’acqua, l’elettricità e i macchinari. Dovete armarvi per difendere gli impianti… vi daremo il permesso di portare le armi con voi”. (pubblicato in www.aporrea.org 19-04-2004)

Il processo rivoluzionario deve appunto andare fino in fondo, espropriare i grandi capitalisti e le multinazionali e lanciare un appello alle masse del resto dell’America Latina per estendere la rivoluzione. Per questo la dedizione, la capacità di sacrificio e l’eroismo delle masse dimostrato più volte in questi ultimi due anni è necessario ma non basta. Il movimento ha bisogno di un metodo, un’analisi e un programma.

Il ruolo indipendente della classe operaia in questo processo è fondamentale. All’interno del processo rivoluzionario convivono diverse tendenze che in ultima analisi rappresentano interessi di classe e di settori diversi all’interno della società.

Lo stesso Chavez spesso si esprime in modo contraddittorio. Ripone illusioni in un programa democratico e nazionalista, di indipendenza dall’imperialismo, che però non può essere applicato se non scontrandosi con la stessa borghesia venezuelana che è legata a doppio filo agli Usa.

L’unica garanzia per i lavoratori è costruire un partito che sia in grado di abbattere il capitalismo gettando le basi materiali per soddisfare i bisogni delle masse venezuelane.

I marxisti raggruppati intorno alla Corrente Marxista Rivoluzionaria con le sue riviste El Topo Obrero e El Militante lavorano per questo obiettivo. Il compito di tutti gli attivisti qui in Italia è aiutarli a raggiungerlo.

 

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