Uniti possiamo battere la
Moratti!
Il decreto di
attuazione della Riforma Moratti che di fatto abolisce il tempo pieno nelle
scuole elementari e medie inferiori ha conseguenze durissime sia per gli
insegnanti (che rischiano un’impressionante ondata di esuberi) che per le
famiglie proletarie (in cui i genitori lavorano e non possono certo tenere i
figli al pomeriggio). A questo si va a sommare un disegno di legge che
costringe i ricercatori universitari a rimanere lavoratori precari ad oltranza.
di Francesco Bavila (coordinamento nazionale
Csp-Csu)
Di fronte a questi
attacchi particolarmente pesanti, si è sviluppato un movimento di vaste
proporzioni che ha visto scendere in lotta i lavoratori delle scuole e delle
università. Il 28 Febbraio a Roma decine di migliaia di insegnanti e genitori
hanno manifestato contro la Riforma Moratti, mentre il 4 marzo i ricercatori
universitari hanno dato vita ad assemblee e cortei interni negli atenei di
diverse città. Per il 26 di marzo, inoltre, è stato proclamato uno sciopero
dell’istruzione di 8 ore.
Estendere ed
unificare la lotta
Queste lotte, ognuna nel
proprio ambito, hanno dimostrato partecipazione e combattività, ma questo non
basta. Se queste mobilitazioni rimarranno divise le une dalle altre non avranno
nessuna possibilità di vincere. Il compito principale del sindacato in questo
momento dovrebbe essere quello di unificare tutte le proteste per creare un
unico fronte di lotta dalle elementari all’università. Dobbiamo inoltre
prendere atto che molti settori non sono stati ancora toccati da questo
movimento. Gli insegnanti delle superiori sono rimasti ai margini; in diversi
atenei non ci sono state iniziative; il movimento studentesco è stato
completamente assente. Per questo é fondamentale estendere la lotta a tutti i
livelli. Ogni città e ogni singolo luogo di studio devono essere coinvolti,
tutti i lavoratori della pubblica istruzione devono essere compatti e la
Cgil-Scuola deve fare un appello chiaro agli studenti perché prendano parte a
questa mobilitazione. L’attacco che oggi colpisce i lavoratori delle
elementari, domani colpirà anche le scuole superiori. Ad un attacco generale
dobbiamo rispondere con una lotta generale.
Questo è oggi più che mai
alla nostra portata: abbiamo un’occasione straordinaria nel futuro sciopero
generale dell’istruzione. La convocazione dello sciopero generale è sicuramente
un passo avanti nello sviluppo della mobilitazione, perché si passa ad una fase
più concreta con il blocco della didattica e degli istituti per una giornata.
Ma ancora non è sufficiente per vincere la partita. Lo hanno dimostrato gli
scioperi generali svolti negli ultimi anni contro il governo. Scioperi anche
molto partecipati, ma che non hanno sconfitto Berlusconi. Se vogliamo che
questo sciopero sia incisivo ed efficace è necessario sviluppare metodi di
lotta e parole d’ordine all’altezza della situazione.
La Moratti se ne
deve andare
Non riusciremo mai a
mandare a casa la Moratti, se non saremo in grado di paralizzare completamente
le scuole e le università. Per farlo è necessario costruire un clima di
conflittualità in ogni istituto e in ogni ateneo. Già prima d’oggi a livello
nazionale centinaia di scuole elementari e medie inferiori sono state occupate
simbolicamente: è necessario passare da occupazioni simboliche ad occupazioni
reali, che vedano in prima linea anche gli studenti. Bisogna ricorrere a
strumenti di lotta come il blocco della didattica e il blocco degli scrutini.
In poche parole è necessario che il sindacato sviluppi attorno allo sciopero una
campagna politica a 360 gradi, spiegando chiaramente che c’è la possibilità di
far cadere la Moratti e mandare a monte una volta per tutte i progetti di
privatizzazione e distruzione della scuola pubblica. E’ proprio questa campagna
che ci proponiamo di condurre tra gli studenti come Comitato in difesa della
Scuola Pubblica (Csp).
Contro la scuola dei
ricchi, per un reale diritto allo studio
Assume un’importanza
decisiva anche la piattaforma di rivendicazioni da portare avanti, perché è
sulla base di quest’ultima che ci giochiamo la possibilità di attrarre i
settori non ancora coinvolti.
Proprio per questo motivo
ci sembra importante evidenziare come la piattaforma della direzione della Cgil
per il corteo del 28 Febbraio contenesse gravi limiti. Quella piattaforma,
infatti, rivendicava l’Autonomia delle scuole e il federalismo solidale. Non
possiamo avere nessuna illusione né nell’Autonomia Scolastica approvata dal
Centrosinistra, che altro non è che il primo passo nel processo di
privatizzazione della scuola pubblica; né nei progetti federalisti, spesso
sponsorizzati dalla stessa Confindustria, con lo scopo di tagliare la spesa
pubblica.
Difendere il tempo pieno e
chiedere il ritiro della Riforma Moratti costituisce la base di questa
mobilitazione, ma non possiamo limitarci a difendere la scuola così com’è, con
tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni: un’istruzione sempre più di élite,
con costi di studio talmente alti che la rendono accessibile ai soli figli dei
ricchi, istituti privi di finanziamenti e abbandonati a sè stessi, condizioni
inaccettabili di precariato per il personale delle università e insegnanti
delle scuole, negazione dei diritti democratici per lavoratori e studenti…
Partendo da questa situazione di sfascio, l’intero movimento si deve dotare di
un programma di rivendicazioni chiaro che ponga al centro il rifiuto di
qualsiasi progetto di privatizzazione e la rivendicazione di un’istruzione
realmente accessibile a tutti e di qualità per chi ci lavora.
Infine gli attacchi contro
i lavoratori della scuola e contro il diritto alla pensione provengono dallo
stesso governo: lo sciopero generale non può avere altra parola d’ordine
unificante che la caduta del governo Berlusconi. O la direzione Cgil
rivendicherà con forza questa parola d’ordine oppure ancora una volta gli
sforzi di centinaia di migliaia di lavoratori verranno frustrati.