Continua la lotta
all’università
Per un coordinamento
delle lotte democratico e combattivo
Nell’ultimo mese
abbiamo assistito ad una serie di mobilitazioni che hanno coinvolto l’intero
mondo universitario. La settimana che è appena trascorsa ha segnato un salto di
qualità nella lotta: infatti il 4 marzo quasi tutte le facoltà italiane hanno
dato vita ad un blocco totale della didattica, seguito dall’organizzazione di
assemblee che per la prima volta hanno visto la partecipazione, seppur
discreta, degli studenti. Nonostante ciò diversi sono ancora i limiti di questa
protesta e se vogliamo realmente conseguire una vittoria dobbiamo analizzarli
e, se possibile, eliminarli.
di Pietro Di Nardo - Csu Napoli
Unità
studenti-lavoratori
Il primo e forse più importante
limite è che la mobilitazione si stia sviluppando ancora a macchia di leopardo
e non riesca a coinvolgere la grande maggioranza delle università; il secondo è
che non ci sia ancora una struttura che sviluppi una piattaforma realmente
rappresentativa della volontà della maggioranza. Coinvolgere nella lotta tutti
i settori del mondo universitario non è una condizione facoltativa, ma
assolutamente necessaria per arrivare ad una vittoria.
In questo senso sarebbe
necessario che tutte le piattaforme dei comitati e coordinamenti dei
ricercatori universitari contenessero un chiaro riferimento alle condizioni
degli altri lavoratori dell’università e degli studenti. Una piattaforma che
voglia unificare realmente il fronte di lotta deve chiedere con forza il ritiro
immediato della Riforma Zecchino che in tre anni ha peggiorato sensibilmente le
condizioni di vita degli studenti; deve opporsi alla privatizzazione del
diritto alla studio e deve dire no ad ogni forma di precariato, rivendicazione
quest’ultima, fondamentale per unire la lotta dei ricercatori a quella del
personale Ata nelle università che ormai da anni vivono di lavoro
precario.
Una struttura che
rappresenti ed allarghi la lotta
In quest’ultimo periodo si
susseguono, in molte facoltà, una miriade di assemblee e ovunque nascono
coordinamenti o comitati che rischiano di assumere un profilo autoreferenziale
o di fratumare involontariamente le lotte in mille iniziative convocate da ogni
comitato. Abbiamo sicuramente bisogno di una struttura di coordinamento che non
si limiti ad autoproclamarsi rappresentativa ma che lo sia veramente: abbiamo
bisogno di coordinamenti democraticamente eletti a livello locale e nazionale
fatti da ricercatori, studenti e personale Ata. In ogni assemblea di facoltà
dovrebbero essere eletti dei delegati, revocabili in ogni momento dalle stesse
assemblee, che diano vita ad una piattaforma rivendicativa espressione della
volontà delle assemblee.
Questo coordinamento, in
un primo momento, dovrebbe avere soprattutto il compito di unificare ed
estendere il fronte della lotta a tutte quelle università che fino ad ora non
si sono mosse. Ed in secondo luogo dovrebbe avere una funzione di spinta dal
basso, affinché la Cgil convochi attivi sindacali in tutte le università non
solo in vista dello sciopero del 26 Marzo, ma anche per l’organizzazione di
scioperi e blocchi delle didattica sistematici, che siano in grado di fermare
le università. Bisogna mettere la direzione della Cgil di fronte alle proprie
contraddizioni e chiedere che la lotta vada al di là dello sciopero del 26.
Tale sciopero è un passo avanti necessario ma non sufficiente per piegare il
Governo.
Il nostro obiettivo è
quello di ottenere l’immediato ritiro del Ddl Moratti e per questo il
Coordinamento dovrebbe chiedere che a gestire eventuali trattative siano i
delegati democraticamente eletti nelle varie università italiane.
Solo una gestione
democratica della lotta potrà portarci ad una vittoria evitando che venga
lasciata una delega in bianco ai dirigenti della Cgil. Se vogliamo vincere
dovremo unirci non solo a quei genitori e a quegli insegnanti che lottano in
difesa del tempo pieno, ma anche a quei lavoratori che quotidianamente
subiscono sulla propria pelle la distruzione di ogni forma di stato sociale e
la precarizzazione dei propri contratti. La sfida davanti a noi è questa:
garantire la massima partecipazione al prossimo sciopero generale e trasformare
tale data in un volano per far crescere lo stato di agitazione nelle
università. Avanti fino alla caduta della Moratti!